DI GIOVANNI TARQUINI, CAMINE MIGALE E MATTEO MARCHESINI
3/10/2026 – Le dichiarazioni del capogruppo del Partito Democratico in Sala del Tricolore dimostrano ancora una volta come la sinistra reggiana sia incapace di scindere il rispetto istituzionale dall’incontinenza ideologica di partito.
Con il solito tono autoritario di chi ritiene di essere unico depositario dell’amministrazione della città, comportamento abituale di questa maggioranza di sinistra, viene liquidata la richiesta di Reggio Civica e di Forza Italia proclamando che “lo striscione resterà dov’è”.
La motivazione, come al solito, è inconsistente.
Sono passati più di dieci anni dal tragico epilogo del viaggio in Egitto di Giulio Regeni e la Corte d’Assise di Roma si è pronunciata esprimendo la verità intesa come ricostruzione processuale di quanto accaduto. La magistratura italiana ha svolto il suo corso e stabilito le sue verità.
Mantenere un vessillo di protesta sulla facciata del Municipio significa ignorare la natura delle pubbliche Istituzioni e trasformare la Casa di tutti i cittadini reggiani in un permanente tabellone di propaganda.
Le parole dell’esponente del PD sono pura retorica e anche fuori tempo massimo. Tirare in ballo il Tricolore e la “libertà di pensiero” per giustificare l’occupazione ideologica di un edificio pubblico è solito cortocircuito in cui cade ripetutamente questa sinistra.
Il dolore e la ricerca della verità non sono facili strumenti di propaganda di bottega e il PD reggiano strumentalizza quello striscione per piantare la solita bandierina politica. Ma il rispetto per la vicenda di Regeni e la vicinanza alla sua famiglia non si misurano con un telo di plastica appeso al Comune.
La giustizia e la verità non si cercano con i proclami dai balconi. E la facciata del Palazzo Comunale non è la sede di un circolo di partito né una tribuna di opposizione al Governo.
La memoria e la dignità si tutelano con il rigore istituzionale.
Rimuovere lo striscione è doveroso, lo impone la legge che prevede che sulle facciate dei municipi debbano essere collocate solo la bandiera Tricolore, quella europea e il vessillo del Comune.
Reggio Emilia ha bisogno di Istituzioni che rappresentino finalmente l’intera comunità, non di un gruppo politico che usa il Municipio iure proprio, come megafono ideologico.
Rimproverare agli altri la mancanza di “dignità” riducendo la sede del Tricolore a una tribuna di fazione è ridicolo e ipocrita.
Lo striscione va tolto e ancora una volta è il Prefetto che deve intervenire. Non per dimenticare, ma per rispetto di quel principio di neutralità riconosciuto dalla nostra Costituzione alle pubbliche Istituzioni.