18/10/2026 – L’ombra della cosca di ndrangheta Grande Aracri di Cutro e Reggio Emilia si allunga sempre più sull’assassinio di David Rossi, il responsabile relazioni esterne del Monte dei Paschi di Siena, precipitato la sera del 6 marzo 2013 sul selciato di vicolo Monte Pio, dal suo ufficio di Rocca Salimbeni.
Secondo le indagini e le ricostruzioni ordinate dalla Commissione parlamentare d’inchiesta guidata dal deputato reggiano di FdI Gianluca Vinci, e che ribaltano la tesi giudiziaria del suicidio, sarebbe un omicidio maturato ed eseguito negli ambientl della ndrina reggiana-mantovana dominata dal boss Nicolino Grande Aracri, oggi all’ergastolo.


In una conferenza stampa che si annuncia esplosiva, domani lunedì 19, il presidente Vinci riferirà almeno due nomi di sospetti mandanti ed esecutori della morte di David Rossi, contenuti in “annotazioni” appena consegnate alla Commissione d’inchiesta dal tenente colonnello Fagnani della Guardia di Finanza e dal ten. colonnello Gregori del Ris dei Carabinieri, a integrazione del rapporto di 74 pagine che ricostruisce le fasi dell’omicidio e quelle im mediatamente successive.
Attraverso la ricostruzione tridimensionale dei filmati registrati la sera del 6 marzo 2013, i carabinieri hanno isolato 59 eventi di interesse. Tra questi alemeno 12 passaggi di luci nei quali si distinguono chiaramente le ombre antropomorfe proiettate sulla parete in fondo al vicolo di Monte Pio.
Sarfebbero «almeno due o tre soggetti in movimento», visibili a partire dalle 20, 04, esattamente quattro minuti dopo la caduta del manager dalla finestra: giusto il tempo per abbandonare l’ufficio di Rossi, scendere in strada e fermarsi all’imbocco del vicolo. Lì, secondo la ricostruzione, i componenti del commando avrebbero sorvegliato l’agonia di Rossi durata una ventina di minuti, ostruendo la vista e impedendo l’arrivo dei soccorsi quando l’uomo si sarebbe potuto ancora salvare.


Sarebbero risultate decisive le audizioni dei collaboratori di giustizia Angelo Cortese e Giuseppe Giglio, ex esponenti del clan, e dell’imprenditore Antonio Muto, assolto dal concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Pesci contro il tentacolo mantovano della cosca Grande Aracri.
Saranno ascoltati dalla commissione anche il boss Nicolino e anche Giuseppe Iaquinta, condannato a 19 anni nel processo Aemilia.
Ma perché gli ndranghetisti della bassa mantovana avrebbero voluto la morte di David Rossi?
Il dirigente di Banca Mps gestiva anche un cospicuo portafoglio di sponsorizzazioni – che tuttavia aveva subito un taglio drastico, da 50 a 40 milioni l’anno – e sembra di altri fondi dell’istituto senese.
Soldi che avrebbero preso anche la strada di un’agenzia bancaria di Viadana della Popolare Puglia e Basilicata – controllata da Montepaschi – dove gestivano i loro affari, con fidi e giri di contanti tra il mantovano e Siena, determinati personaggi che gravitavano intorno alla cosca .
E a Viadana, secondo quanto accertato dalla Commissione, David Rossi si sarebbe recato anche una volta ogni quindici giorni.
Il fil rouge che lega la filiale di Viadana a Rossi alle tragica sera del marzo 2013 è in un numero di 7 cifre, 4099099, ritrovato sul cellulare di Rossi, che corrisponde a un certificato di deposito al portatore a tasso fisso, scadenza 31 agosto, 2013, e intestato a un prestanome.
Ma la chiave del giallo sarebbe nei verbali secretati depositati solo venerdì in Commissione. Secondo quanto la ricostruzione de Il Giornale, in un articolo di Felice Manti, i verbali riportarebbero le dichiarazioni di due soggetti: “un testimone oculare dell’aggressione a Rossi e un imprenditore con qualche guaio giudiziario legato forse alle indagini sulle infiltrazioni mafiose nell’Emilia-Romagna come a Brescello e Reggio Emilia, nel Bresciano e nel Mantovano.”.
“Non è un caso – aggiunge – se sulla vicenda adesso vi sarebbero almeno tre fascicoli nelle Dda di Firenze, Bologna e Brescia, competente su Viadana“.
Nei verbali l’imprenditore in questione racconterebbe di aver avuto mandato di «intimidire» David Rossi, ma di non aver potuto organizzare la spedizione punitiva perché «ai domiciliari».
In definitiva: David Rossi era nel mirino per i tagli al sistema delle sponsorizzazioni che aveva tanto ingolosito la ndrangheta? O forse perché, nell’ambito delle indagini sul dissesto dell’antica banca senese, avrebbe potuto rivelare ai magistrati alcune pericolose alchimie finanziarie dietro a un possibile sistema collaudato di riciclaggio?
Ne sapremo di più domani dalla voce del presidente della Commissione, Gianluca Vinci: è grazie alla sua determinazione e alla sua competenza forense se il “cold case” è uscito dal pantano e ha imboccato la strada che portata a legami tra alta finanza e ndrangheta, sino a lambire ambienti politici che contano.
“Un altro testimone oculare – scrive ancora Il Giornale – avrebbe descritto l’aggressione a Rossi – non è chiaro se da protagonista o da spettatore – confermando per tabulas le ricostruzioni a cui sono giunti recentemente i Ris”.
Rossi sarebbe stato aggredito nel suo ufficio da almeno un paio di uomini robusti, capaci di tenerlo appeso per un braccio minacciandolo di farlo cadere e così determinati da scendere nel vicolo di Monte Pio assieme ad altri due o tre complici una volta caduto Rossi, osservarlo agonizzare per più di venti minuti e lasciandolo morire senza soccorrerlo per timore che raccontasse tutto.


Si tratterebbe di una dinamica che sarebbe già emersa dalle perizie chieste da Miceli nel 2017, a cui la Procura di Siena non ha voluto credere.
A queste conclusioni era giunto anche il presunto supertestimone Antonio Muto, altro imprenditore assolto dal concorso esterno nel processo Pesci, che aveva raccontato di essere stato aggredito nel vicolo mentre si recava (in ritardo) a un appuntamento con Rossi fissato alle 19.50 di quel maledetto 6 marzo. Nei verbali secretati dalla commissione si parlerebbe anche di alcuni politici a disposizione delle cosche, ma su questo non sono trapelate altre indiscrezioni.
Tra 24 ore ne sapremo più.
Di certo, il deputato Vinci non ha dubbi: «È stata la ’ndrangheta a uccidere David Rossi, con un commando di diverse persone che l’hanno prima aggredito, l’hanno lasciato cadere e poi hanno impedito che venisse soccorso».
(Pierluigi Ghiggini)
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Palese
18/10/2026 alle 13:23
Se ci sono voluti 13 anni per capire che dietro c’era la mafia la Giustizia è proprio messa malissimo…
Bastava vedere bene (e non far finta di non vedere..) i filmati –
e in seguito dall’autopsia 1+1=2
Ora vedremo se salteranno fuori i veri colpevoli e i mandanti di questo orribile omicidio (mafioso e a più mani),
che RIPETO
era palese che fosse tale dall’inizio!