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Onorare la memoria di Giorgio Morelli “Il solitario”, partigiano cattolico delle Fiamme Verdi e giornalista, fondatore della Nuova Penna con Eugenio Corezzola (Bellis) e autore fra il 145 e ilo 1947 di inchieste infuocate quanto documentate sui delitti di cui si macchiarono i partigiani comunisti del reggiano, durante e soprattutto dopo la fine della guerra mondiale. Inchieste che gli costarono la vita.
Lo chiede il Consigliere provinciale di Terre Reggiane Giuseppe Pagliani con un ordine del giorno nella ricorrenza del 79° anniversario della morte di Giorgio Morelli, spirato a soli 21 anni il 9 agosto 1947 nel sanatorio di Arco di Trento, per le conseguenze letali di un attentato subito il 27 gennaio 1946 mentre denunciava con i suoi articoli sulla Nuova Penna i delitti politici per lo più orchestrati, come l’assassinio di don Pessina, dai vertici dell’Anpi reggiano. Di fatto accantonata per decenni, la figura de Il Solitario fu recuperata nel mondo cattolico da Sandro Spreafico e restituita al grande pubblico da Giampaolo Pansa nel ciclo del “Sangue dei vinti“, libri di storia scritti col piglio del romanzo e quindi accessibili a tutti, e forse per questo ancora oggi malvisti e diffamati da storiografi e attivisti del mondo antifa.

2016: l’indimendicabile libraio Nino Nasi con una copia della ristampa anastatica della Nuova Penna di Eugenio Corezzola e Giorgio Morelli
Nel suo Odg Pagliani ripercorre per sommi capi la storia del giovane e intepido giornalista partigiano, e chiede che la provincia promuova quanto prima una conferenza su una delle personalità più rilevanti della Resistenza italiana e dell’immediato dopoguerra. E anche qualcosa di più di una conferenza, considerato che nel 2027 cadrà l’ottantesimo della morte di Giorgio Morelli: potrebbe essere l’occasione di una svolta nelle narrazioni della Resistenza e della guerra civile a Reggio Emilia, per cui oggi i giovani, se qualcosa sanno, credono che la Resistenza sia stata solo comunista e che le storie sulle mattanze e l’eliminazione degli avversari politici nel dopoguerra, siano solo fandonie.
DI SEGUITO L’ORDINE DEL GIORNO PRESENTATO DA PAGLIANI IN PROVINCIA.
Al Presidente della Provincia di Reggio Emilia
Considerato che:
Il 9 agosto 1947, esattamente 79 anni fa, ad Arco (Trento), il giornalista Giorgio Morelli, nato ad Albinea (Reggio Emilia) nel 1926, moriva a causa delle conseguenze di un vile attentato che lo vide vittima il 27 gennaio 1946 nella sua frazione di nascita.Visto che:
era appena ventenne. Nel 1943, a soli 17 anni, aveva iniziato la sua battaglia per la libertà, prima scrivendo su ciclostilati clandestini, i “Fogli Tricolori”, e poi entrando nella formazione partigiana della Brigata Garibaldi, che lasciò nel 1945 per entrare nei gruppi delle “Fiamme Verdi” di orientamento cattolico. Il suo nome di battaglia era “Solitario”.
Il 23 aprile 1945 Morelli fu il primo partigiano ad entrare nella Reggio Emilia liberata. Fu il cugino e soprattutto amico di Mario Simonazzi Azor , popolare comandante partigiano ucciso nella Pasqua del 1945 da partigiani legati al PCI.Dato che:
era inoltre nipote del professore Alfonso Rossi e di Matilde Rossi Scipioni, sequestrati insieme ad altri il 1º gennaio 1945 dai partigiani e poi uccisi. I corpi non furono mai più rinvenuti e Morelli ipotizzò che nel dopoguerra fossero stati bruciati nella ex Fornace di Ca’ de Caroli.Considerato che:
dopo la liberazione, sconvolto dall’uccisione dell’amico e dal clima di violenza e omertà in cui era precipitata la provincia di Reggio Emilia, diede vita assieme a Eugenio Corezzola ad un settimanale indipendente, La nuova Penna. Morelli si prefisse l’obiettivo di scoprire la verità sui numerosi delitti politici, insabbiamenti e depistaggi commessi dai comunisti nella provincia. Dopo solo 7 giorni dall’uscita del primo numero (datato 23 settembre) il giornale attirò gli strali dei comunisti reggiani. Il capo partigiano Didimo Ferrari “Eros”, presidente locale dell’ANPI, definì La nuova Penna “l’organo dei nemici del popolo”. Ma Morelli e Corezzola non si fecero intimidire e continuarono nelle loro inchieste. “Eros” li espulse dall’ANPI e Morelli gli replicò con un articolo che rimase uno dei suoi editoriali più famosi, intitolato: Eros, per chi suonerà la campana?Si legge: «La nostra espulsione dall’Anpi, da te ideata, è per noi un profondo motivo d’onore… La nostra voce, che chiede libertà e invoca giustizia, è una voce che ti fa male e che ti è nemica». Il giornale ebbe vita difficile.
Considerato inoltre che:
la tipografia che lo stampava fu danneggiata e, per continuare ad uscire, dovette essere stampato presso i Padri Benedettini di Parma. Il 27 gennaio 1946 Morelli fu ferito in un agguato ad opera di ignoti che, nottetempo, gli spararono sei colpi di pistola, mentre rientrava a casa. Riuscì a scampare all’attentato, ma uno dei proiettili ferì un polmone, facendolo poi ammalare a soli vent’anni. Trasferito in un sanatorio di Arco, non riuscì a guarire e morì il 9 agosto ’47. Giorgio Morelli non fu decorato, ma purtroppo presto dimenticato dai più anche nella sua provincia.Ritenuto che:
dopo oltre ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale è arrivato il momento di ricordare Morelli e superare le polemiche, basate su ideologie del passato.Si impegna il Consiglio provinciale di Reggio Emilia
a ricordare ed onorare con una conferenza dedicatagli la memoria di Giorgio Morelli detto il Solitario che cercò, da partigiano cattolico quale era, di ricostruire pagine nascoste dell’attività svolta da gruppi di partigiani di matrice comunista che compirono crimini efferati nei confronti di civili nella fase finale del secondo conflitto mondiale e nei mesi ed anni successivi all’aprile del 1945. (Giuseppe Pagliani)