1/3/2024 – Processo Re-cleaning sugli appalti pilotati nel comune di Reggio, sotto la gestione del sindaco Vecchi. Ieri pomeriggio, a conclusione requisitoria, i pubblici ministeri Giulia Stignani e Valentina Salvi hanno chiesto tredici condanne, tre assoluzioni e tre prescrizioni. Dall’inchiesta Re-cleaning è emersa l’esistenza di un sistema ben collaudato all’interno del comune di Reggio per dirigere e condizionare in modo sistematico le gara evidenza pubblica. Un intreccio di connivenze dal quale il livello politico non può certo chiamarsi fuori.
La richiesta più pesante è di 11 anni di carcere e 3mila euro di multa per corruzione a carico dell’avvocato Santo Gnoni, ex dirigente dei servizi legali del Comune di Reggio, e imputato numero uno nel processo scandalo che ha travolto la macchina comunale reggiana. Le assoluzioni invece sono state chieste per Nando Rinaldi, dirigente dell’Istituzione scuole e nidi, ed ex presidente di sala del Tricolore (per non aver commesso il fatto), Alessandro Lucci e Luigi Severi. Intervenuta prescrizione del reato di falsità ideologica per Anna Messina, già segretaria generale di palazzo Civico (poi passata a Parma con Pizzarotti), Valeria Sborlino e Daniela Agosti.
Ecco le 13 richieste di condanna, su venti imputati nel processo:
Sugli undici anni proposti per l’avvocato Santo Gnoni, sette anni sono relativi al reato di corruzione continuata per il bando di consulenza e brokeraggio assicurativo di Union Brokers e per la richiesta di farsi riparare l’auto gratis dall’ Autofficina Reggiana, facendo valere la propria posizione di giudice tributario.
Quattro anni di detenzione e 3 mila euro di multa riguardano invece la turbata libertà degli incanti per i bandi del servizio legale, del nido d’infanzia Maramotti, della sicurezza stradale a favore della ditta Corradini e della gestione sosta in città. Cadute per prescrizione le accuse di falso in atto pubblico e rivelazione di segreto d’ufficio.
Sono sei gli appalti, per un importo complessivo di 27 milioni, al centro dell’inchiesta Re-cleaning, iniziata nel 2016 e culminata nel 2019 con le perquisizioni della Guardia di Finanza, coordinate dal sostituto Valentina Salvi, a palazzo Civico. Perquisizioni avvenute quattro giorni dopo le elezioni comunali, su disposizione dell’ex procuratore Marco Mescolini al fine di “non turbare” la competizione elettorale. Fatto denunciato da quattro sostitute della Procura di Reggio nell’esposto al Csm che ha messo in moto l’inchiesta disciplinare, poi conclusa con la rimozione per incompatibilità ambientale del dottor Mescolini.
“Nel sistema degli appalti del Comune di Reggio Emilia c’erano “due universi paralleli” – hanno detto le pm Stignani e Salvi – Da un lato “una realtà finta che viene fatta vedere ai cittadini con atti tecnicamente perfetti” e dall’altro “un sottobosco, un ‘dietro le quinte’ molto distante da quanto si vede all’esterno e il cui scopo è sempre quello di limitare la concorrenza nei bandi. Al punto che in determinate gare molto allettanti c’era un solo concorrente”.
Zazà
01/03/2024 alle 18:10
Nel frattempo sindaci sempre incapaci di avere contezza di ciò che accadeva loro sotto al naso? Le stesse ignare mammolette che non hanno mai avuto sentore di ndrangheta, come possono ancora andarsene in giro a testa alta? Dobbiamo davvero credere alla storia dei sindaci che non sanno niente? Ma se non sanno niente che ci stanno a fare degli incapaci del genere? Chi ce li ha messi in politica? E tutta la risma di condannati non dovrebbe rifondere ai contribuenti il denaro impiegato per averli mantenuti?
Fausto Poli
02/03/2024 alle 15:18
Quando si avverte una distanza molto grande da gli affari di alcuni personaggi citati, quando la situazione e’ irreversibile, quando solo alcuni tecnici possono sistemare le cose, allora ho speranza in un territorio migliore.