Il vescovo Camisasca critico sulla processione anti-gay Pride: “Non c’è stata condivisione”
“Società e credenti chiedano scusa ai discriminati”

27/5/2017 – “Non c’è stata condivisione” della processione di riparazione indetta al Comitato Beata Scopelli in contemporanea al Gay Pride reggiano del 3 giugno. Lo ha confermato il vescovo Massimo Camisasca questa mattina, al suo arrivo all’incontro per i quarant’anni della comunità Centro Sociale Papa Giovanni XXIII di don Ercole Artoni, che si è tenuto nella sede della comunità e della fondazione a Villa Sesso.

“Non c’è stata condivisione – ha detto Camisasca rispondendo ai giornalisti – Io ho appreso dell’iniziativa dai giornali”. L’atteggiamento  della Chiesa nei confronti degli omosessuali, ha aggiunto –  “è di rispetto, perchè gli omosessuali vanno rispettati come persone, altra cosa è il giudizio della Chiesa sulle pratiche omosessuali, che è notoriamente negativo”.

Il vescovo Massimo Camisasca alla comunità di don Artoni

Il vescovo Massimo Camisasca alla comunità di don Artoni

A proposito della processione di riparazione, ha chiarito: “Ogni fedele ha il diritto di pregare. Certamente la modalità della preghiera pubblica comporta una valutazione dell’opportunità deei messaggi, e ciascuno può dare il proprio  giudizio.”. Ma i cattolici appaiono divisi… “Si possono avere posizioni differenti, che comunque devono essere coerenti con la posizione della Chiesa. Non è detto che il canto di ciascuno diventi una sinfonia, e a volte qualche acuto contrata col canto corale. Nella Chiesa è fondamentale l’unità nella diversità”.

Chi ha torto tra don Cugini (il sacerdote che ha promosso la veglia di preghiera in solidarietà con le vittime dell’omofobia) e gli altri? “Chiedetelo a loro”, è stata la risposta secca di Camisasca.

Nel pomeriggio il vescovo di Reggio ha chiarito ulteriormente il proprio pensiero con una nota ufficiale nella quale afferma fra l’altro, citando il catechismo della chisa cattolica, che “ogni persona ha uguale dignità, qualunque sia il suo orientamento sessuale e merita il rispetto di tutti. Deve perciò essere accolta «con rispetto, compassione, delicatezza”. Ciò, afferma Camisasca “così non è stato talvolta in passato. È giusto perciò che la società e i credenti chiedano scusa a quanti hanno eventualmente disprezzato o messo in un angolo. Nessun atteggiamento anche solo di scherno va tollerato”.

 ECCO COSA SCRIVE MONSIGNOR CAMISASCA:

“Durante i giorni in cui sono stato assente da Reggio Emilia per la preparazione e lo svolgimento dell’assemblea della Conferenza Episcopale Italiana, ho seguito naturalmente, anche se da lontano, le cronache reggiane, che hanno parlato di tensioni e incomprensioni all’interno della nostra Chiesa, talvolta anche enfatizzate e usate dalla stampa per dare un’immagine negativa della comunità ecclesiale.

Ho ricevuto lettere ed inviti, anche pressanti, perché intervenissi, in un senso o in un altro. Ho preferito tacere, perché quando c’è confusione le parole del vescovo possono essere anch’esse utilizzate per aumentarla. Tacere non è sempre pavidità, talvolta è necessario farlo, come ha fatto Gesù davanti a Erode e Pilato (Gv 19,8-9). Poi viene il momento per parlare. Come ci insegna Qoelet, c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare (Qo 3,7).

La prima annotazione, che è una preghiera, scaturita dall’esperienza di questi giorni, è che la nostra Chiesa deve molto maturare nella coscienza e nell’esperienza della comunione.

Ogni presbitero, diacono, persona consacrata e laico, quando parlano, rilasciano un’intervista o intraprendono un’iniziativa che coinvolge la Chiesa, devono riflettere sul fatto che le loro parole ed azioni hanno ripercussioni su tutta la comunità. Certo, ciascuno può, entro un determinato limite, agire sotto la propria responsabilità, ma la carità richiede sempre, se non vuole essere un puro nome, dialogo e confronto con chi nella Diocesi ha il carisma del pastore.

Per quanto riguarda in particolare le iniziative di queste settimane, sono contento che persone con orientamento omosessuale si trovino a pregare sotto la guida di un sacerdote e con la partecipazione di altre persone. Questa proposta non deve avere nulla a che fare con l’adesione a quei gruppi Lgbt che rifiutano e irridono la dottrina della Chiesa.

Allo stesso modo, non mi è stato chiesto nessun permesso di iniziare una processione dal sagrato della Cattedrale in riparazione alla giornata del “Gay pride”. Pure in questo caso, i fedeli cristiani hanno tutto il diritto di trovarsi a pregare, anche pubblicamente. Tutto ciò avviene già la sera della solennità del Corpus Domini o è accaduto recentemente per la bellissima occasione che ha visto 5 mila persone radunarsi nella piazza della Cattedrale per la consacrazione della Diocesi al Cuore Immacolato di Maria, evento purtroppo oscurato, nei mezzi di comunicazione, da tutte le polemiche di questi giorni, ma non penso nei cuori dei fedeli.

Per quanto riguarda coloro che provano un’attrattiva sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, richiamo la dottrina della Chiesa riaffermata nel recente Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2357-2359) e nella stessa Esortazione apostolica Amoris Laetitia (n. 250-251).

Ogni persona ha uguale dignità, qualunque sia il suo orientamento sessuale e merita il rispetto di tutti. Deve perciò essere accolta «con rispetto, compassione, delicatezza» (CCC 2358).

Cosi non è stato talvolta in passato. È giusto perciò che la società e i credenti chiedano scusa a quanti hanno eventualmente disprezzato o messo in un angolo. Nessun atteggiamento anche solo di scherno va tollerato. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (CCC 2358, ripreso in AL 250).

Nello stesso tempo, le persone con orientamento omosessuale «sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione» (CCC 2358). Mentre ribadisco con convinzione l’affermazione del Catechismo che sostiene che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (CCC 2357), sottolineo tuttavia che questo non significa un giudizio sulle persone, ma una doverosa chiarezza riguardo al bene e al male, che è un servizio al cammino stesso del popolo cristiano”.

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6 risposte a Il vescovo Camisasca critico sulla processione anti-gay Pride: “Non c’è stata condivisione”
“Società e credenti chiedano scusa ai discriminati”

  1. tamagnini alfeo Rispondi

    27/05/2017 alle 18:25

    Grande Camisasca Luce fra le tenebre fitte di questi tempi.

  2. Paolo Rispondi

    28/05/2017 alle 12:17

    Boh..

  3. un sacerdote Rispondi

    29/05/2017 alle 07:33

    Grazie al Vescovo di Reggio Emilia per la parola di chiarezza; una parola che auspico presto sulle labbra di tutti i vescovi d’Italia, a cominciare dal mio…

  4. Nicola Natale Rispondi

    29/05/2017 alle 13:00

    Non c’è tiepidezza nè confusione nelle parole del Vescovo ma solo decisa conferma della Chiesa. Che i fedeli cristiani siano attenti alle sue parole.

  5. Gianni Rugginenti Rispondi

    29/05/2017 alle 14:50

    Grazie Eccellenza per la concreta, efficace e “Paolina” testimonianza.
    Sempre un ricordo nostro nella preghiera.
    Gianni Rugginenti

  6. BRILLI MARCO Rispondi

    30/05/2017 alle 09:12

    Da quando si parla di privacy tutti sanno tutto di tutti.
    Da quando si parla di Chiesa nel mondo la Chiesa si è talmente allontanata dal mondo che le parole di un Vescovo cattolico che
    parla come un Vescovo cattolico fanno notizia.
    La cosa è molto triste, quasi tragica per noi cattolici.

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