DI PIERLUIGI GHIGGINI
30/9/2026 – Lo aveva detto, confermato e lo ha fatto: Conad Centro Nord non rinuncia al suo diritto di fare tabula rasa del bosco spontaneo sorto tra le rovine del vecchio ospizio della via Emilia per edificare un centro commerciale, ancor più grande dell’Ariosto, con annessa palazzina di servizi collettivi per il quali il Comune di Reggio Emilia pagherà un sostanzioso affitto.
Questa mattina, qualche minuto dopo le 6,30, protette da un cordone di polizia in assetto antisommossa (evidentemente qualcuno si aspettava l’inizio di una guerriglia rivoluzionaria, come se Bosco Ospizio fosse l’incrociatore Aurora) le ruspe sono entrate nell’area verde di via Emilia Ospizio per l’inizio della “bonifica” e il conseguente avvio del cantiere.
A nulla sono valsi appelli da ogni parte, anche di intellettuali e di naturalisti capitanati dall’anziano e come sempre battagliero Ugo Pellini, in prima fila nella protesta sino a beccarsi una querela di Conad, e nell’occupazione immediatamente in corso da settimane all’esterno dell’area.
E nemmeno progetti alternativi e flebili tentativi di mediazione da parte del sindaco Massari (la cui amministrazione peraltro ha firmato le concessioni edilizie).
Rabbia e delusione da parte degli attivisti dell’Assemblea permanente, con proteste e parole grosse che fioccano da questa mattina sui social. Sconcerto soprattutto per lo schieramento di polizia ritenuto eccessivo.
E mentre si attendono sviluppi sul campo, il film si sposta in dissolvenza verso la guerra commerciale tutta interna a Legacoop tra i “compagni” di Conad e di Alleanza 3.0; ma soprattutto sugli effetti perniciosi del futuro gigante della GDO reggiana sul centro storico di Reggio, e sulle dinamiche di prezzi retail.
L’inflazione è già elevata, la grande distribuzione di ambito cooperativo non riesce ad abbassare i prezzi alle casse causa debiti e interessi passivi, ed è già visibile lo spostamento dei consumatori verso altre catene di ceppo austro ungarico e olandese in grado di spuntare ricarichi e prezzi più bassi.
E allora il quesito della Susi di questa settimana è: chi cadrà per primo, dopo il gruppo Realco Sigma? La soluzione, come sempre, nel prossimo numero.
COALIZIONE CIVICA CHIAMA SCHLEIN, CONTE E BONELLI: “PARLATE CON I VOSTRI, E FATE PRESTO“
Questa mattina anche Coalizione Civica era presente al Bosco di Ospizio, dove sono iniziati i lavori nell’area destinata al nuovo intervento Conad mentre, davanti a un cordone antisommossa, proseguiva la protesta degli attivisti.
«Vedere oggi le ruspe entrare in quest’area fa male al cuore. Ma soprattutto fa rabbia pensare a quanto tempo sia stato perso – questo il commento del consigliere Dario De Lucia – Già nell’estate del 2024 noi di Coalizione Civica avevamo vidimato le firme per la mozione popolare promossa dai cittadini. In poche settimane furono raccolte migliaia di sottoscrizioni e si chiedeva una cosa molto semplice: sospendere il percorso e aprire un confronto per cercare una soluzione diversa».
La raccolta per la mozione era partita nell’agosto 2024 e già a ottobre erano state depositate circa 2.000 firme; la richiesta era di sospendere l’iter e avviare un percorso partecipato.
«C’erano il tempo e le condizioni politiche per provare fino in fondo a costruire una mediazione con Conad, modificando almeno una parte dell’intervento. Invece per mesi ci è stato ripetuto che non si poteva più toccare nulla. Alla fine la convenzione è stata firmata pochi giorni prima della discussione della mozione in consiglio comunale”.
Coalizione Civica rivolge quindi “un appello nazionale a Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, e Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde: «Parlate con i vostri rappresentanti a Reggio Emilia. Chiedete loro di aprire una riflessione seria su quanto accaduto e, soprattutto, sulle prossime scelte urbanistiche della città. Non possiamo continuare a dichiarare a livello nazionale la necessità di contrastare la crisi climatica e poi accettare a livello locale interventi che continuano a consumare suolo».
«Chiediamo oggi ai partiti nazionali di assumersi la responsabilità di aprire una discussione con la propria rappresentanza locale. Perché il problema non finisce con Ospizio».
Coalizione Civica richiama in proposito le altre trasformazioni urbanistiche che interessano la città: via Francia, dove la Diocesi ha venduto a CCFS Immobiliare 49 mila 400 metri quadrati e il piano prevede nuove palazzine e una struttura commerciale, nella quale è previsto anche un discount; il nuovo polo logistico nell’area ex Silk Faw a Gavassa; e il precedente di Baragalla, dove la realizzazione del supermercato Coop ha comportato la perdita di decine di alberi nell’area boschiva.
«Non stiamo parlando di episodi isolati – aggunge De Lucia – Nel luglio 2025 la maggioranza ha approvato dodici proposte urbanistiche che impegnano 9,7 ettari di suolo, cioè quasi dieci ettari: una superficie equivalente, come ordine di grandezza, a circa 14 campi da calcio. È un dato politico che non possiamo ignorare».
Il quadro di partenza è già particolarmente pesante. Secondo i dati ISPRA riferiti al 2024, nel Comune di Reggio Emilia il territorio consumato raggiungeva il 21,4%, mentre a livello provinciale la quota era superiore all’11%, tra le più elevate dell’Emilia-Romagna. Nel solo 2024 ISPRA ha rilevato nel capoluogo altri 17 ettari di consumo netto di suolo, pur con alcune trasformazioni classificate come reversibili.
«È questo il punto politico. In un territorio già fortemente cementificato non possiamo continuare a ragionare come venti o trent’anni fa. Ogni nuova trasformazione dovrebbe partire da una domanda: possiamo recuperare ciò che esiste già invece di consumare altro suolo? Possiamo salvare gli alberi presenti? Possiamo ridurre l’impatto dell’intervento? Possiamo negoziare con chi investe sul territorio invece di considerarne intoccabili le richieste?»
L'Eretico
30/09/2026 alle 22:11
Ho sentito le ragioni delle parti e non entro nel merito della vicenda.
Quello che considero più grave è ancora una volta il silenzio dell’amministrazione comunale. Ormai la scrivo volutamente in lettere minuscole, perché un’Amministrazione pubblica ha innanzitutto il dovere di rispondere ai cittadini, anche quando le risposte sono difficili o scomode.
Non può diventare una strategia quella del muro di gomma: non rispondere, lasciare passare il tempo, evitare di assumersi pubblicamente la responsabilità delle proprie decisioni.
Lo sto vivendo personalmente anche su altre questioni e il metodo, purtroppo, mi pare sempre lo stesso: il silenzio.
Le amministrazioni pubbliche sono le prime tenute al rispetto delle regole, della trasparenza e dei doveri di risposta. Quando questo rapporto con i cittadini viene meno, prima o poi se ne pagano le conseguenze, nelle sedi competenti e nel giudizio pubblico.