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Strage di Bologna, clamorosa “anomalia” nel filmino Polzer
Manca il 44% dei fotogrammi sul giovane coi baffi: perché?
Perizia su volto di Bellini: “Non è possibile individuarlo in quel soggetto”

E Bellini parla in video dal carcere. ESCLUSIVO

Paolo Bellini parla dall’ergastolo di Padova

DI PIERLUIGI GHIGGINI

11/8/2026 – Strage di Bologna: una inedita perizia tecnico visiva sul filmino Polzer potrebbe mettere radicalmente in discussione la conclusione, passata in giudicato con la sentenza di Cassazione, che l’uomo con i baffi ripreso alla stazione di Bologna un paio di ore dopo l’esplosione e la strage del 2 agosto 1980, sia Paolo Bellini. 

Il direttore di Reggio Report ha ricevuto nei giorni scorsi dallo stesso Paolo Bellini la prima relazione sulla nuova analisi realizzata da specialisti indipendenti, perizia al momento non forense, e comunque improntata a un elevato tasso di prudenza

Bellini, ora all’ergastolo a Padova a seguito della condanna definitiva – ma ritenuta ingiusta da analisti, giuristi e osservatori, e  basata su una “concatenazione di indizi” che assomiglia a un castello di carte sullo sfondo di un affresco ideologico formulato a priori – parla anche attraverso un nuovo video, sempre consegnato a Reggio Report tramite l’avvocato Capitella, e che proponiamo in questo stesso articolo, integralmente e senza interpolazioni. 

LA RELAZIONE TECNICO VISIVA SUL FILMATO POLZER

Parliamo dunque di un‘analisi sul filmato Polzer “in rapporto alla presunta identificazione di Paolo Bellini”, che Reggio Report pubblica per la prima volta e in esclusiva.

La relazione tecnico-visiva – si legge in premessa – “esamina il filmato Polzer e i materiali di confronto disponibili allo scopo di verificare quali elementi osservabili siano utilizzabili in un confronto prudenziale con le immagini attribuite a Paolo Bellini.  Il documento non formula un’identificazione personale: organizza dati osservabili, limiti tecnici e verifiche ripetibili”.

Da qui una lettura su tre livelli: “Ogni punto cardine parte da una sintesi immediata, prosegue con una spiegazione più approfondita e termina col supporto tecnico scientifico documentato”.

I punti cardine della relazione sull’immagine del presunto Bellini del filmino Polzer sono:

  1. Il pendente a forma di croce con bracci ortogonali
  2. Riflessi luminosi e leggibilità delle eventuali lavorazioni interne
  3. Volto e morfologia apparente 
  4. Cicatrice e capacità del filmino Polzer di conservare informazione visiva a scala fine 
  5. Capigliatura 
  6. Baffi
  7. Limiti del matgeriale disponibile e gerarchia delle fonti
  8.  Sintesi conclusiva.

LE CROCI: UN CONFRONTO CHE NON REGGE

Reggio Report passerà in rassegna questi materiali in più articoli.

Qui intanto esaminiamo il lavoro di confronto tra una delle croci sequestrate a Maurizia Bonini e quella indossata dall’uomo con i baffi che guarda verso il vagone (circa due ore dopo l’esplosione, come attestato dall’orologio al polso della donna alle sue spalle che esce dalla stazione).

La croce sequestrata nel 2019 e il pendente del filmino Polzer


Scrivono gli analisti: “Nei fotogrammi più leggibili, il pendente indossato dal soggetto del filmato Polzer presenta una sagoma apparentemente compatibile con una croce con bracci ortogonali. Nei migliori derrvati leggeri esaminati, tale sagoma tende a risultare più compatta rispetto alla croce squadra con bracci ortogonali sequestrata n.1. La differenza ricorre in più immagini e deve essere considerata nella valutazione della compatibilità morfologica tra i due oggetti”. 

Appare con evidenza anche una differenza non trascurabile nelle dimensioni delle croci: “Nei materiali del filmato Polzer il rapporto apparente tende a essere inferiore nei derivati leggeri più leggibili. La misura (1.61 cm. per la croce sequestrata, ndr) la misura deve essere interpretata con cautela, perché l’inviluppo luminoso può variare in funzione di riflessi, sfocatura, movimento, inclinazione dell’oggetto e soglia utilizzata per eliminare i margini”.

Prima conclusione: “Il dato non autorizza una esclusione automatica. Tuttavia, la ricorrenza della tendenza in più immagini impedisce di considerare acquisita l’equivalenza tra i due oggetti e richiede una valutazione autonoma della loro compatibilità morfologica”.

Paolo Bellini giovane, con la medaglietta

Insomma, in base al materiale disponibile non si vede una corrispondenza tra la croce al collo del presunto Bellini e quella sequestrata a Maurizia Bonini nella perquisizione avvenuta il 10 luglio 2019: quella, per intenderci, in rilievo come uno “scubidu”, come affermato nelle intercettazioni.

Posto che Paolo Bellini ha sempre sostenuto di non aver mai portato crocifissi, bensì delle medagliette tonde – come del resto confermano diverse vecchie immagini –  alla luce di questa relazione appare particolarmente rilevante la decisione del Tribunale di Bologna di conservare agli atti i crocifissi e le fotografie sequestrate nel 2019. 

Nel marzo scorso, infatti, la Procura di Bologna ne aveva chiesto la distruzione: richiesta quanto mai sconcertante, trattandosi di reperti che hanno concorso a determinare una condanna all’ergastolo passata in giudicato. 

Ma il Tribunale, con ordinanza del 14 aprile, si pronunciato per la confisca, ma ha respinto la richiesta di eliminazione definitiva dei reperti “non apparendo opportuna la loro distruzione”, e ordinando di conseguenza “l’allegazione dei due crocifissi e delle sette fotografie al fascicolo del dibattimento”.  

Un atto che importante ma che curiosamente non è trapelato ai media: a metà luglio lo ha reso noto lo stesso Bellini in una nuova lettera a Reggio Report , e i suoi legali hanno confermato la notizia.

Vale la pena qui sottolineare che anche a Caltanissetta è stata chiesta l’archiviazione  per Bellini nel nuovo processo sugli attentati a Falcone e Borsellino. Richiesta su cui si deve ancora pronunciare il Gip. 

IL VOLTO E LA MORFOLOGIA DEL SOGGETTO DEL FILMINO POLZER

Esaminiamo ora per sommi capi (rinviando gli approfondimenti ad altri articoli) la parte della relazione tecnico-visiva riguardante il volto e la morfologia apparente del pseudo Bellini del filmino Polzer.

”L’esame dei fotogrammi del filmino Polzer consente una descrizione prudente della morfologia apparente  del volto del soggetto ripreso, ma non permette di formulare un’identificazione individuale certa. La qualità della fonte, la ridotta dimensione del volto nei fotogrammi, il movimento, la messa a fuoco e le variazioni di illuminazione impongono di distinguere gli elementi osservabili con una certa continuità dai dettagli che non risultano leggibili in modo stabile e ripetibile”.

Il confronto tuttavia evidenzia elementi meritevoli di approfondimento, “purché siano distinti dalle variazioni prodotte dalle diverse condizioni di ripresa”. 

Considerazione, questa che vale in particolare per la cicatrice sotto il labbro: “La documentazione fotografica relativa a Paolo Bellini mostra, con evidenza variabile, una traccia visiva compatibile con la cicatrice nota nella regione sotto il labbro. Nei fotogrammi esaminati del Filmato Polzer non è stato possibile rilevare un segnale analogo in modo chiaro, stabile e ripetibile. Questo dato non dimostra da solo l’assenza materiale della cicatrice nel soggetto ripreso, ma costituisce un elemento meritevole di approfondimento”. 

Tanto più che l’expertise ha dimostrato, con l’ingrandimento di un soggetto collocato sullo sfondo del frame, che il Filmato Polzer ha la capacità di conservare informazioni visive a scala molto ridotta, e che comune tale capacità “non possa essere considerata automaticamente nulla”.  

Considerazionio simili valgono per la capigliatura del soggetto del Filmato , che nei fotogrammi selezionati, “appare relativamente distesa e aderente al profilo della testa”, mentre nelle fotografie di Paolo Bellini, invece, “essa appare frequentemente voluminosa e caratterizzata da una tessitura maggiormente crespa”.

E “anche i baffi devono essere valutati con prudenza: nei fotogrammi del filmato Polzer risultano percepibili come una massa tonale scura sopra il labbro superiore. Il confronto con le immagini documentali riferibili a Paolo Bellini può riguardare la presenza, l’ampiezza apparente e la distrribuzione generale della pilosità, ma non consente conclusioni autonome su dettagli fini o caratteristiche individualizzanti”.

Tirate le somme, “l’analisi non consente di formulare una identificazione personale certa del soggetto ripreso dal filmino Polzer”. ED anzi “evidenzia alcuni elementi che non possono essere considerati automaticamente risolti “come la compatibilità morfologica del pendenti, la soglia effettiva di conservazione dell’informazione visiva a scala fine, la regione sotto iol labbro, la capitalgiatura, l’aspetto generale dei baffi e la completezza della copia AVI disponibile”.

Quest’ultima notazione tecnica, cui la relazione dedica un esame specifico, introduce un elemento nuovo, quella che gli esperti definiscono “un’anomalia”, su cui è necessario andare bene a fondo, ma che suscita nell’immediato un interrogativo inquietante: la copia del filmino Polzer (l’originale a quanto pare non esiste più) è stata manipolata?

La questione, sempre con i doverosi punti interrogativi, viene affrontata in uno specifico addendum tecnico. Ecco cosa è stato scoperto.

LA SCOPERTA: UN FILMATO TROPPO “LENTO”. MANCA IL 44% DEI FOTOGRAMMI DELLO SPEZZONE: CHI LO HA MANIPOLATO?

Lo spezzone AVI, ossia la sequenza del filmino relativa al soggetto pseudo Bellini, esaminato dai tecnici “presenta una durata di circa 12,7 secondi, contiene 127 fotogrammi ed è codificato a una frequenza di 10 fotogrammi al secondo”. Il dato “riguarda la copia digitale esaminata e non consente, da solo, di stabilire quale fosse la velocità di ripresa originaria della pellicola né quali trasformazioni siano intervenute nei successivi passaggi di duplicazione, digitalizzazione o esportazione”.

La questione assume particolare rilievo “perché il formato Super 8 è comunemente associato a una velocità di ripresa di 18 fotogrammi al secondo, mentre 24 fotogrammi costituisce un’ulteriore frequenza di riferimento.

Pertanto “la frequenza di 10 fotogrammi al secondo riscontrata nello spezzone AVI non corrisponde alla velocità ordinariamente attesa e richiede una specifica ricostruzione tecnica della provenienza del file  e della catena delle trasformazioni subite dal materiale”.

Altra conclusione provvisoria : “Qualora la sequenza  originaria fosse stata ripresa a 18 fotogrammi al secondo e la copia AVI conservasse effettivamente soltanto 10 fotogrammi distinti per ogni secondo di ripresa, la riduzione del campionamento temporale  sarebbe pari al circa il 44 per cento. 

Qualora la velocità originaria fosse stata di 24 fotogrammi al secondo, la riduzione sarebbe stata pari al circa il 58 per cento”.

Il problema – sottolinea la relazione – “riguarda tanto chi intenda sostenere l’utilizzabilità identificativa del filmato, quanto chi intenda contestarla. Entrambe le valutazioni rischiano infatti di fondarsi su una copia digitale la cui completezza temporale non è stata ancora dimostrata.”

Perchè, chiosano gli analisti, non è possibile “esaminare una copia potenzialmente privata di una parte rilevante dei fotogrammi originari e al tempo stesso dare per acquisito che ciò che non risulta visibile nella copia disponibile non fosse osservabile nel materiale originario”. 

Il fatto, come si vede, è dirimente, assolutamente decisivo nel considerare come prova lo stesso filmino Polzer almeno nel frame – rispescato a suo tempo all’Archivio di Stato con l’intero filmato dall’associazione dei famigliari delle vittime della strage alla stazione – relativo al soggetto attribuito a Bellini.

La relazione tecnica, proprio in base ai principi di prudenza ai quali è improntata, non lo dice, ma a questo punto sorge evidente l’ipotesi che almeno quello spezzone sia stato manipolato in salam di montaggio con un taglia e cuci sapiente, fotogramma per fotogramma, sino a eliminarne circa il 50%. Tutto questo sempre con un vigoroso punto interrogativo.

A ciò si aggiunge, e lo approfondiremo successivamente, in base questa perizia indipendente, l’evidenza che il soggetto ritratto nel filmino non può essere identificabile con Paolo Bellini medesimo. 

Thomas Kram

Resta, in sostanza, a carico di Bellini la testimonianza della ex moglie che – pur non chiamata a dire quello che sa sulla trattativa degli “amici di Piccoli” con i palestinesi, e sull’incontro fra Kram e la persona col passaporto di Roberto da Silva all’hotel Lembo di Bologna – ha dichiarato di riconoscerlo nell’immagine del filmino. Affermazione peraltro non limpida, considerato che nei dialoghi in famiglia aveva detto chiaramente “non è lui, non è lui, non è lui”.

E comunque alla luce della scoperta sul possibile taglia e cuci “molecolare” subito dal filmino Polzer, anche tale dichiarazione verrebbe di per sè a cadere come prova. Perché non sappiamo se e come sia stato “aggiustato” quel ragazzo zazzeruto e con i baffi (se ne vedono almeno altri due simili nei video girati dopo l’esplosione, impegnati nei soccorsi) che Maurizia Bonini ha dichiarato essere il suo ex marito. 

INTERROGATIVI SUL PROCESSO PESANTI COME PIETRE

A questo punto alcuni interrogativi gravano ancora più pesanti su processi e sentenze:

  • Perchè si è negato l’ esame antropometrico su Bellini, modalità peraltro applicata con successo nel processo per la strage di piazza della Loggia? 
  • Perché non si è proceduto ad un esame diretto su Bellini per accertare l’esistenza della fossetta giugulare? 
  • Perché in appello è stata negata la perizia sull’orologio al polso della donna che esce dalla stazione, con ciò rifiutando la prova a priori?
  • Chi ha lavorato sul filmino Polzer prima del processo di primo gradol, anche portandolo fuori dalla sede dell’Archivio di Stato di Bologna?
  • Perchè non è stato ammesso il confronto in aula tra Maurizia Bonini e Paolo Bellini? 
  • Perché  i giudici hanno accettato pedissequamente l’astensione di Daniela Bonini dalla testimonianza in aula ?
  • Perché non si è proceduto all’esame del Dna, come chiesto da Paolo Bellini, per stabilire l’effettiva paternità del figlio?
  • Perché Maurizia Bonini non dice quello che sa sul coinvolgimento del cognato Guido Bellini e dell’ex marito Paolo nel gruppo coordinato dal pm Sisti, su richiesta dell’allora segretario della Dc Flaminio Piccoli, nel tentativo di scongiurare le rappresaglie dello Fplp dopo l’arresto di Abu Anzeh Saleh, ufficialmente studente a Bologna ma in realtà referente in Italia dello Fplp, e in contatto diretto col terrorista internazionale Carlos

IL CARDINAL ZUPPI: COLPEVOLI CONFESSINO. MA VALE ANCHE PER CHI SA E CONTINUA A TACERE.

Nella messa in suffragio degli 86 morti nella strage del 2 agosto 1980, il cardinal Matteo Maria Zuppi ha lanciato un appello ai “colpevoli” perché confessino una volta per tutte mettendosi nella prospettiva della giustizia riparativa. 

Il cardinal Zuppi

Vorremmo credere che il presidente della Cei si riferisse non tanto a Paolo Bellini – già reo confesso di tanti omicidi, da decenni collaboratore di giustizia e che ha rivelato l’esistenza di un’operazione politica di alto livello non per mettere bombe, ma al contrario perché non le mettessero –  quanto a tutti coloro che qualcosa sanno, ma continuano a tacere per non disturbare il manovratore. Insomma una confessione generale, che farebbe tanto bene a Bologna quanto a Roma.

Un’ esortazione , quella del cardinal Zuppi, che dovrebbe valere anche per chi, nella penombra di congregazioni religiose – come sembra emergere da alcune intercettazioni – potrebbe avere ruoli defilati di confidenti, depositari di segreti e ispiratori di comportamenti. (Pierluigi Ghiggini)

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2 risposte a Strage di Bologna, clamorosa “anomalia” nel filmino Polzer
Manca il 44% dei fotogrammi sul giovane coi baffi: perché?
Perizia su volto di Bellini: “Non è possibile individuarlo in quel soggetto”

E Bellini parla in video dal carcere. ESCLUSIVO

  1. GIOVAN BATTISTA PADERNI Rispondi

    11/08/2026 alle 23:31

    Certo che Bellini vi piace proprio…..

  2. bru Rispondi

    17/08/2026 alle 13:18

    E’ un piacere sentir parlare Bellini con una energia ritrovata dopo la parentesi, si spera chiusa, del proposito eutanasico.
    Merito del direttore Ghiggini che non esita a dare voce a quest’uomo che non si arrende alla condanna inflittagli, e che offre ai lettori l’esclusiva di una relazione prodotta da specialisti indipendenti circa l’attribuzione a Paolo Bellini del volto ripreso da Harald Polzer il 2 agosto 1980.
    E’ prematuro fornire giudizi su tale relazione, peraltro improntata alla massima cautela per voce degli stessi relatori. Del resto chi conosce bene gli atti del processo Bellini (quelli messi a disposizione solamente da questo giornale) sa bene che la NON identificazione di Bellini con l’uomo coi baffi del filmino Polzer, gode di ripetute conferme da parte dei famigliari del condannato (inclusa la moglie Bonini Maurizia) captate nelle intercettazioni disposte al tempo delle indagini.
    Particolarmente interessante quella del 2 agosto 2019 nella sala di attesa della stazione di polizia di Modena dove era presente anche Daniela Bellini (nipote di Paolo Bellini) che malgrado l’interrogatorio in cui, sorprendentemente, non gli chiedono se riconosce l’uomo coi baffi, si ritrova a conversare con i parenti in attesa e riguardo all’immagine del baffuto dice:
    “a me non sembra”
    “io avrei detto, non è lui non lo riconosco”
    Sempre negli stessi locali, interloquendo con la zia Bonini Maurizia che gli mostra sullo smartphone l’immagine dell’uomo del filmino Polzer, aggiunge:
    “Ma dai, ma non mi sembra, anche il naso …non ha il naso più a patata?”

    Daniela Bonini, secondo l’accusa presente a Bologna con lo zio il 2 agosto 1980, non deporrà al processo. Quale famigliare dell’imputato si avvalse della facoltà di non rispondere sottraendosi quindi all’indesiderato confronto con quelle inequivocabili (e rivelatrici) parole pronunciate nel 2019.
    Che buffo!
    Una norma concepita per tutelare i congiunti dall’ingrato compito di nuocere ad un famigliare con una scomoda verità, si rivela invece una comoda scorciatoia per tacere una verità che avrebbe giovato al famigliare stesso.

    Ma ciò che conta ora è il filmato Polzer.
    Forse non ci sono misteri dietro la sorprendente incongruenza della velocità di riproduzione del filmato pari a 10 fotogrammi al secondo, anziché i 18 o i 24 che dovrebbero riferirsi alla cinepresa utilizzata dal turista tedesco.
    Probabilmente si tratta di una anomalia non imputabile a implausibili manomissioni dolose. Rimangono comunque quelle valutazioni puntuali e precise sul crocefisso, sulla cicatrice e su altri dettagli del volto dell’uomo che non corrispondono a Paolo Bellini.
    Serviranno approfondimenti ulteriori.
    Ma l’uomo coi baffi che casualmente Polzer cattura con la cinepresa mentre percorre il primo binario, non è l’unico uomo che occorre esaminare con attenzione.
    Vi è un altro uomo che Polzer riprende sul terzo binario e sui cui si sofferma ingrandendo l’immagine. Lo stesso che più avanti nel filmino riprende mentre, aiutato da un poliziotto, trasporta a braccia un cadavere all’esterno della stazione.
    L’uomo che, non creduto, disse esattamente di aver fatto ciò che si vede nel film.
    E’ colui che pur assolto da ogni imputazione per strage, è indicato dalla Procura come il 6° uomo del commando che operò alla stazione di Bologna. Non processabile, ma utile a sostenere l’accusa negli ultimi due processi contro Cavallini e Bellini.
    Un uomo innocente morto di crepacuore l’11 marzo 2022.

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