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Magistrati a gamba tesa sul referendum giustizia
“Un’ aberrazione che fa male ai cittadini e al Paese”
Polemica per il procuratore Paci (MD) all’Arci Fuori Orario

19/1/2026 – “Vedere importanti magistrati apertamente schierati a favore di una posizione specifica, in palese violazione di un dovere costituzionale di imparzialità per chi ricopre funzioni pubbliche, è un’aberrazione che non fa bene ai cittadini e al paese. Proprio perché la riforma incide sull’assetto della giustizia, servirebbero sobrietà e misura, non militanza“.

Gli avvocati Giovanni Taquini, Carmine Migale e Matteo Marchesini di Reggio Civica-Lista civica per Reggio Emilia prendono posizione sugli interventi a gamba tesa nel dibattito referendario da parte di noti magistrati.

Trasparente il riferimento al Procuratore di Reggio Emilia Gaetano Calogero Paci, esponente di prima piano di Magistratura Democratica e con buoni rapporti a sinistra, che proprio domani sera, 20 gennaio, parteciperà con Carlo Lucarelli alla manifestazione “C’è chi dice no!” al Fuori Orario di Taneto di Gattatico.

“Nel dibattito sul referendum per la separazione delle carriere il confronto è legittimo e necessario; sorprende invece la presa di posizione di una parte della magistratura. La Costituzione non impone certo il silenzio ai magistrati, ma senz’altro esige imparzialità“. Così i consiglieri comunali Tarquini e Migale, insieme al collega avvocato Marchesini.

“Quando settori della magistratura, soprattutto associativa, intervengono nel dibattito referendario con toni e modalità proprie della contesa politica, si crea un corto circuito istituzionale. Le argomentazioni rischiano di valere non per il contenuto, ma per chi lo pronuncia. E questo è un problema serio per uno Stato di diritto“.

“Il magistrato, quando parla in pubblico, non è un cittadino qualunque. Confondere il piano della giurisdizione con quello della politica indebolisce entrambi: la politica perde autorevolezza, la giustizia perde credibilità.

Proprio perché la riforma incide sull’assetto della giustizia, servirebbero sobrietà e misura, non militanza. Difendere la democrazia costituzionale significa anche saper restare nel proprio ruolo. Non è una questione di libertà di parola, ma di asimmetria democratica”.

E concludono: “Vedere importanti magistrati apertamente schierati a favore di una posizione specifica, in palese violazione di un dovere costituzionale di imparzialità per chi ricopre funzioni pubbliche è un’aberrazione che non fa bene ai cittadini e al Paese.

A maggior ragione, quindi, separiamo ruoli e carriere, liberiamo dai condizionamenti politici gli organi di autogoverno dei magistrati giudicanti e dei magistrati requirenti, e istituiamo un organo disciplinare libero che elimini le distorsioni e inefficienze della giustizia domestica interna alla magistratura”.

(Avv. Giovanni Tarquini, Carmine Migale e Matteo Marchesini – Reggio Emilia)

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Una risposta a 1

  1. Sììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì Rispondi

    19/01/2026 alle 12:11

    La vera aberrazione è la Giustizia oggi e negli ultimi decenni!

    Se ne saranno accorti che Minniti, uno dei rari cervelli pensanti della sinistra, voterà SI’?
    Faranno finta di nulla come solito.
    Non li regge più nessuno. Sonno ridicoli.

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