Archivi

Leggere il nuovo alla luce del vecchio
Perché Rousseau avrebbe vietato gli smartphone ai minori

DI LUCA PELIZZARO

8/8/2026 – Sembra che il mito del cosiddetto “buon selvaggio” sia sempre di moda. A circa vent’anni dalla grande rivoluzione del moderno smartphone con l’arrivo sul mercato del primo IPhone (2007), abbiamo una panoramica di considerazioni di carattere generale sull’impatto di questa nuova tecnologia sulle giovani generazioni.

Vent’anni di smartphone hanno profondamente plasmato coloro che sono nati negli anni Duemila.

Capita spesso di avere intuizioni perspicaci, riflessioni condivise, previsioni lungimiranti, ma come reagiremmo se scoprissimo che ciò che consideriamo un guizzo di intelletto è gia stato pensato, maturato, scritto e commentato secoli fa?

Probabilmente con uno sbuffo di delusione.
Di conseguenza, viene naturale domandarsi se siamo in grado di pensare del nuovo o siamo sempre e comunque limitati in una rielaborazione del vecchio.

Queste, però, sono questioni che hanno brillantemente trattato Wittgenstein, Goethe ma prima ancora la Bibbia ebraica nell’Ecclesiaste che tradotta recita così: «Nulla di nuovo sotto al sole». In latino, nihil sub sole novum.

Sullo spunto del seguente brano proviamo, proprio su questo incipit, a ripercorrere le tracce di una questione non attuale, bensì attualissima.

Nel dicembre 2025, il governo australiano guidato dal laburista oriundo italiano Anthony Albanese è stato il primo a voler tutelare i minori di 16 anni, impedendo loro l’utilizzo dei social media tramite l’Online Safety Amendment Act: una legge approvata dal Parlamento federale di Canberra.

A seguire tempestivamente il modello australiano è stato il governo britannico dell’ormai ex premier Keir Starmer, anche lui laburista, il quale prevede – entro la primavera 2027 – di estendere le restrizioni di età per l’utilizzo delle piattaforme digitali che espongono maggiormente ai rischi.

Nell’Unione Europea il primo Paese ad accodarsi alle recenti misure australiane e britanniche è stata la Francia del presidente Emmanuel Macron, avendo approvato una legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni, a partire dal 1° settembre 2026.

Evoluzione del telefonino: dai Tacs agli smartphone

La molla che ha fatto scattare il provvedimento francese è stata, almeno così s’è detto, l’uso indiscriminato degli smartphone nelle scuole. Ma il problema, a ben vedere, è più ampio.

L’obiettivo principale di queste misure di contenimento?

«Si tratta di ridurre i danni, incrementare il benessere e offrire ai giovani più tempo per un’infanzia più sana», riporta il sito ufficiale del governo britannico.

Leggere il nuovo alla luce del vecchio

Il dato che balza anche all’occhio meno allenato ed acuto è la tardività di queste norme, dopo vent’anni di sostanziale anarchia nell’utilizzo dei disposiviti smart per coloro che non avevano la maggiore età.

Nei telefonini di nuova generazione passa e gira di tutto, esponendo chiunque a qualsiasi contenuto. Quale impatto sui minori? Forse questa riflessione andava fatta molto prima, forse dal giorno prima di rilasciare sul mercato questi dispositivi, prevedendo nei limiti del congetturabile gli effetti sui giovani. Una volta uscito, è quasi sempre impossibile riportare il genio dentro la lampada, com’è impossibile rimettere il dentrificio dentro il tubetto…

È da qui che siamo pronti a tracciare un filo rosso col passato.

Jean-Jacques Rousseau

Nel 1712, nella Repubblica di Ginevra nasce Jean Jacques Rousseau. La sua era una famiglia di artigiani che si distingueva per costumi e diritti dalla maggioranza della popolazione ginevrina, pur appartenendo al ceto medio. Siamo in pieno “Secolo dei Lumi” tra cui spiccano i nomi di Immanuel Kant, David Hume, Voltaire e Montesquieu; ma rimane fuorviante credere che le idee raggruppate sotto questa etichetta siano tutte simili o uguali tra loro.
Rousseau, infatti, rimane il filosofo illuminista con le idee meno illuministe di tutti.
Grazie a elaborazioni concettuali come il citato “mito del buon selvaggio” sappiamo che il ginevrino ha sempre avuto un occhio di riguardo sulle cause che istituzioni e avvenimenti sociali hanno sui singoli individui e di riflesso sulla società.

Ma ciò che leggiamo in poche righe della prima pagina del trattato pedagogico che Rousseau pubblica nel 1762 l’Emilio, con un po’ di fantasia, sembra il frutto di una riflessione di etica applicata: «La situazione è ormai tale che un uomo, abbandonato a se stesso fin dalla nascita in mezzo ai suoi simili, sarebbe il più deforme di tutti. I pregiudizi, l’autorità, la necessità, l’esempio, tutte le istituzioni sociali in cui ci troviamo sommersi, soffocherebbero in lui la natura senza nulla sostituirle».

Nella medesima opera Rousseau rifletteva sull’importanza, per un fanciullo, di sperimentare attraverso i sensi; sosteneva, poi, che a dettare il passo della crescita per uno sviluppo differenziato di corpo, sensi, intelletto, sensibilità e senso morale dev’ essere la natura.
Emergeva che, seppur in riferimento a situazioni ed eventi diversi, ciò che muove Rousseau a scrivere sono le stesse preoccupazioni che costituiscono le radici dell’emendamento australiano.
Una Natura secondo Rousseau che scandisce il tempo che, alla luce di ciò che riporta il sito del governo britannico, è proprio ciò che i provvedimenti di cui si è parlato vogliono tutelare affinché i giovani di oggi siano i migliori adulti di domani. (Luca Pelizzaro)


Condividi:

Una risposta a 1

  1. retrogusto divino Rispondi

    10/08/2026 alle 08:40

    Non pensa nessuno ai danni atroci sulle generazioni sopra i 30?

    Vedo una marea di dipendenti da smarthphone – di ogni età, con senso critico azzerato e rincoglionimento in forte crescita.

    Non è obbligatorio. Se ne può fare a meno. Si torna a vivere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *