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La Blitzkrieg di Bosco Ospizio
Non hanno fatto prigionieri: i numeri della distruzione di un ecosistema antico
E ora chi pagherà i danni?

Le ruspe assoldate da Conad abbattono il cedro

DI UGO PELLINI

10/10/2026 – La distruzione del Bosco Ospizio ha ricordato la Blitzkrieg (guerra lampo che consiste nel rapido intervento di forze corazzate per superare quella di logoramento).

In poche ore è stato cancellato un ecosistema che si era creato in decine e decine di anni. Ogni tipo di vegetazione è stata brutalmente spazzata via dalla potenza dei cingolati protetti da un massiccio impiego delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa; gli alberi sono stati stroncati con la benna di una ruspa.

Non sarà possibile conteggiare i danni arrecati all’ambiente, sono però doverose alcune puntualizzazioni sulla sorte delle grosse e ben visibili piante eliminate.

Delle 98 sacrificate ben 72 sono state abbattute per “motivi edilizi”: 21 tigli, 20 platani, 10 aceri, 5 frassini, 4 ippocastani, 3 noci, 1 abete, 1 mirabolano, 1 robinia, 1 cedro, 1 tuia. Praticamente fatti sparire quasi tutti i tigli e platani del Parco dell’antico Ricovero degli anni ’70.

Non erano quindi solo piante ruderali infestanti cresciute spontaneamente quelle presenti nell’area.

Dieci di questi alberi (fonte agronoma Marcella Minelli, che ha curato lo studio per conto di Conad) erano addirittura in buono stato di salute, altri dieci in discreto.

Tra questi 98 ce ne erano 11 definiti “trapiantabili”, che significa che si potevano salvare collocandoli in un altro luogo come fanno nei paesi civili; in Germania e Giappone spostano alberi secolari ben più grandi.

Il trapianto di alberi però è costoso, molto di più che l’abbattimento; ecco spiegato il motivo per cui hanno agito in fretta. Nelle “guerre lampo” non si fanno prigionieri ed è proprio quello che hanno fatto a Bosco Ospizio.

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