di Pierluigi Ghiggini
Dopo quasi vent’anni don Franco Ranza, uno dei sacerdoti più conosciuti di Reggio e della diocesi, lascia la parrocchia di San Francesco (ora con San Nicolò) del centro di Reggio Emilia, dove il battagliero salesiano, in gioventù prete tra gli ultimi delle favelas venezuelane, si era insediato nel 1999.
Il vescovo Massimo Camisasca lo ha sollevato dall’incarico, nominando al suo posto l’attuale parroco di San Giacomo don Maurizio Pirola. La notizia doveva essere divulgata solo il 24 giugno, tuttavia è un segreto di Pulcinella anche perchè, al fine di accelerare i tempi, il vescovo Massimo già nominato don Maurizio amministratore di San Francesco.E il vicario generale don Nicelli ha firmato la pratica per i restauri di San Nicolo che don Ranza si è rifiutato di sottoscrivere.

La certezza del cambiamento si è avuta quando il vicario generale don Nicelli ha illustrato ai sacerdoti della diocesi, nell’assemblea tenuta al centro Don Bosco, il decreto episcopale col quale sono stati rivoluzionati i vicariati (passati da undici a 5) e le unità pastorali: la parrocchia di San Francesco e San Nicolo è ora inglobata in un’unica unità pastorale con San Giacomo (via Roma) e San Pietro, quest’ultima retta da monsignor Tiziano Ghirelli, direttore, tra i numerosi incarichi, dell’ufficio Beni culturali della Diocesi.
Don Ranza, dunque deve lasciare presto la canonica di San Francesco, diventata un punto di riferimento per tanti cattolici. E deve salutare il popolo per il quale si è battuto senza badare a convenienze e compromessi, come quando diversi anni fa portò cinquecento persone in processione nei giardini pubblici infestati da spacciatori e piccoli delinquenti. O come quando, nel 2006, suonò la campana di San Francesco al passaggio del corteo di migliaia di immigrati islamici che gridavano Allah u akbar davanti alle chiese, ma venivano ricevuti in comune dal sindaco Delrio.
Le prime reazioni tra i parrocchiani del centro, al corrente delle voci che circolano non smentite da giorni, sono di sconcerto. E non si può dire che don Ranza non sia amareggiato, soprattutto per le modalità e per le circostanze della rimozione da San Francesco, legate, a quanto sembra, a questioni che con la pastorale c’entrano poco o punto.
Si sa che il vescovo Massimo, in un lungo colloquio la settimana scorsa, gli ha proposto una destinazione diversa, sempre in città. «Non ho accettato», precisa a La Vocedon Ranza, il parroco con la valigia in mano, che resta in attesa di ulteriori decisioni di impegno pastorale da parte di monsignor Camisasca. Insomma, una proposta nuova diversa. Nel frattempo Don Ranza non esclude di trasferirsi in un’altra diocesi, per iniziare a 71 anni un nuovo cammino.
Don Ranza, per quale ragione le è stata tolta la parrocchia? E’ vero che lei si è dimesso?
E’ vero, in questi anni ho presentato tre volte la lettera di dimissioni: la prima quando ho avuto l’infarto, la seconda volta perchè non ho potuto riaprire San Francesco, in quanto la chiesa è priva di riscaldamento (e sinora non è stato fatto niente). E da ultimo perchè contesto la pratica, che a mio parere potrebbe essere non del tutto regolare, per ottenere i contributi della Regione Emilia Romagna al fine di risanare la chiesa di San Nicolò.
Può spiegare meglio?
In sostanza San Nicolò è rimasta danneggiata dai terremoti del 1999 e del 2012. Il sisma di sei anni fa ebbe conseguenze limitate, mentre l’origine dei danni più problematici risale a 20 anni fa. La Curia mi ha chiesto di firmare la richiesta di contributo in base al progetto Mude, relativamente ai danni di sei anni fa, ma io ho ritenuto di non firmare. E continuo a essere dubbioso sulla piena regolarità della richiesta. Per questo ho presentato le dimissioni.
Ne ha parlato con il vescovo? E con i parrocchiani? Ho avuto diversi incontri, oltre che col nostro vescovo anche col vicario don Nicelli e col consiglio pastorale. Ho informato della questione i parrocchiani al termine di una messa: si sono espressi con un voto libero. Tutti si sono espressi in modo non favorevole sul “progetto Mude” per San Nicolò, salvo due astensioni.
Si era mai trovato in una situazione simile?
«Non così. Le mie dimissioni sono state accettate in tre giorni, in un percorso apparso molto rigido. E sono giunto alla conclusione che il progetto maturava da tempo. Ho vissuto altre situazioni delicate in conseguenza di «sibillini giochi curiali», ma sino ad oggi era prevalsa la ricerca di soluzioni confidando in quella santa pazienza che è nei solchi evangelici. Ma non posso negare che questo frangente per me è particolarmente pesante: in fin dei conti qualcosa contano vent’anni di cammino compiuto insieme, nella comunità parrocchiale e anche a livello cittadino».
Don Ranza resta in attesa di una nuova proposta.
Intanto ha messo mano a un nuovo libro: dopo “Trenta denari? No grazie”, pubblicato nel 2015 e subito esaurito, ha raccolto altre riflessioni ed esperienze pastorali in un pamphlet dal titolo «Strada facendo…». Sottotitolo: «Chiesa reggiana: ieri oggi domani… forse?». Comunque vada, sarà un successo.
(LA VOCE DI REGGIO EMILIA)