23/8/2026 – Apprendiamo dal Corriere Bologna di un’interrogazione del Partito Democratico al ministro della Giustizia Carlo Nordio contro i video di Paolo Bellini mandati via cellulare dal carcere di Padova, dove si trova all’ergastolo con l’aggiunta di un isolamento afflittivo in esecuzione delle sentenze passate in giudicato per la strage alla alla stazione di Bologna. Video l’ultimo dei quali pubblicato da Reggio Report insieme a una relazione tecnico visiva indipendente secondo cui in base a un esame accurato sarebbe impossibile stabilire che l’uomo coi baffi del filmino Polzer sia Paolo Bellini, pur riconosciuto come tale fra vari tentennamenti dalla ex moglie Maurizia Bonini.
L’interrogazione, dai toni fragorosi, è firmata da una batteria di autorevoli deputati del Partito Democratico: in testa la correggese Ilenia Malavasi seguita da Andrea Rossi, Debora Serracchiani, Andrea De Maria, Stefano Vaccari, Ouidad Bakkali, Maria Cecilia Guerra. Vi si si sottolinea che i video “sono stati girati nella sala colloqui del carcere di Padova, inviati a «Reggio Report» attraverso l’avvocato Antonio Capitella e pubblicati anche su Youtube”. E si arriva a chiedere un’ispezione nel carcere di Padova “per accertare eventuali responsabilità“.
A questo punto conviene citare il Corriere Bologna, considerato che il vostro Reggio Report e tanto meno il suo direttore, da molto tempo nel libro nero del Pd, non hanno ricevuto alcun testo.
Nell’interrogazione, spiega la prima firmataria, la deputata dem reggiana Ilenia Malavasi, si parla di «dichiarazioni pubbliche su giudici e testimoni dal tenore intimidatorio» e si chiede di «fare immediata luce sulle modalità con cui il pluricondannato Paolo Bellini, esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e attualmente detenuto a Padova, abbia potuto realizzare e far uscire dal carcere una serie di videomessaggi diffusi in questi giorni».
Nei filmati, sostengono i Pd, Bellini «commenta il processo a suo carico, attacca i magistrati che lo hanno condannato e definisce falsa la testimonianza dell’ex moglie Maurizia Bonini, elemento centrale per l’accertamento della sua responsabilità penale».
Malavasi non ha proprio dubbi: «Siamo di fronte a fatti di eccezionale gravità e dal forte impatto sull’opinione pubblica, ed è inaccettabile che un soggetto condannato in via definitiva per un delitto di strage possa veicolare all’esterno del carcere messaggi che assumono contorni chiaramente intimidatori nei confronti dei magistrati e dei testimoni che hanno contribuito alla verità processuale». Sul punto, la parlamentare ricorda che «l’ordinamento penitenziario disciplina in modo rigido le comunicazioni dei detenuti proprio per tutelare la sicurezza e l’ordine e prevenire forme di pressione indiretta».
A Nordio, aggiunge Malavasi, «abbiamo chiesto se sia a conoscenza dei fatti ed eventualmente se tali registrazioni all’interno della struttura di Padova siano state autorizzate, quali controlli siano stati svolti sulla produzione e sull’uscita dei video, se la diffusione di giudizi denigratori verso magistrati e testimoni possa configurare rilevanza disciplinare o penale e se non si ritenga indispensabile disporre un’ispezione nel carcere di Padova per accertare eventuali responsabilità».
L’interrogazione conclude con un riferimento al famigliari delle vittime della strage: “Il loro dolore e la loro dignità non possono continuare a essere offesi e calpestati da chi, fuori e dentro le istituzioni, insiste a rimescolare nel torbido per sottrarsi alle proprie responsabilità”. Una considerazione veramente sopra le righe, perchè il loro dolore e la loro dignità vengono calpestati da chi opera da decenni per occultare verità e ricerca dei verri responsabili della strage, oltre che per pilotare politicamente i processi, anche con pressioni pubbliche sui magistrati.

Posto che i parlamentari delle Repubblica, deputati e senatori, possono dichiarare ciò che vogliono nei loro atti ispettivi, affermare che Bellini nei suoi messaggi abbia intimidito magistrati e testimoni è una evidente stupidaggine: è sufficiente vedere ed ascoltare il video per esserne certi.
Scelta, a nostro parere, non involontaria, ma finalizzata a far tacere Paolo Bellini, che nel video che abbiamo pubblicato nnon fa altro che riproporre istancabilmente (fanno testo le lettere dal carcere) temi e questioni liquidate o semplicemente ignorate nei processi, citando intercettazioni e atti giudiziari, oltre a ricostruzioni inoppugnabili, ma scomode e lasciate accuratamente fuori dall’orizzonte dei processi cosiddetti “ai mandanti” (come la questione della fallita ricucitura del Lodo Moro, un vero incubo per il Partito Democratico emiliano).
I deputati dem hanno perso un’altra buona occasione per togliersi i paraocchi ed esaminare come si conviene l’ultimo, clamoroso esame tecnico-visivo sul ragazzo con zazzera, baffi e crocifisso del filmino Polzer. Così come hanno sempre taciuto sui buchi dei processi e la negazione delle prove che scagionano Bellini, a cominciare dall’orologio della donna che esce dalla stazione, prova addirittura cancellata a metà del processo d’appello.
Così come hanno sempre taciuto, pur sapendo come stanno le cose, su Bellini aggregato al gruppo “amici di Piccoli“, sui motivi per cui un servitore dello Stato come il Procuratore di Bologna Ugo Sisti era alla Mucciatella la mattina del 4 agosto 1980, e sull’incontro – documentato dalla Digos pochi giorni dopo la strage – tra Bellini-Da Silva e Thomas Kram (nel gruppo del terrorista internazionale Carlos, e che era in stazione a Bologna il 2 agosto) all’hotel Lembo di Bologna nel febbraio 1980.
L’interrogazione conferma l’esistenza di un giogo politico sui processi, e che si deve impedire a tutti i costi di indagare sulla verità negata. Per questo Paolo Bellini va messo a tacere una volta per tutte: in questo senso il messaggio dei deputati Pd assume, per chi lo vuol vedere, un significato sinistro.
bru
26/08/2026 alle 13:29
Prima di domandarsi se vi sia qualcosa di illecito o di riprovevole nella realizzazione di una videochiamata dal carcere in cui un detenuto afferma la sua innocenza, sarebbe utile chiedersi se il messaggio trasmesso da Paolo Bellini contenga o meno le affermazioni minacciose o ingiuriose segnalate dall’onorevole interrogante
Ebbene chiunque voglia ascoltare le parole di Bellini pubblicate su youtube non potrà che riscontrare la semplice e persino banale volontà di un uomo di affermare la propria innocenza senza mai scadere in volgarità od espressioni violente ed oltraggiose.
Afferma l’interrogante che Bellini “definisce FALSA la testimonianza dell’ex moglie Maurizia Bonini”.
Oddio, esiste forse un modo di affermare la propria innocenza definendo VERA la testimoniamza della Bonini?
La verità è che non vi è traccia negli audio di alcuna minaccia a testimoni e magistrati. Meno che mai si scorgono fraseggi che potrebbero interpretarsi come forme di intimidazione a chicchessia. I toni sono sempre pacati e misurati come è sempre stato in tutte le sue uscite pubbliche: nelle udienze processuali, nelle lettere dal carcere e, infine, in questi ultimi messaggi video.
Ma l’interrogante non lamenta soltanto l’inesistente aggressività del condannato all’ergastolo. Contesta anche le modalità con cui il video è divenuto pubblico invitando il ministro Nordio a verificare se vi sia stata una qualche violazione all’ordinamento penitenziario da parte degli operanti nel carcere di Padova.
Al cospetto di una miriade di casi in cui i media hanno dato voce a detenuti in carcere, spesso ergastolani, stupisce che un messaggio totalmente ignorato dai media susciti una reazione che approda in parlamento.
Di recente abbiamo avuto le interviste in carcere ai componenti della uno bianca, a Massimo Bossetti e molti altri. Clamorosa per l’eco mediatica l’intervista delle Iene ad Alberto Stasi, per giunta sostenuta da una inchiesta della redazione tesa a dimostrare la fallacia della sentenza di condanna.
Pari attenzione è stata dedicata ai detenuti politici. Come non ricordare l’attenzione dedicata al caso Sofri e persino ai supposti corresponsabili per la strage di Bologna Mambro e Fioravanti, all’epoca spesso ospiti di stampa e tv per interviste dal carcere, pure ad opera di giornalisti di grande fama e prestigio, fra tutti Sergio Zavoli.
Perché, allora, un modesto video autoprodotto con i modesti mezzi di una videochiamata COMPLETAMENTE PRIVA delle lamentate intimidazioni ai magistrati, incorre nella rabbiosa denuncia da parte dei firmatari dell’interrogazione al ministro Nordio?
E non si tratta, si badi, della sola pattuglia di deputati che ha sottoscritto l’interrogazione. Si tratta di tutti i media nazionali che in modo acritico hanno parlato di minacce, intimidazioni e persino di inverosimili messaggi in codice da parte di Bellini.
Paolo Bellini, il fascista sconosciuto ai fascisti, è l’unico fra i condannati per strage (pure essi ignari della sua esistenza) ad essere stato al contempo IMPUTATO e TESTIMONE dei fatti connessi alla strage di Bologna.
Al processo di appello Bellini ha rotto il silenzio parlando del ruolo avuto nella vicenda.
Il racconto non è piaciuto. Non ai magistrati, non ai media, non ai politici.
Tutti insieme cercheranno di impedirgli di parlare.
Chi può non lasci solo Bellini.