Mescolini, ipotesi trasferimento per incompatibilità ambientale
Antonio Leone racconta le manovre nel Csm per la nomina del procuratore di Reggio

6/9/2020 – La task force istituita dal procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi per istruire le azioni disciplinari nei confronti dei magistrati coinvolti nelle intercettazioni dello scandalo Palamara, sta esaminando anche la posizione del procuratore di Reggio Emilia Marco Mescolini per le pressioni esercitate nel 2018 per ottenere la nomina nella sede di Reggio Emilia.

Faro acceso su Mescolini – e sul giudice reggiano Gianluigi Morlini, che partecipò alla riunione dell’hotel Champagne a Roma con Palamara e Lotti del Pd – da parte della prima commissione del Csm che sta esaminando la posizione di una ventina di magistrati in varia misura coinvolti nello scandalo, come risulta da intercettazioni e chat su Whatsapp. Anche per il procuratore di Reggio Emilia l’ipotesi, di cui circola notizia da giorni, e quella del trasferimento ad altra sede per incompatibilità ambientale.

Marco Mescolini

Intanto il quotidiano Il Riformista ha aggiunto un nuovo tassello alla sua inchiesta sul caso Mescolini e alle spinosa vicenda del mancato approfondimento della posizione di politici e amministratori del Pd nel processo Aemilia rispetto a rapporti continui e consolidati con i costruttori cutresi, alcuni dei quali condannati con pene pesanti per associazione mafiosa. Vicenda di una delicatezza senza precedenti e su cui infuriano polemiche, interrogazioni al governo, esposti al pg della Cassazione. E per la quale Giovanni Paolo Bernini, esponente parmigiano di Forza Italia – finito nel tritacarne di Aemilia, e alla fine prosciolto – ha chiseto al pg della Cassazione di essere ascoltato come persona informata dei fatti.

Sul tema, il pm Pennisi ha dichiarato al Riformista di aver lasciato le indagini di Aemilia per divergenze con Mescolini sulle persone da arrestare. Il suo stralcio dell’inchiesta centrato proprio sul ruolo dei politici, non entrò nella relazione al gip con le richieste cautelari, e sarebbe rimasta in un cassetto.

Ieri invece, il quotidiano di Sansonetti ha intervistato l’ex membro laico del Csm Antonio Leone (ex deputato, già vicepresidente della Camera). Leone era nell’organo di autogoverno della magistratura quando nel plenum fu combattuto il braccio di ferro concluso, nel lglio 2018 con la nomina di Mescolini a Reggio Emilia.

Antonio Leone

«Quella nomina fu il risultato di di un accordo fra le correnti della magistratura, o meglio frutto sicuramente di un accordo tra i gruppi (con tanto di capogruppo) che si formano all’interno del Csm», ha affermato Leone. “Il posto di procuratore di Reggio Emilia era vacante da luglio del 2017. La Commissione per gli incarichi direttivi aveva votato per la copertura di quel posto il successivo mese di ottobre.
Il voto in Plenum era fissato per la seduta del 14 febbraio del 2018. Ci fu la discussione. I togati di Magistratura Indipendente, la corrente di D’Avino (poi nominato a Parma per eliminare ogni ostacolo sulla strada di Mescolini, ndr.), puntarono sulla sua maggiore anzianità, sul fatto che aveva già le funzioni semidirettive e una esperienza decennale nel contrasto ai reati contro la Pa e contro la criminalità.
Alla luce di una prevedibile “battaglia” venne deciso di rinviare la pratica alla seduta successiva, quella del 21 febbraio – aggiunge l’avvocato di Manfredonia ex membro del Csm – Evidentemente però per quella data i “venti di guerra” non erano sopiti e si decise per un altro rinvio. Questa volta a data da destinarsi. D’Avino oltre ad essere in corsa per la Procura di Reggio Emilia, aveva fatto domanda per la Procura di Parma. Il bando era scaduto a fine gennaio 2018. La Procura si sarebbe liberata a marzo.

Quindi – chiede il Riformista – “conferma che per mandare Mescolini a Reggio Emilia fu necessario trovare un soluzione che “accontentasse” D’Avino?”
Certamente – è la risposta di Leone – Altrimenti non ci sarebbe stata ragion d’essere perché passasse tanto tempo per la copertura di una Procura importante che tutti sollecitavano.

Il finale dell’intervista riguarda le parole spese da Roberti, di apprezzamento nei confronti di Mescolini.
“Le sembra un Paese normale . risponde Leone – quello in cui un ex procuratore nazionale antimafia scenda in difesa di un magistrato che oggi viene additato come uno che non ha approfondito indagini su di un partito e lo fa oggi da eurodeputato proprio di quel partito?“.

Pierluigi Ghiggini

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