26/9/2017 – Sono otto i docenti universitari indagati in Emilia-Romagna nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze sui concorsi truccati, che coinvolge 59 persone tra indagati, arrestati e sottoposti a misure cautelari. L’inchiesta è su scala nazionale, e coinvolge essenzialmente nomi molto noti nel campo del diritto tributario. Fra questi si sono anche una docente dell’università di Modena e Reggio, Maria Cecilia Fregni, che insegna diritto tributario e finanziario nella facoltà di Giurisprudenza di Modena, e il reggiano Thomas Tassani, professore all’Alma Mater di Bologna. Entrambi sono stati interdetti per un anno dall’insegnamento universitario e da ogni altro incarico accademico.
Degli otto emiliani, ben sei lavorano all’Universita’ di Bologna (anche se uno insegna nel campus di Ravenna), mentre un altro docente insegna all’Ateneo di Ferrara. Fra i sei indagati bolognesi sono, oltre al direttore della Scuola europea di alti studi tributari (Seast) dell’Alma Mater Adriano Di Pietro, finito agli arresti domiciliari e , appunto Thomas Tassani.
Per cinque di loro il gip fiorentino Antonio Pezzuti ha disposto l’interdizione per un anno dall’insegnamento e da ogni altro incarico accademico.
Un anno di interdizione, infine, anche al docente dell’Universita’ di Ferrara Marco Greggi, candidato all’abilitazione a cui Di Pietro commissiono’ la stesura dei propri giudizi sugli altri candidati, e a Maria Cecilia Fregni dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia, indicata come ‘portavoce’ del docente dell’Universita’ milanese Bicocca, Francesco Tesauro.
In pratica, secondo il Gip di Firenze, Fregni avrebbe riportato ad Amatucci “i desideri di Tesauro”, e avrebbe fornito al docente della Bicocca i numeri di telefono dei commissari, scrivendo a uno di essi una lettera sotto dettatura dello stesso Tesauro.
Su Tassani, il giudice afferma che “non ha avuto solom il ruolo di consigliere di Di Pietro e mat4eriale esecutore delle sue direttive. Ha avuto anche un ruolo direttivospendendosi perché l’accordo corruttivo fiosse concluso e comprendesse l’abilitazione di paolo Puri” (dell’università del Sannio, interdetto anche lui). Aggiunge il Gip che tassani “Mette in guardi e suggerisce strategie a Adriano Di Pietro… Ha anche trasmesso a Di Pietrop la notizia che Pietro Boria (Sapienza di Roma, interdetto, ndr.) aveva parlato con Amatucci e che era possibile concludere l’accordo corruttivo con l’abilitazione di Puri e Pietro Selicato (anche lui della Sapienza, e interdetto).
Secondo alcune affermazioni intercettate a Guglielmo Franzoni, docente a Foggia (attualmente ai domiciliari) <Di Pietro avrebbe ottenuto l’abilitzione di due candidati, uno di prima fascia e uno di seconda con riferimento a Tassani e ad Andrea Mondini”.
Nel complesso l’inchiesta condotta dai pm fiorentini Luca Turco e Paolo Barlucchi
Le misure sono scattate a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, disposta dal gip su richiesta dei pm fiorentini Luca Turco e Paolo Barlucchi.
Altri 22 sono stati colpiti dalla misura dell’interdizione dalle funzioni di professore universitario e da quelle connesse ad ogni altro incarico accademico per la durata di 12 mesi.
Sette arrestati, 22 interdetti, 59 indagati
Tra i docenti accusati anche l’ex ministro Augusto Fantozzi che rischia l’interdizione dalla professione di docente, in merito alla quale il gip di è riservato di decidere dopo l’interrogatorio. I suoi legali fanno sapere che all’epoca dei fatti Fantozzi era già in pensione, e ciò dovrebbe escludere il suo coinvolgimento.
«Il professor Augusto Fantozzi è completamente e indubitabilmente estraneo ai fatti in contestazione», afferma l’avvocato Antonio D’Avirro, difensore di Fantozzi.
«In primo luogo – argomenta il legale – perché era già andato in pensione all’epoca degli avvenimenti oggetto di indagine. La sua integrità è altresì testimoniata da una limpida e unanimemente apprezzata carriera accademica. Il professore – prosegue l’avvocato – sarà lieto di fornire tutti i chiarimenti necessari nell’incontro con i magistrati, che auspica possa avvenire il prima possibile».
Ai domiciliari sono finiti Fabrizio Amatucci, docente alla Federico II di Napoli, Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino), Adriano di Pietro (Università di Bologna), Alessandro Giovannini (Università di Siena), Valerio Ficari (Università di Roma 2), Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Varese), Guglielmo Fransoni (Università di Foggia).
Nell’inchiesta, che riguarda tutto il territorio nazionale, risultano indagate complessivamente 59 persone.
Secondo quanto spiegato, le indagini sono partite dal presunto tentativo da parte di alcuni professori universitari di indurre un ricercatore, candidato al concorso per l’abilitazione scientifica nazionale all’insegnamento nel settore del diritto tributario, a ritirare la propria domanda.
Ciò allo scopo di favorire un altro ricercatore, in possesso di un curriculum notevolmente inferiore, promettendogli in cambio l’abilitazione nella tornata successiva.
Le indagini, ha spiegato la Guardia di Finanza in una nota, hanno consentito di accertare «sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario», – alcuni dei quali pubblici ufficiali poiché componenti di diverse commissioni nazionali nominate dal Miur -, finalizzati a rilasciare abilitazioni «secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori», per soddisfare «interessi personali, professionali o associativi».
Ieri mattina i finanzieri hanno eseguito oltre 150 perquisizioni domiciliari in uffici pubblici, abitazioni private e studi professionali.
Per 7 docenti che figurano tra gli indagati il gip Antonio Pezzuti si è riservato la valutazione circa la misura interdittiva dalla professione all’esito dell’interrogatorio.
Secondo quanto risulta da una delle intercettazioni, venivano scelti con una “chiamata alle armi” tra i componenti della commissione giudicante, e non in base a criteri di merito, i vincitori del concorso nazionale per l’abilitazione scientifica all’insegnamento nel settore del diritto tributario. In una intercettazione uno dei docenti, componente della commissione giudicante, affermerebbe di voler favorire il suo candidato, contrapposto a quello di un collega, esercitando la sua influenza con una vera e propria “chiamata alle armi” rivolta agli altri commissari a lui più vicini.
luigi
27/09/2017 alle 12:07
Quale esempio per i giovani! Siamo immersi nel fango fino al collo! Poi pretendiamo che si forma una classe politica integra e che la mafia venga debellata! Purtroppo dobbiamo partire dalle radici!