Strage, l’ultimo mistero: Bellini e Thomas Kram, terrorista del gruppo Carlos, si ritrovarono nello stesso albergo di Bologna
Uno scenario del tutto nuovo per la bomba del 2 agosto

DI GIAN PAOLO PELIZZARO E GABRIELE PARADISI *

22/5/2020Paolo Bellini e Thomas Kram si ritrovarono a Bologna nello stesso albergo.

È giovedì 21 febbraio 1980. Bellini, 26 anni di cui gli ultimi tre latitante sotto la copertura della falsa identità brasiliana di Roberto Da Silva, entra nella hall dell’Hotel Lembo in via Santa Croce 26 e si dirige verso la reception. Chiede una stanza per due notti, con check-out sabato 23 febbraio. Al concierge la “primula nera” come lo chiamano i giornali consegna come documento di riconoscimento un «libretto dell’aviazione civile n° 4357, rilasciato a Roma nel 1978».

Questa volta, per qualche ragione, Bellini evita di esibire il suo passaporto brasiliano legale CA 379945 rilasciato a Rio de Janeiro il 10 maggio dell’anno precedente. Bellini prende la chiave e sale in stanza. È solo. Con lui non c’è nessuno ad accompagnarlo, come invece era capitato venti giorni prima, sempre a Bologna, quando prese una stanza nell’Albergo Atlantic di quarta categoria in via Galliera 46 con una donna del frusinate di 39 anni residente a Bologna «dedita alla prostituzione».

Ad un esame più attento, la presenza di Bellini prima all’Atlantic e soprattutto al Lembo costituiscono un fatto straordinario. Un unicum nella sua rigida prassi operativa di latitante

. Sono, infatti, le uniche due volte in cui il misterioso reggiano ricercato per una sfilza di reati per rapina, violazione di domicilio, detenzione e porto abusivo di armi e tentato omicidio non alloggia nel suo albergo preferito di Bologna, l’Hotel Regina in via dell’Indipendenza 51. Questa struttura ricettiva era la base operativa di Bellini a Bologna. Qui era un habitué, lo conoscevano tutti quel brasiliano, era di casa e per la direzione dell’albergo Roberto Da Silva era un ottimo cliente.

BELLINI HA SEMPRE NASCOSTO LA SUA PRESENZA ALL’HOTEL LEMBO

La sua presenza all’Hotel Lembo tra il 21 e il 23 febbraio 1980 costituisce un fatto che anche Bellini non ha mai voluto chiarire. Lo ha taciuto agli inquirenti in tutti i suoi interrogatori. A volte anche mentendo.

«Non ho mai dormito a Bologna presso affittacamere – spiegherà tre anni dopo ai magistrati di Bologna che indagano sulla strage – Sui motivi sui quali ho soggiornato per diversi periodi a Bologna preciso: anzitutto il mercato di Bologna offriva sbocco alla mia attività di commerciante di mobili antichi, poi ero più vicino alla mia famiglia che vive a Reggio Emilia e che potevo incontrare più facilmente. A Bologna non ho conosciuto nessuno in particolare, avevo rapporti occasionali con i clienti dell’albergo».

E qual era questo albergo?

«Ho scritto all’Hotel Regina di Bologna nel maggio dell’82 per farmi riferire tutti i periodi in cui ero stato ospite di questo albergo bolognese. Lo feci per rispondere a una contestazione del dott. Tarquini (Giancarlo, sostituto procuratore della repubblica a Reggio Emilia, ndr) che mi aveva chiesto di sapere dove alloggiavo a Bologna. L’Hotel Regina mi rispose e io mi sono appuntato gli estremi della risposta. Ho dormito all’Hotel Regina dall’8 al 10 gennaio ’80. Dal 5 al 5 marzo ’80. Dal 9 all’11 aprile ’80. Dal 14 aprile all’11 maggio ’80. Dal 26 giugno al 23 luglio ‘90’. Ribadisco che nel 1980 a Bologna ho dormito esclusivamente all’Hotel Regina». Non è vero.

…ma è all’Hotel Lembo quando arriva Thomas Kram, terrorista tedesco del gruppo Carlos (che sarà di nuovo a Bologna il 2 agosto, giorno della strage)

Venerdì 22 febbraio, Paolo Bellini, alias Roberto Da Silva, era all’Hotel Lembo quando arrivò Thomas Kram, il terrorista tedesco dirigente delle Cellule Rivoluzionarie (RZ) e membro «a pieno titolo» del gruppo Carlos. Kram, nato a Berlino il 18 luglio 1948, braccio destro del terrorista tedesco Johannes Weinrich, anche lui membro di spicco delle RZ e numero due della rete Separat, quando si registra al Lembo è in compagnia di due italiani: Vincenzo Di Costanzo, un napoletano di 34 residente a Milano, e Eufemia Amato, una isernina di 20 anni anche lei residente a Milano.

Il tedesco fornirà all’addetto alla reception del Lembo la una carta d’identità n° G 7008331, «rilasciata anno 1980» dal municipio di Bochum, una città di 360 mila abitanti nel distretto della regione della Ruhr e che costituisce uno dei più importanti distretti universitari di tutta la Germania.

I tre, Kram, Di Costanzo e la Amato prenderanno una camera con tre letti. Dormiranno tutti nella stessa stanza.

Kram tornerà a Bologna il 1° agosto e prenderà alloggio all’albergo Centrale, con la stessa carta d’identità

Con quella stessa carta d’identità, il terrorista tedesco del gruppo Carlos entrerà in Italia in treno, passando da Chiasso (dove venne sottoposto a perquisizione personale «sotto aspetto doganale»), la mattina di venerdì 1° agosto 1980 per poi arrivare a Bologna nel tardo pomeriggio della stessa giornata e prendere alloggio all’Albergo Centrale, in via della Zecca 2.

«Indipendenza (Via dell’) – Quart. Irnerio/Marconi – Inizia in Piazza Nettuno e porta in Piazza XX Settembre nei pressi di Porta Galliera».
Così recitava il Nuovo Stradario Bologna del 1978, edito dallo Studio F.M.B. Un agile volumetto tascabile utile per orientarsi e muoversi in città. Uno dei primi acquisti, 1.300 lire, degli studenti fuori sede che dalla provincia approdavano con entusiasmo all’Alma Mater Studiorum, l’Università più antica del mondo.
Ai civici 49-51, all’incirca a metà di via dell’Indipendenza, 800 metri dalla stazione Centrale, c’erano e ci sono tutt’ora i tre alberghi citati: l’Hotel Regina, L’Hotel Lembo e l’Albergo Atlantic.

Ma torniamo al febbraio del 1980. Il giorno dopo, sabato 23, Roberto Da Silva, Thomas Kram, Vincenzo Di Costanzo e Eufemia Amato lasceranno tutti l’Hotel Lembo.

Il mistero della presenza di Bellini e Kram nello stesso albergo bolognese solleva una serie di inquietanti interrogativi. Si tratta, infatti, di una concatenazione di coincidenze che superano ogni spiegazione casuale.

Per Bellini era la prima e l’unica volta che pernottava al Lembo. Per Kram quella era la prima e l’unica volta che dormiva al Lembo ed era la prima volta che tornava in Italia, dopo la perquisizione subita dal tedesco nella sua abitazione di Perugia, il 27 novembre 1979, quando il personale della Questura perugina rinveniva, fra le altre cose, «uno studio in lingua tedesca svolto da persona alquanto qualificata nell’organizzazione di alcune polizie di Europa, nonché sul metodo seguito dalla polizia per l’interrogatorio di indiziato di reato con l’ausilio di computer».

Il tedesco risultava iscritto all’Università per stranieri di Perugia dal 4 settembre 1979, per la frequenza di un corso preparatorio di lingua italiana che sarebbe terminato prima di Natale. Kram, dopo quella visita della polizia italiana nel suo appartamento di Perugia, lasciò l’Italia, facendo perdere le sue tracce. Fino al 22 febbraio 1980, quando riapparve all’Hotel Lembo di Bologna.

Bellini e Kram lo stesso giorno nel luogo della strage: un’altra possibile coincidenza

Dopo quel soggiorno al Lembo in quel weekend di febbraio Kram tornerà a Bologna soltanto un’altra volta cinque mesi dopo: venerdì 1° agosto 1980, quando prese alloggio all’Albergo Centrale, a due passi dalla stazione centrale.

FOTOCOPIA DELLA CARTA D’IDENTITA’ DI THOMAS KRAM

Il tedesco, per sua stessa ammissione, era in stazione al momento dell’esplosione. E se risultasse credibile quando afferma oggi Maurizia Bonini, ex moglie di Paolo Bellini, e cioè che l’uomo ripreso nel filmato Super 8 girato la mattina del 2 agosto in stazione (prima e dopo l’attentato) dal turista tedesco Arald Polzer sarebbe proprio il suo ex marito, allora ci troveremmo di fronte a una terza, sconcertante, coincidenza: la presenza di Bellini e Kram sullo stesso luogo (la stazione di Bologna) la mattina della strage.

In quelle settimane tra febbraio e marzo, Bellini si dà un gran da fare con la permuta e l’acquisto di fucili di precisione e a pompa.

Paolo Bellini in una foto giovanile

Il 12 febbraio 1980, Bellini denuncia al Commissariato di Polizia di Foligno l’acquisto del fucile a pompa Beretta Gal 3 colpi, matricola A 54693E. Una settimana dopo, il 19 febbraio, due giorni prima di prendere alloggio all’Hotel Lembo, cede all’armeria di Romano Frazzoni di Bologna il fucile cal. 12 a pompa marca Ithaca Gum (Usa). Il 5 marzo 1980, il finto brasiliano Roberto Da Silva ricompare all’Hotel Regina di Bologna, prendendo una stanza per due notti con check-out il 7 marzo.

Dodici giorni dopo, Bellini torna all’armeria di Frazzoni per cedere la carabina Winchester 270, denunciata al Commissariato di Polizia di Foligno (Perugia) l’8 gennaio 1980. Il 25 marzo seguente, il latitante denuncia nello stesso Commissariato l’acquisto della carabina Remington 30-6 matricola B 7064746.

La Digos di Bologna si muove

Sull’altro versante, la Digos di Bologna non perse tempo nello scoprire la presenza di Kram a Bologna nel febbraio del 1980. Già martedì 26 febbraio, tre giorni dopo che il dirigente delle Cellule Rivoluzionarie e gli altri due italiani lasciarono la loro camera d’albergo al Lembo, il questore di Bologna, Italo Ferrante, trasmette all’Ucigos di Roma il seguente telex: «Thomas Kram, nato a Berlino (Germania) il 18 luglio 1948, residente a Bochum, sospettato appartenere gruppi terroristici tedeschi, 22 corrente habet alloggiato albergo cittadino, ripartendo mattinata successiva ignota destinazione».

Vennero interessate anche le autorità antiterrorismo tedesche che tenevano sotto controllo Kram da tempo. Scattò la caccia all’uomo. Il 27 febbraio 1980, il BKA (Bunndeskriminalamnt, Ufficio Federale della Polizia Criminale) trasmetteva all’Ucigos un telex con oggetto “Collaborazione internazionale per lotta al terrorismo – Thomas Kram”. Il giorno dopo, il 28 febbraio, l’Ucigos trasmetteva alla Questura di Perugia una richiesta riservata urgente di notizie aggiornate sul conto del tedesco «nei cui confronti il BKA sta svolgendo indagini perché sospettato appartenere organizzazione terroristica denominata Revoluzionäre Zellen». L’Ucigos, in particolare, voleva sapere da Perugia per quale motivo Kram era stato perquisito il 27 novembre dell’anno prima. La Questura di Perugia risponderà all’Ucigos due giorni dopo, il 29 febbraio.

Il 16 marzo 1980, il BKA trasmette un secondo telex avente ad oggetto Thomas Kram. Lo scambio informativo tra il centro (Roma) e la periferia (le Questure) si intensifica. L’Ucigos è pressato dal BKA, i tedeschi premono sempre più per dare la caccia a Kram. E hanno bisogno della collaborazione degli italiani. Non è difficile immaginare che la polizia abbia passato al setaccio il registro d’albergo dell’Hotel Lembo e si sia accorta della presenza di quei due italiani in compagnia di Kram nella stessa camera d’albergo tra il 22 e il 23 febbraio.

Kram diventa un sorvegliato speciale

Il 12 maggio 1980, la Polizia di Frontiera informa l’Ucigos e il Servizio Stranieri che il nome di Thomas Kram è stato inserito nella Rubrica di Frontiera «per provvedimento di perquisizione sotto aspetto doganale e segnalazione per riservata vigilanza». Da quel momento, il tedesco del gruppo Carlos sarà un sorvegliato speciale.

Il giorno dopo, il questore di Bologna Ferrante avverte per telex l’Ucigos e le Questure di Milano, Napoli e Matera che Thomas Kram il 22 febbraio 1980 aveva alloggiato all’Hotel Lembo di Bologna insieme a Vincenzo Di Costanzo e Eufemia Amato. Scatta così la raccolta informativa riservata anche sui due italiani.

Gli accertamenti di polizia su Kram, di Costanzo e Amato proseguirono in modo molto più insistente dopo la scoperta da parte della Digos di Bologna della presenza di Kram una seconda volta in città, ma questa volta il giorno della strage.

2 agosto 1980: le macerie della stazione di Bologna

Già il 7 agosto 1980, il questore di Bologna Ferrante trasmette ai vari organismi della sicurezza del ministero dell’Interno in seguente telex di richiesta infornativa Categoria A/4-Sez. 3ª, voce: stazione F.S. Bologna Centrale – Attentato: «Kram Thomas, nato a Berlino il 18.7.1948, residente Bochum, Repubblica Federale di Germania – sospettato appartenere gruppi terroristici tedeschi – data 1° corrente habet alloggiato esercizio ricettivo questo capoluogo. Poiché predetto – corrente anno – figura aver soggiornato questa città più volte, pregasi volere interessare corrispondenti organi polizia per conoscere motivi suoi soggiorni Bologna, attività lavorativa, condizioni economiche e compagnie frequentate abitualmente, nonché – ove possibile – sua recente fotografia».

Il giorno seguente, l’Ucigos trasmetteva al BKA una richiesta urgentissima di informazioni su Kram.

Venne interessata anche la Criminalpol che – il 9 agosto 1980 – forniva le prime conferme sui contatti di Kram con altri terroristi delle RZ: «Per quanto attiene alle sue relazioni passate est emerso che medesimo habet avuto contatti con Johannes Weinrich, Sabine Eckle e Rudolf Schindler (componenti del gruppo delle Cellule Rivoluzionarie) e attualmente ricercati in quanto terroristi pericolosi».

L’appunto a mano dello Schedario Forestieri sui movimenti di Bellini a Bologna

L’11 agosto, il questore di Bologna Ferrante sollecita la trasmissione delle informazioni sui due italiani (Di Costanzo e Amato) che divisero la stanza all’Hotel Lembo la notte tra il 22 e il 23 febbraio (negli stessi giorni in cui nell’albergo era ospite anche Bellini).

Per questo vennero interessate le Questure di Milano (dove i due risultavano residenti) e quelle di Napoli e Matera. Il 12 agosto, quest’ultima trasmetteva alla Questura di Bologna il risultato degli accertamenti richiesti su Eufemia Amato: «Predetta, già impegnata in ambienti sindacali di Milano et attestata su posizioni di estrema sinistra, molto volitiva et intraprendente anche su piano politico, attualmente est stata assunta Ufficio Postale Milano come impiegata e trovasi tuttora detta città».

Il rapporto della Digos con tutti gli spostamenti di Bellini:la prova che il 22 febbraio era all’hotel Lembo di Bologna, stesso albergo e stesso giorno di Thomas Kram

La Digos della Questura di Bologna – il 16 settembre 1980 – ha trasmesso alla Procura della Repubblica un sintetico rapporto con l’elenco degli accertamenti «esperiti da altre Questure a richiesta di questo ufficio». Al punto 23 del rapporto: «Richiesta di informazioni su Di Costanzo Vincenzo, Amato Eufemia, Kram Thomas». Questo documento è confluito nel faldone “344 80 GI A Copie rapporti giudiziari Vol. I/bis 1 Pos. Bellini Paolo”.

Appunto sui movimenti di Paolo Bellini della Digos di Bologna (settembre 1980)

Per capire il motivo della singolare presenza di Roberto Da Silva all’Hotel Lembo di Bologna tra il 21 e il 23 febbraio 1980, abbiamo contattato il difensore di Bellini, l’avvocato Manfredo Fiormonti, al quale abbiamo inoltrato una serie di quesiti scritti. Il legale ci ha così risposto: «Non ritengo in questa fase di rispondere a domande relative al mio assistito Paolo Bellini».

(3ª PARTE)

GLI ARTICOLI PRECEDENTI

I MISTERI DELLA STRAGE 1 – IL PROCESSO AI MANDANTI E QUELLA PRESUNTA “PROFEZIA”DI VETTORE PRESILIO. QUANDO LA MANIPOLAZIONE DIVENTA VERITA’ UFFICIALE

I MISTERI DELLA STRAGE 2 –LA CROCIFISSIONE DEL CAPITANO SEGATEL SERVITORE DELLO STATO

I MISTERI DELLA STRAGE 3 – PAOLO BELLINI E LA BOMBA DI BOLOGNA: QUALI PROVE?
Tanti volti inquietanti quella mattina alla stazione
“L’aviere” era un militare, non l’ex Primula Nera

I MISTERI DELLA STRAGE 4 – SPIRITI, TERRORISTI E UNA FOLLA DI BARBE FINTE TRA VIA GRADOLI E LA STAZIONE DI BOLOGNA. Due grandi tragedie legate da una trama da spy story

CHI C’E’ NELLA TOMBA DI MARIA FRESU? STRAGE DI BOLOGNA, L’ULTIMO MISTERO SCUOTE QUARANT’ANNI DI INDAGINI

I MISTERI DI BOLOGNA E L’ENIGMA DELLA PRIMULA NERA/ UN POLIZIOTTO, UNA “SOFFIATA” E QUELLO STRANO ARTICOLO: COSI’ PAOLO BELLINI ENTRO’ NELLE INDAGINI SULLA STRAGE

UNA REGIA UNICA DAL 1980 PER COINVOLGERE PAOLO BELLINI NELLE INDAGINI SULLA STRAGE DI BOLOGNA

*GLI AUTORI

Gian Paolo Pelizzaro

Gian Paolo Pelizzaro, nato a Roma nel 1964, giornalista investigativo, ricercatore e saggista, esperto di terrorismo internazionale e intelligence.

È stato consulente delle Commissioni parlamentari di inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (XIII legislatura) e sul «dossier Mitrokhin» e l’attività d’intelligence italiana (XIV legislatura).

Ha pubblicato i saggi:

Gladio rossa. Dossier sulla più potente banda armata esistita in Italia, Settimo Sigillo 1997;

I segreti di San Macuto, intervista con il senatore Vincenzo R. Manca, Bietti 2001;

Libano. Una polveriera nel Mediterraneo, Bietti Media, 2008.

Gabriele Paradisi, ingegnere e imprenditore, come giornalista e saggista si occupa da anni di terrorismo: le sue ricerche sono in particolare relative al periodo 1969-1985.

Gabriele Paradisi

Ideatore e vicedirettore del portale segretidistato.it , ha pubblicato su Area (2011), il quotidiano Il Tempo (2013-2018), ha scritto per Il Dubbio e Adn-Kronos. Ha curato la rubrica WatchDog sul mensile LiberoReporter.

Tra le sue pubblicazioni:
– il libro Periodista, di la verdad! Controinchiesta sulla Commissione Mitrokhin, il caso Litvinenko e la repubblica della disinformazione, Bologna, Giraldi 2008, 324 pp.;
– il saggio Quegli «… ottusi servitorelli…». Chi ha scritto i comunicati delle Brigate rosse durante il sequestro Moro? Ne Le vene aperte del delitto Moro a cura di Salvatore Sechi, Firenze, Pagliai 2009, pp. 161-188;
– il libro Dossier Strage di Bologna. La pista segreta, scritto con Gian Paolo Pelizzaro e François de Quengo de Tonquédec, Bologna, Giraldi 2010, 393 pagine;
– il libro Cittadino giornalista. Trucchi, falsi, manipolazioni del giornalismo italiano e i segreti della Repubblica (2009-2011), LiberoReporter 2011, 308 pp.;
– il libroLa strage dimenticata. Fiumicino, 17 dicembre
1973
, scritto con il giudice Rosario Priore, Reggio Emilia, Imprimatur 2015, 300 pagine.
In corso di pubblicazione
– il secondo volume di Cittadino giornalista. Fuori dai
frame (2012-2013);
una edizione estesa del Dossier Strage di Bologna, integrata con le ricerche compiute dal 2011 ad oggi.

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