13/10/2026 – “Non credo che sia giusto esagerare più di tanto quanto è accaduto a Reggio Emilia al cui sindaco Massari, credo sia bastata la figura fatta a suo tempo quando accettò senza fiatare la penosa ramanzina riservatagli in pubblico dalla nota Francesca Albanese. Ma la scelta che in questi giorni sta offrendo la sua città è una sorta di riassunto del clima che ormai regna in Italia“.
Sul Corriere della Sera di oggi martedì 13 ottobre, in un editoriale che gira dalla prima pagina, Ernesto Galli della Loggia lancia un allarme “sul clima insopportabile, indegno, che ormai da mesi è stato creato nel Paese nei confronti del nome ebreo“. Un allarme lanciato più che al partito al popolo del Pd, non si sa quanto consapevole di ciò che avviene e si fa anche in suo nome. E per rappresentare la situazione del Paese, l’insigne storico e politologo prende ad esempio il caso di Reggio Emilia e della dichiarazione politica imposta agli insegnanti ebrei, israeliani e americani, come paradigma, appunto, del piano inclinato sui cui sta scivolando l’Italia.
La lectio è magistrale quanto implacabile nella concatenazione dei fatti descritti nell’articolo su “I conti con l’antisionismo“. Vale la pena leggerla con attenzione, se non altro per avere una visione d’insieme delle dimensioni del disastro che ha investito Reggio Emilia.
Ecco cosa scrive Galli Della Loggia.
“Da un lato una famosa istituzione educativa che stila carte costituzionali della scuola facendo credersi di essere il tribunale del Bene, ma la cui retorica pacifista lascia del tutto indifferenti i veri guerrafondai, ma finisce inevitabilmente per prendere di mira solo chi come Israele non accetta di subire in silenzio chi gli porta la guerra in casa.
Poi ecco – apprendiamo dalle cronaca -ad eccitare gli animi un fanatico proPal che nessuno invita autorevolmente a darsi una calmata. Il quale, appena sa che sono in arrivo degli israeliani, si getta a smanettare maniacalmente su Internet per scovare il più tenue indizio sulla vita di ciascuno di essi per dimostrare che si tratta di nuno sporto ebreo in segreta combutta con l’esercito di quel Paese. Anche se, come sembra, solo per aver scritto una lettera a qualcuno sotto le armi.
Nel frattempo però, guarda caso, che a un gruppo di ebrei americani arriva da firmare, misteriosamente – non si sa firmata da chi, visto che adesso tutti negano – una dichiarazione con la quale i suddetti si dissocino dalla politica criminale dello Stato ebraico. Richiesta che come si capisce ha un solo ma evidentissimo motivo: che si tratti di cittadini americani, ma ebrei; e quindi giustamente chiamati a rispondere, in una sorta di aberrante jus sanguinis, di quanto fa Netanyauh. Ecco ancora che a questo punto la responsabile della suddetta famosa istituzione educativa racconta che lei, per carità, “si è limitata a raccontare agli ospiti in arrivo il clima in città” (immagino come benvenuto, per rendergli più gradevole il viaggio). E adesso, dopo quanto è successo, il clima di cui sopra è quello che ci sia aspetta, con l’annuncio per la sera dell’inevitabile “presidio”, non è ben chiaro a presidiare che cosa: forse l’incolumità dei bambini di Reggio Emilia dagli orchi ebrei capitati nei paraggi”…
Ci fermiamo qui, il resto potete leggerlo sul Corriere della Sera con richiamo in prima pagina nell’edizione cartacea di oggi.
Galli della Loggia descrive da par suo il clima e la canea antisraeliana (e antisemita, vediamo di non far finta di niente come al solito) per lanciare un messaggio al popolo della sinistra e soprattutto del Partito Democratico, verso i cui dirigenti sembra nutrire totale sfiducia: “L’opinione pubblica di sinistra deve rendersi conto che tutto questo oggi può avvenire in un’antica, nobile città italiana solo perché da anni intorno al massacro terroristico del 7 ottobre e alla micidiale risposta israeliana essa ha consentito che montasse una campagna di continua, martellante disinformazione storica” sino “alla grottesca messa sotto accusa del “sionismo” equiparato a una sorta di versione ebraica del fascismo”. Ciò che ha consentito con la scusa dell’antisionismo “l’emersione dei più schifosi rigurgiti antisemiti“.
Ma se la deriva di Reggio Emilia può assumere il valore di esempio generale, è altrettanto indiscutibile come la vicenda stia lasciando nella città del Primo Tricolore un cumulo di macerie politiche, culturali, di prestigio e probabilmente economiche (l’immagine di Reggio Children costruita in trent’anni di lavoro e missioni nel mondo, è già pesantemente compromessa) alla quale forse si potrà porre rimedio con anni di fatiche, e soprattutto cambiando registro.
Quella “comunità educativa” immaginata da Jerome Bruner non esiste più, se non in piccoli anfratti. Al suo posto si è formata una comunità ideologica indistinta, certo con tutte le straordinarie competenze di prima e attuali, ma che ha sostanzialmente tradito, magari senza accorgersene, lo spirito dei cento linguaggi di Loris Malaguzzi.
In questo senso un colpo definitivo è arrivato dal sempre ignaro sindaco Massari, che ieri pomeriggio in Consiglio comunale ha sparato sulle “manipolazioni” e sulla “destra che parla senza capire“, ma che per uscire dall’angolo ha negato sfrontatamente l’evidenza dei fatti.
Ha detto: “Se c’è stata un’incomprensione con le educatrici ed educatori delle scuole ebraiche che hanno scelto di rinviare il viaggio, la chiariremo, ma Reggio non ha chiesto e non chiede esami politici o religiosi a chi opera nelle scuole di ogni parte del mondo“. Parole testuali di Massari, che ha anche respinto “con forza” la richiesta di dimissioni dell’assessora Mahmoud.
Peccato che proprio nel giorno fatidico del 7 ottobre, a margine della presentazione della stentorea “Carta per un’educazione democratica e partecipata” – nuovo verbo del tribunale ideologico reggiano – Reggio Children aveva precisato pubblicamente e per iscritto che “al gruppo di educatori ebraici è stata chiesta, in risposta alle preoccupazioni emerse in città un’ulteriore presa di distanza esplicita dalle politiche del governo Netanyahu” . Diktat, è arcinoto, voluto dall’assessora Marwa Mahamoud: “Noi non collaboriamo con chi sostiene Netanyauh e il suo governo”. Affermazione perentoria rilanciata dai media e di cui il primo cittadino era bene al corrente.
E allora, sindaco Massari, come la mettiamo? Le hanno nascosto la verità? Oppure sapeva e ha mentito sapendo di mentire? O magari, umanamente la comprendiamo, preferisce passare per fesso pur di scrollarsi di dosso un po’ responsabilità?
Quale che sia la risposta, i reggiani toccherà portare la croce e cantare la Messa: caricarsi ancora sulle spalle Massari, la sua giunta e tutti guai che ha combinato in soli due anni e mezzo, e al tempo stesso pagare un conto salatissimo per il diktat antiebraico che ha asfaltato Reggio Children ed elevato la città a icona negativa di un Paese infettato dall’antisemitismo.
(Pierluigi Ghiggini)
Silvana
13/10/2026 alle 15:54
L’ assessora che si veste secondo i dictat di una religione avulsa a tutti i paesi europei e che si arroga il diritto di beccare in testa a qualsivoglia ebreo, che ha pieno diritto di rapportarsi civilmente con nostre rappresentanze istituzionali, dovrebbe come minimo dimettersi dal suo incarico immediatamente. Credo anch’io che con questo nuovo accadimento, sommato alla spudorata recita pseudo democratica a sostegno di Francesca Albanese, il Pd abbia toccato il fondo.
L'Eretico
13/10/2026 alle 23:28
La peggior giunta dal dopoguerra ad oggi. Questa è la sintesi. Saluti.