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Strage di Bologna
Documenti spariti?
No, Cossiga ordinò di sospendere le comunicazioni scritte
Ecco perchè Sisti si precipitò alla Mucciatella

DI BRU*

3/9/2024 – Il documento rinvenuto da Pelizzaro* spazza via la tesi fornita dalla procura bolognese, secondo la quale lo spostamento del processo Abu Anzeh Saleh incise favorevolmente nelle decisioni del Fronte riguardo alle minacce di attentati, sicchè non vi sarebbe stata alcuna necessità da Beirut di comunicare con Roma riguardo ad una vicenda “risolta” con il rinvio del processo. Il lungo silenzio nelle comunicazioni era dunque, secondo la procura, la prova che al SISMI erano cessate le preoccupazioni circa le minacce del FLPL, anche dopo la strage, tanto che le comunicazioni ripresero solamente il 23 settembre.
Ma se due ore dopo l’attentato il SISMI si affrettò a diramare istruzioni che palesavano l’evidente timore che la strage fosse opera del terrorismo arabo, è evidente che i timori persistevano e che il “silenzio” non era affatto avvenuto.

Certo sorprende che il carteggio Giovannone Olp non contenga comunicazioni nel periodo a ridosso della strage e, soprattutto, nelle settimane immediatamente successive. Lecito pensare quindi che possa essere avvenuto un occultamento postumo di documenti che, sebbene protetti dal segreto, potevano essere di eccessivo imbarazzo (per il governo) ove questo segreto fosse in seguito caduto.
Tuttavia pare poco plausibile che siano stati nascosti o distrutti dei documenti e ciò per due ragioni: anzitutto perché se pulizia doveva essere fatta, occorreva eliminare pure i documenti che esplicitamente evocavano le minacce di attentati al nostro paese e le decisioni di attuarle; poi perché la documentazione conservata rivela che i soggetti destinatari delle informative o venuti indirettamente a conoscenza delle minacce (si pensi a Piccoli, a Sisti e allo stesso Bellini) erano troppo numerosi per garantire che una soppressione radicale dei documenti più delicati fosse risolutiva.
Forse la spiegazione è più semplice e pratica.
Forse dopo il 2 agosto, o più verosimilmente da prima, quando si sospettò che una bomba potesse aver abbattuto l’aereo a Ustica, Cossiga decise che la situazione era tale che non era possibile lasciare traccia delle comunicazioni provenienti dalla fonte in quel momento più attendibile. Occorreva dunque che le comunicazioni da Beirut non avvenissero con cablogramma, ma da altro mezzo verbale.

Non il silenzio, ma il silenziatore.

Del resto si immagini la situazione in cui da Beirut fosse giunta conferma, con tanto di cablogramma alla 2^ divisione e alla Presidenza del consiglio, che l’attentato alla stazione fosse imputabile al FLPL.
Che si faceva?
Si accusava pubblicamente il Fronte dell’attentato (che comunque avrebbe smentito) indicando a prova gli elementi in suo possesso, compreso il fatto che il governo non aveva aderito alle richieste di far rilasciare Abu Saleh in base agli accordi del lodo Moro?
Nei primissimi giorni dopo la strage, ai massimi livelli di segretezza fu impartita la direttiva che la pista che incautamente il SISMI aveva svelato con la nota ritrovata da Pelizzaro, sarebbe stata seguita soltanto in via strettamente riservata (la corsa alla Mucciatella di Sisti) e che per ragioni politiche al parlamento e ai media sarebbe stata indicata come probabile la matrice fascista.
Serviva per questo scopo che il SISMI fornisse del materiale utile a indirizzare la procura bolognese verso le piste del terrorismo internazionale (opposto a quello palestinese) con il giusto condimento di fascisti nostrani di cui non mancavano, fortunatamente, gli “operativi”.
Serviva quindi, che la procura stessa richiedesse la collaborazione, assai irrituale, del SISMI. Fu questo l’ultimo favore che fece Ugo Sisti (già dimissionario ma ancora influente) al Governo, prima di assumere il nuovo incarico al DAP dove potè contribuire da posizione privilegiata a risolvere la questione Abu Anzeh Saleh
Le indicazioni verso la pista nera furono attuate fin da subito e culminarono con il depistaggio in grande stile della valigia sul treno Taranto-Milano.
Depistaggio a “fin di bene” certamente gradito al Governo e per ciò stesso inidoneo a definirsi opera dei “servizi deviati”.
Tutto comprensibile o deplorevole a seconda dei punti di vista. Certo non rispettoso delle vittime di Bologna e dell’ultimo “colpevole” che chiede giustizia.

(BRU, post a Reggio Report)


*Il documento ritrovato da Gian Paolo Pelizzaro riguarda una nota del Sismi del 2 agosto 1980 che, appena due ore dopo la strage alla stazione di Bologna, dava disposizione perchè fossero attivate tutte le fonti informative all’interno degli ambienti medio orientali (palestinesi). Il documento, insieme ad altri inediti è pubblicato nel libro di Pelizzaro Il Lodo Moro – Gli accordi segreti con i palestinesi e le indagini sulla strage di Bologna , in uscita per i tipi di Settimo Sigillo (NdR)

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