19/10/2026 – La svolta nel giallo della morte di David Rossi è puntualmente arrivata oggi con le dichiarazioni del deputato reggiano di FdI Gianluca Vinci, avvocato e presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla fine del responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi, che precipitò dalla finestra del suo studio al quarto piano di Rocca Salimbeni a Siena, quattro minuti dopo le 20 del 6 marzo 2013.
Vinci ha rivelato due nomi di presunti mandanti dell’omicidio, nomi fatti da testimoni della ‘ndrangheta cutrese e reggiana, e contenuti nei rapporti depositati alla commissione dalla Guardia di Finanza e dal Ris dei Carabinieri. Uno è un pezzo da novanta della finanza italiana, l’altra è famoso nel mondo sportivo fiorentino.
“In base agli elementi acquisiti dalla Commissione nelle vicende che hanno portato alla morte di David Rossi sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi, quale mandante di un’azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi, e Gabriele Ceccherelli, quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all’esterno di Palazzo Salimbeni”.
Parole pronunciate da Gianluca Vinci nel corso della riunione di oggi dell’Ufficio di presidenza della Commissione di’inchiesta.
“L’Ufficio di presidenza ha avuto modo di valutare elementi informativi acquisiti dai consulenti della Commissione nell’ambito di alcuni colloqui con detenuti ha detto Vinci – Abbiamo deciso di trasmettere gli atti. Invieremo tutta la documentazione alla Procura. L’autorità giudiziaria saprà come muoversi”.


Per la Commissione dunque, David Rossi sarebbe morto per un regolamento di conti interno all’istituto senese, che avrebbe coltivato rapporti infetti con la cosca Grande Aracri. Rapporti intrecciati fra Reggio e la bassa mantovana e di cui qualcuno tirava le fila da Rocca Salimbeni.
Secondo quanto trapelato su contesti e ricostruzioni della vicenda, la cosca di Nicolino Grande Aracri era scontenta del comportamento di David Rossi. Il quale avrebbe utilizzato, su ordine di qualcuno, le sponsorizzazioni di una squadra di rugby come copertura di operazioni di riciclaggio della cosca, e per questo andava ogni quindici giorni in visita a una filiale bancaria di Viadana utilizzata regolarmente da personaggi gravitanti nell’orbita della potente cosca cutrese reggiana.
Va detto che il coinvolgimento di Mussari e Ceccherelli come presunti mandanti del delitto è al momento solo un’ ipotesi, sia pure formulata sulla base di indagini e testimonianze.
I due non sono indagati, e ancora oggi per la Procura di Siena David Rossi si uccise gettandosi dalla finestra. Procura che comunque dovrà tornare sui suoi passi, muovendo dal lavoro della Commissione Vinci, che ha dimostrato come alle 20,04 del 6 ottobre di tredici anni fa, a palazzo Salimbeni fu perpetrato un feroce omicidio.
Intato Mussari ha già respinto le rivelazioni dell’on. Vinci, parlando di “follia“, prima ancora che di diffamazione, e annunciando azioni legali: “Voleranno querele“.
Completamente estraneo si è dichiarato anche Gabriele Ceccherelli, famoso ex calciante del Calcio storico fiorentino: “Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda”.


“Viene data la possibilità ai due soggetti indicati di potersi difendere con una modalità del tutto nuova per questa Commissione – afferma a sua volta il presidente Vinci – ossia una sorta di interrogatorio dove ci sarà l’assistenza di un avvocato difensore e la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Non si tratta di soggetti indagati – ribadisce l’avvocato reggiano – Questa è anche l’occasione per sollecitare tutti quelli che hanno notizie sulla morte di David Rossi a contattare noi o l’autorità giudiziaria. Era un passaggio necessario perché come Commissione abbiamo l’obiettivo di chiarire”.
Aggiung Vinci. “Le due testimonianze raccolte sono concordi sulla nostra ricostruzione. Ovviamente se i due” che hanno fatto i loro nomi “hanno mentito a noi che abbiamo gli stessi poteri dell’Autorità giudiziaria risponderanno del reato di calunnia“.
LA FAMIGLIA DI ROSSI: APPREZZAMENTO MA ANCHE SGOMENTO
Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, moglie e figlia di David Rossi, ribadiscono “apprezzamenti” per il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta che ha “dimostrato scientificamente come la morte” dell’ex capo comunicazione di Mps “sia avvenuta in conseguenza di un omicidio“.
“Al contempo, esprimono il proprio sgomento per le notizie recentemente diffuse in merito alla presunta individuazione dei mandanti e degli esecutori della vicenda”.
La famiglia, “non esclude a priori alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna. Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica“. Così l’avvocato Carmelo Miceli, legale dei familiari di Rossi, commenta le notizie odierne diffuse dalla Commissione parlamentare d’inchiesta.
Il legale precisa inoltre che va anche “fermamente respinta l’idea che l’eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni possa inficiare o compromettere l’enorme mole di lavoro e di risultanze oggettive accumulate in questi anni”. “
Apprendere tali indicazioni, pur nel contesto di una dolorosa e comprensibile reazione umana e familiare, impone oggi più che mai la massima fermezza istituzionale – aggiunge Miceli – “La valutazione sull’attendibilità o meno delle testimonianze e dei nomi emersi non spetta alle cronache, ma deve essere rimessa unicamente alla magistratura”.
“La gravità di quanto riferito dall’onorevole Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, impone un rigoroso vaglio dell’Autorità giudiziaria, per troppo tempo unica vera assente di questa drammatica vicenda” aggiunge Miceli che poi spiega: “Continuando a confidare nello Stato di diritto, le sig.re Tognazzi e Orlandi chiedono ancora una volta che le risultanze della Commissione siano indagate da una Procura della Repubblica, nel pieno rispetto del contraddittorio e dei diritti di tutte le parti coinvolte”.
“L’autorità giudiziaria, muovendo dagli accertamenti che hanno acclarato trattarsi di omicidio – prosegue il legale -, non deve quindi limitarsi agli approfondimenti delle sole indicazioni pervenute dalla Commissione, ma ha il dovere di esplorare a 360 gradi ogni possibile pista e movente, integrando i nuovi elementi nel quadro complessivo già emerso; la famiglia non si accontenta di verità proclamate attraverso i media, pretende un processo giusto, secondo i principi sanciti dall’art. 111 della Costituzione, nel quale esercitare pienamente le proprie prerogative di persone offese, affinché sia solo un’aula giudiziaria a individuare e condannare i veri responsabili dell’omicidio”.
Sabrina
19/10/2026 alle 15:57
Piovra di ndrangheta. Ricostruzione eccellente!
Vedremo
20/10/2026 alle 08:36
Diremo che l’intonso rapporto narrato tra sinistra e n’drangheta potrebbe vacillare con questa indagine…
sempre che la Magistratura sia ancora una Magistratura autentica..
un motivo per DIMOSTRARLO a tutto il popolo italiano, sempre più scettico a riguardo
Se crollasse l’IMPERO in questo caso farei una festa.
Francesco
20/10/2026 alle 11:19
Vinci bravissimo, grande padronanza di linguaggio ed equilibrio.
Hanno fatto bene a fare una conferenza stampa coi giornalisti così la faccendaccia sarà sotto gli occhi della popolazione (sempre che gli occhi li apra..).