11/9/2026 – La Regione Emilia-Romagna, dopo un confronto con le altre Regioni del bacino Padano, ha deciso di sospendere il blocco strutturale alla circolazione dei veicoli diesel euro 5.
Come previsto dalla legge nazionale la Giunta ha predisposto un pacchetto di misure alternative e compensative per garantire una riduzione delle emissioni inquinanti anche superiore a quella quantificabile con il blocco, dal 1° ottobre, dei veicoli diesel euro 5.
Queste le misure compensative previste:
Nello stesso tempo la Giunta destina 10 milioni di euro per incentivare la sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti con pompe di calore, anche abbinate a impianti fotovoltaici con un provvedimento già presentato per il via libera al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Le misure, come detto, sono espressamente previste dalla normativa nazionale vigente, recepita dalla Regione, che impone la limitazione alla circolazione di circa 90mila veicoli diesel euro 5 nei nove Comuni con più di 100mila abitanti: Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Rimini.
Questa mattina l’assessora regionale all’Ambiente e alla Mobilità, Irene Priolo, le ha condivise con i 207 Comuni interessati dal Piano della qualità dell’aria, nel corso di un incontro convocato dalla Regione.
“Abbiamo scelto di utilizzare fino in fondo tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione per evitare una limitazione che avrebbe avuto un impatto concreto sulla vita quotidiana di migliaia di persone, famiglie e fasce più fragili della popolazione, e sull’attività delle imprese, già fortemente gravate dall’aumento dei costi dell’energia – hanno dichiarato il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale all’Ambiente e alla Mobilità, Irene Priolo-. Lo facciamo senza arretrare di un passo rispetto all’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria: quella individuata è una soluzione che tiene insieme tutela dell’ambiente e sostenibilità sociale”.
“Il bacino padano continua ad avere una situazione particolarmente complessa dal punto di vista della qualità dell’aria e, come previsto nel nostro Piano regionale, sappiamo che servono interventi su tutte le principali fonti emissive- proseguono de Pascale e Priolo-. Per questo interveniamo anche sul riscaldamento civile, posticipando di 15 giorni l’avvio della stagione termica nelle aree interessate e rafforzando, nelle fasi di maggiore criticità, le limitazioni agli impianti a biomassa più emissivi”.
Le misure previste
Tre le misure compensative individuate dalla Regione per ottenere una riduzione delle emissioni equivalente o superiore a quella prevista con la limitazione strutturale dei diesel euro 5, due avranno un ambito territoriale più ampio: riguarderanno i Comuni delle zone di Pianura est, Pianura ovest e dell’agglomerato di Bologna.
La prima riguarda il riscaldamento civile. A partire dalla prossima stagione termica l’accensione degli impianti sarà posticipata al 1^ novembre. Per i Comuni ricadenti nella zona climatica E, dove attualmente l’avvio è previsto dal 15 ottobre, il periodo di accensione sarà quindi ridotto di quindici giorni; per Forlì e Forlimpopoli, appartenenti alla zona climatica D, l’avvio è già previsto al 1^ novembre. La misura riguarda anche gli impianti alimentati a biomassa, ferme restando le esclusioni previste dalla normativa per strutture quali ospedali, strutture assistenziali e scuole.
In caso di comprovate esigenze, legate ad esempio a particolari condizioni meteorologiche, i sindaci potranno comunque modificare con propria ordinanza i periodi annuali di esercizio e la durata giornaliera di attivazione degli impianti termici, e stabilire riduzioni della temperatura ambiente massima consentita nei centri abitati o nei singoli immobili.
Le altre due misure intervengono invece durante le fasi emergenziali per la qualità dell’aria.
Sarà ampliato l’orario di applicazione delle limitazioni emergenziali alla circolazione dei veicoli privati per motivi ambientali previste dal Pair 2030 nei Comuni con popolazione superiore a 30mila abitanti, nei Comuni dell’agglomerato di Bologna e nei Comuni aderenti volontari, dalle 8 alle 19 (invece che dalle 8.30 alle 18.30).
Ultima misura: sarà vietato l’utilizzo degli impianti di riscaldamento civile alimentati a biomassa che non raggiungono almeno la classe emissiva 5 stelle. La limitazione comprenderà quindi anche gli impianti a 4 stelle.
Un nuovo progetto da 10 milioni di euro per sostituire gli impianti più inquinanti
Accanto alle misure regolatorie, la Regione punta anche sugli incentivi alla sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti. La Giunta regionale ha infatti dato atto della candidatura al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica del progetto “Bando per la sostituzione di impianti inquinanti per riscaldamento civile con pompe di calore, anche in abbinamento a pannelli fotovoltaici, anche da balcone”, destinato ai cittadini residenti nei Comuni delle zone di pianura dell’Emilia-Romagna, per uno stanziamento previsto di 10 milioni di euro.
Il progetto, inviato al ministero, è attualmente in attesa dell’approvazione. Solo a seguito dell’ammissione a finanziamento la Regione procederà con un successivo atto all’approvazione del bando.
La misura si inserisce nel quadro degli interventi già realizzati dalla Regione per ridurre le emissioni derivanti dal riscaldamento civile. Dal 2021 ad oggi la Regione Emilia-Romagna ha erogato circa 40,6 milioni di euro per la sostituzione di generatori a biomassa inquinanti con impianti a 5 stelle o pompe di calore.
FEDERCONSUMATORI
Federconsumatori Emilia Romagna, che già aveva chiesto nei giorni scorsi la sospensione del blocco alla circolazione dei diesel euro 5, apprezza la decisione della Regione Emilia-Romagna che ha deliberato in senso socialmente responsabile, tuttavia ribadisce con forza che questa decisione non deve farci dimenticare la crisi climatica o portarci ad allentare le misure di contrasto alle emissioni nocive, il punto, per Federconsumatori, è procedere coniugando riconversione ecologica e sostenibilità sociale: “questa è la sfida vera, soprattutto in una regione come la nostra colpita enormemente da fenomeni meteorologici estremi dovuti al cambiamento climatico”.
CNA REGGIO EMILIA
“Accogliamo con grande soddisfazione la decisione di evitare il blocco dei veicoli diesel Euro 5 dal prossimo 1°ottobre. Solo pochi giorni fa era stato rivolto un appello chiaro alle istituzioni perché si trovasse una soluzione capace di scongiurare una misura che avrebbe avuto conseguenze molto pesanti su migliaia di imprese, lavoratori e famiglie. Oggi possiamo dire che quell’appello è stato ascoltato e accolto”. Così Andrea Trinelli, presidente di CNA Reggio Emilia.
La CNA aveva pubblicamente richiamato l’attenzione sulla vicinanza della scadenza, chiedendo alla Regione di utilizzare tutte le possibilità consentite dalla normativa per evitare un blocco generalizzato e individuare soluzioni alternative in grado di contemperare gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria con la sostenibilità economica e sociale degli interventi.
“Avevamo sottolineato come il 1° ottobre fosse ormai troppo vicino e come, nelle condizioni economiche attuali, imporre la sostituzione di mezzi ancora perfettamente funzionanti avrebbe significato chiedere a tante piccole imprese un investimento difficilmente sostenibile – prosegue Trinelli. Per un artigiano, un installatore, un manutentore o un trasportatore un furgone è uno strumento di lavoro, parte integrante dell’impresa”.
CNA Reggio Emilia ribadisce allo stesso tempo la piena condivisione degli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria e di riduzione delle emissioni.
“La transizione ambientale è una sfida che le imprese conoscono bene e alla quale stanno già contribuendo – conclude il presidente Andrea Trinelli. Ma per essere efficace deve essere anche sostenibile. Non si tratta di scegliere tra ambiente e lavoro: dobbiamo essere capaci di tutelare entrambi. Occorre accompagnare il rinnovo del parco veicoli, sostenere gli investimenti e adottare misure che producano risultati ambientali concreti senza scaricare costi sproporzionati sulle piccole imprese. La decisione di oggi va esattamente nella direzione che avevamo auspicato”.
CISL EMILIA CENTRALE
“La sospensione del blocco strutturale dei diesel Euro 5 scongiura un salasso che avrebbe costretto migliaia di famiglie e piccole imprese ad affrontare nuovi debiti per cambiare un mezzo, nel pieno di una situazione economica pesante. È una scelta che tiene insieme ambiente e sostenibilità sociale, esattamente il punto che avevamo sollevato: la transizione è necessaria, ma non può scaricare il suo costo su chi ha meno margini economici”.
Cisl Emilia Centrale promuove la decisione annunciata dalla Regione, ma avverte: “Aver evitato il blocco non significa aver risolto il problema della qualità dell’aria. Per questo resta urgente un confronto con Provincia, Comuni e imprese per definire, dentro la cornice regionale, soluzioni credibili”. Nelle giornate di emergenza per la qualità dell’aria, quando scattano misure temporanee più restrittive per l’eccesso di inquinanti, resteranno infatti limitazioni anche per gli Euro 5: vanno approfonditi smart working, flessibilità degli orari, piani di mobilità aziendale e un Tpl più efficace per chi lavora.
La strategia alternativa interviene anche sulle emissioni del riscaldamento dovute agli impianti più datati. “Ci avviciniamo all’inverno con la certezza del gas alle stelle e la speranza di temperature miti. Ora serve fotografare il fabbisogno reggiano: quanti impianti vanno sostituiti, quali costi dovranno sostenere le famiglie e quali incentivi possono rendere la transizione accessibile anche alla classe media. Il confronto territoriale – conclude il sindacato – serve proprio a fornire alla Regione elementi utili perché il nuovo bando e quelli successivi arrivino davvero a chi ne ha bisogno”.