DI PIERLUIGI GHIGGINI
9/7/2026 – Ennesima stangata in arrivo: i sindaci del Consiglio d’ambito reggiano di Atersir (l’agenzia regionale di regolazione dei servizi idrici e rifiuti) ha approvato un nuovo aumento della Tari per il 2026, basato sul riconoscimento a Iren di un incremento medio dei costi di gestione del 4,6% rispetto al 2025. Aumento di gran lunga superiore all’inflazione (3,2%, come citato da Atersir) che i sindaci, volevamo ben dire, attribuiscono non a inefficienze locali “o a scelte discrezionali del Comuni” (perché naturalmente l’Emilia e soprattutto Reggio sono estremamente virtuose, come sempre le prime della classe…) bensì a fattori nazionali, come il forte aumento dei costi di trasporto e del carburante.
Di sicuro il carburante aumenta parecchio anche per le crisi internazionali (ultima Hormus) ma francamente i cittadini sono chiamati a pagare zitti e mosca, senza venire mai informati nel dettaglio come, quanto e perché lievitano i costi di Iren, che peraltro a livello di gruppo deve sempre fronteggiare un debito monstre di oltre 4 miliardi di euro: quale modo più semplice degli aumenti tariffari per soddisfare le fauci delle banche?
I sindaci frignano, promettono giurano che se non fosse per loro andrebbe ben peggio, e intanto – come in un vecchio adagio popolare – “chiagneno e fottono“, naturalmente solo per modo dire.
Non dicono ad esempio, se sia davvero tanto virtuosi nella raccolta differenziata, che fine fanno i proventi del riciclaggio di carata, plastica, vetro etc. Quanto rientra al committente? E quante risorse si disperdono nel treno di appalti e subappalti che costituisce l’ossatura del servizio? E quando costa il mostro mangiarifiuti di Uguzzolo, per non dire dei digestori di Gavassa? E quando sarà messo a gara in modo trasparente, se mai ci andrà, questo servizio rifiuti che al momento appare come un attributo eterno e metafisico del gruppo Iren?
Ma la questione davvero più eclatante, e sulla quale tutti tacciono, è che i sindaci deliberanti in Atersir sono gli stessi azionisti del gruppo Iren che gestisce il servizio e al quale vengono riconosciuti gli aumenti. E come sindaci, al fine della licenza hanno tutto l’interesse a ricevere buoni dividendi ogni anno, sempre prelevati attraverso le tariffe dalle tasche dei loro cittadini. Se non è questo un conflitto d’interessi, viene da domandarsi cos’altro lo sia. Un conflitto che, spiace dirlo, toglie almeno un po’ di credibilità alle stesse dichiarazioni di Atersir e dei primi cittadini.
Con tutta la buona volontà, la trasparenza è andata da tempo a farsi benedire. E i cittadini pagano senza ricevere pezze giustificative.
Ma ecco di seguito, perchè vale la pena toccare con mano, il chilometrico e celebrativo comunicato dei sindaci del Comitato d’ambito locale reggiano, con dichiarazioni dell’assessore Prandi, che rappresenta il Comune di Reggio, e del sindaco di Correggio Fabio Testi che è anche presidente del Comitato medesimo. Comunicato dal quale si levano sospiri e lacrime di dispiacere per gli aumenti “che generano preoccupazione e possibili malumori”, ma con la rivendicazione di essere “uno dei sistemi più efficienti d’italia”, in un faticoso tentativo di indorare la pillola al popolo pagante.
La settimana scorsa si è riunito il Consiglio d’Ambito di Atersir per l’approvazione del Piano Economico Finanziario relativo alla gestione del servizio rifiuti del bacino Iren di Reggio Emilia per il biennio 2026-2027.
La proposta tecnica elaborata da Atersir, secondo quanto previsto dalla normativa nazionale di Arera (Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente), prevede per il 2026 un incremento medio dei costi di gestione del 4,6% rispetto al 2025. Una crescita che, precisano i sindaci del territorio, non è legata a inefficienze del sistema locale o a scelte discrezionali dei Comuni, ma è conseguenza diretta dell’aumento generalizzato dei costi registrato negli ultimi anni.
A incidere maggiormente sull’incremento vi sono infatti l’inflazione riconosciuta dal modello tariffario nazionale MT-3 (pari al 3,2%), il forte aumento dei costi di trasporto e del carburante, che impattano direttamente sulla raccolta e movimentazione dei rifiuti, il rinnovo dei contratti dei lavoratori degli operatori impegnati nel servizio e l’adeguamento dei costi legati ai servizi aggiuntivi attivati negli anni precedenti.
Un elemento spesso poco noto ma rilevante riguarda il fatto che il sistema tariffario nazionale prevede che i costi dei servizi introdotti in un determinato anno vengano riconosciuti solo due anni dopo: ciò significa che parte degli incrementi del 2026 è legata a servizi attivati nel 2024 per migliorare raccolta, pulizia e qualità ambientale del territorio.
“Sappiamo bene – spiegano i sindaci del bacino reggiano – che ogni aumento genera preoccupazione e possibili malumori. Per questo riteniamo importante spiegare con trasparenza che non ci troviamo di fronte a rincari determinati da sprechi o da una cattiva gestione locale, ma a costi nazionali e strutturali che tutti i territori italiani stanno affrontando. Il nostro compito è stato e continua a essere quello di contenere il più possibile gli aumenti, Rivendicando gli obiettivi ambientali raggiunti e puntando a migliorare la qualità e a efficientare ulteriormente il servizio”
Dati alla mano, un sistema tra i più efficienti del Paese
I dati confermano infatti come il sistema reggiano continui a rappresentare una delle esperienze più avanzate del Paese. Secondo le ultime rilevazioni ISPRA, la provincia di Reggio Emilia raggiunge l’84,3% di raccolta differenziata, ben al di sopra della media regionale (78,9%) e nazionale (67,7%), con circa 657 chilogrammi pro capite di rifiuti differenziati e appena 120 chilogrammi di indifferenziato per abitante.
Un risultato ancora più significativo se si considera che il territorio reggiano registra una delle più alte produzioni di rifiuti urbani in Italia, pari a 780 chilogrammi pro capite, contro una media nazionale di 508.
Nonostante questo, il sistema regionale emiliano-romagnolo mantiene costi medi di gestione inferiori rispetto alla media italiana: 32,8 eurocent per chilogrammo contro i 41,8 eurocent nazionali. Un dato che dimostra come il modello fondato sulla raccolta differenziata spinta e sul recupero dei materiali sia sì più complesso, ma anche più efficiente e ambientalmente sostenibile.
“La transizione ecologica ha inevitabilmente un costo – aggiungono i sindaci – ma produce benefici enormi in termini ambientali, minore ricorso alle discariche e maggiore recupero di materia. Senza il lavoro quotidiano di cittadini, famiglie e imprese nel differenziare correttamente i rifiuti, i costi sarebbero oggi ancora più elevati”.
Una richiesta politica a Regione e Governo
Contestualmente all’approvazione del PEF, il Consiglio Locale e il Consiglio d’Ambito hanno condiviso la necessità di aprire un confronto con la Regione Emilia-Romagna e con il Governo affinché venga riconosciuto il valore dei territori che ottengono i migliori risultati nella raccolta differenziata. È stata avanzata una richiesta di incontro all’assessora Irene Priolo e sarà promosso un confronto con il Ministero competente per introdurre meccanismi premiali a favore dei Comuni e dei cittadini più virtuosi.
L’ assessore Davide Prandi: abbiamo contenuto il caro prezzi
“Quando aumentano inflazione, carburanti e costo del lavoro nessun amministratore può far finta che il problema non esista. La politica però può scegliere se scaricare tutto sui cittadini oppure assumersi la responsabilità di contenerne gli effetti. Il lavoro svolto dal Consiglio Locale e dal Consiglio d’Ambito va esattamente in questa direzione. Abbiamo mantenuto gli investimenti necessari a migliorare il servizio contenendo gli effetti del caro prezzi.
Allo stesso tempo continuiamo a rafforzare le politiche redistributive. Oltre ottomila famiglie nel solo comune di Reggio Emilia riceveranno automaticamente un sostegno economico sulla tariffa rifiuti. È una scelta politica precisa: chi attraversa maggiori difficoltà deve essere aiutato nell’accesso ai servizi essenziali.
Ora chiediamo che Regione e Governo riconoscano il merito delle comunità che fanno bene la raccolta differenziata. La sostenibilità deve diventare anche una leva di giustizia e di equità.
Chi fa bene deve essere sostenuto di più. I cittadini reggiani stanno facendo uno sforzo importante e il sistema pubblico deve continuare a riconoscere e premiare questo impegno“.
Fabio Testi: un aumento nel biennio contenuto
“Grazie al lavoro di confronto tra Atersir e Gestore si è arrivati a un aumento nel biennio contenuto e del tutto riconducibile a fattori esterni quali l’inflazione e i necessari rinnovi cntrattuali delle aziende del settore. Ogni Comune è stato coinvolto dai tecnici Atersir nella verifica dei valori del Piano Economico Finanziario, sia per controllare i numeri e i servizi attivi sia per chiarire meglio l’origine di determinati valori definiti dalla normativa Arera.
I valori raggiunti a livello provinciale di raccolta differenziata e la forte riduzione del quantitativo procapite di indifferenziato residuo, testimoniano la correttezza della scelta del modello di gestione adottato dall’assemblea dei sindaci più di 15 anni fa. L’obiettivo che ci poniamo è di efficientare ulteriormente puntando a migliorare la qualità della frazione differenziata. Confidiamo che la gara di affidamento del servizio possa essere pubblicata entro i prossimi mesi per dare così seguito agli obiettivi che ci siamo prefissati.
Nel frattempo ci attiviamo per un confronto con la Regione finalizzato a consolidare i risultati ottenuti e premiare ulteriormente i comuni virtuosi”.
“Una nuova fase”: ma quando, ma come?
La partita non si chiude con l’approvazione del Piano Economico Finanziario – scrivono infine i sindaci – Per gli amministratori del bacino Iren questo rappresenta l’inizio di una nuova fase: continuare a migliorare il servizio, mantenere alta l’attenzione sulle famiglie più fragili e portare avanti una vertenza istituzionale affinché i territori più virtuosi non siano penalizzati dagli attuali meccanismi tariffari.
L’obiettivo condiviso è costruire un sistema in cui la qualità della raccolta differenziata, l’impegno dei cittadini e la capacità amministrativa dei Comuni non restino solo un valore ambientale, ma diventino anche un vantaggio economico concreto per chi li produce — trasformando la sostenibilità in una leva di equità, oltre che di tutela dell’ambiente.
Luigi
10/07/2026 alle 09:31
Metodi fascisti, della peggior specie. Ah ma in questo caso nessun corteo, nessuna manifestazione di piazza, nessun’ antimafia trova il coraggio di scrollarci di dosso quest’ immensa sanguisuga!