DI GIAN PAOLO PELIZZARO
4/8/2026 – Una volta lo chiamavano «giornalismo creativo». Una formula ironica per definire quei giornalisti che abusano dell’immaginazione nell’inventare false notizie, fabbricate di sana pianta, spacciandole per verità inoppugnabili solo per restare al centro dell’attenzione.
Forme più o meno patologiche di megalomania.
Una settimana fa – nella mattinata di martedì 28 luglio – veniva presentato in Senato (nella suggestiva sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a piazza Capranica 72) il primo volume del mio saggio “1983 – Mirella Gregori, Emanuela Orlandi e l’istruttoria del giudice Martella sull’attentato al Papa” (Baldini + Castoldi).
Promotore dell’iniziativa il senatore Andrea De Priamo, già presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Hanno partecipato, oltre al sottoscritto e al senatore De Priamo, il giudice Ilario Martella (che ha, peraltro, firmato la prefazione al libro) e l’on. Fabio Roscani, l’attuale presidente della Commissione Orlandi-Gregori, che ha portato il suo saluto istituzionale.
A moderare l’incontro il collega e amico Piero A. Corsini, giornalista Rai e saggista. Insomma, una presentazione ufficiale, in una sede istituzionale, per il primo saggio dedicato alle misteriose scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, frutto di un approfondito lavoro di ricerca durato anni (se non decenni) e che ha inteso – per la prima volta in 43 anni – raccontare cosa realmente accadde all’epoca, seguendo un rigoroso metodo narrativo, e cioè quello di seguire lo svolgimento dei fatti mantenendoli nel contesto in cui maturarono. Senza operare manipolazioni, omissioni o decontestualizzazioni.
Ebbene, il 22 luglio (quindi otto giorni prima della presentazione), un collega del “Corriere della Sera” che conosco da anni, Fabrizio Peronaci, non sul giornale per cui lavora, ma sul suo gruppo Facebook “Giornalismo investigativo”, ha pubblicato un’intemerata contro l’annunciata presentazione del mio libro in Senato, senza peraltro fare il mio nome. Bontà sua.
Non è la prima volta che Peronaci si lascia andare a imbarazzanti e incomprensibili fiammate politico-ideologiche quando si tocca l’argomento dei casi Orlandi-Gregori. Sembra patire una sorta di effetto Pavlov appena qualcuno “sì azzarda” a sfiorare temi sui quali lui – ormai da qualche anno – ritiene o pretende di avere la prima e l’ultima parola, agendo da tempo come una sorta portavoce di uno dei personaggi più controversi che si sono inseriti in queste tristi vicende: Marco Accetti.
Appena ha visto la locandina ufficiale della presentazione del mio “1983” in Senato, Peronaci è scattato, come un Dachshund al ringhio del tasso:
«Un libro promosso dall’ex presidente della commissione parlamentare d’inchiesta firmato da un ex consulente: un’operazione sfacciata, senza vergogna. A sfondo politico (accollare il duplice sequestro al Cremlino). Con la benedizione delle opposizioni».
E ancora:
«Il senatore Andrea De Priamo ora si è capito perché a maggio ha lasciato la presidenza della commissione parlamentare Orlandi-Gregori. Aveva qualcosa da promuovere. Un libro di un ex consulente della commissione stessa (dimessosi dopo qualche tempo, adesso si è capito perché), in palese conflitto di interessi in quanto il materiale dal quale si attinge è legato all’attività svolta degli ultimi due anni a Palazzo San Macuto».
Così una banale e semplice presentazione di un libro è stata trasformata in un oscuro complotto politico, tanto grave da far «perdere la faccia al Parlamento».
E così Peronaci è riuscito in qualcosa di straordinario: scrivere un cumulo di falsità, inventando di sana pianta una fakenews con evidenti profili diffamatori.
Appena letto questo post, ho messo mano al foglio e ho scritto una replica al “commento” di Peronaci, inviandola nella stessa giornata al diretto interessato via Whatsapp.
Le menzogne di Peronaci sono tante e tutte gravissime.
Il sottoscritto si è dimesso dalla Commissione all’epoca presieduta dal senatore De Priamo a maggio del 2025 per motivi riassunti in un mio intervento pubblicato su “Storia in Rete” (per chi fosse interessato, rimando a quel testo divulgato il 24 maggio 2025 con questo titolo “Commissione Orlandi-Gregori, Pelizzaro: «Ecco perché mi sono dimesso da consulente»”) che nulla hanno a che fare con il lavoro di stesura del mio saggio, iniziato molti anni fa. Ma questo, il “bravo” Peronaci non lo sa e non si è neanche premurato di scoprirlo. Lui ha sempre la Verità in tasca, a prescindere dai riscontri e dalle verifiche.
Il senatore De Priamo si è dimesso da presidente della Commissione Orlandi-Gregori perché il partito (Fratelli d’Italia) doveva coprire l’importante casella della presidenza della Prima Commissione Affari Costituzionali del Senato dopo le dimissioni del senatore Alberto Balboni, nominato il 22 aprile 2026 dal Consiglio dei ministri sottosegretario alla Giustizia al posto del dimissionario Andrea Delmastro delle Vedove (al centro dello scandalo della gestione di un ristorante a Roma con dei soci in odore di criminalità organizzata).
Il senatore De Priamo, fino a pochi giorni prima dell’uscita del mio libro (19 giugno 2026), nulla sapeva del mio lavoro decennale per un saggio sui casi Orlandi-Gregori. L’ho informato io, di persona, quando il testo è stato mandato in stampa: agli inizi di giugno 2026.
Il lavoro da me svolto in questi anni attinge a una pluralità di fondi di archivio, documenti e atti, recuperati in Italia e all’estero, ma nulla che provenga dall’attività della Commissione di cui ho fatto parte anche perché del tutto inutile ai fini del mio lavoro.
L’idea di presentare “1983” è venuta al senatore De Priamo un paio di settimane prima la fissazione della data anche a seguito della presentazione di un altro libro in Senato, patrocinata sempre da De Priamo, sulla cosiddetta Banda della Magliana, durante la quale si è parlato quasi esclusivamente del caso Orlandi.
LA REPLICA “SGRADITA” DI PELIZZARO A PERONACI


Nessuna «operazione politica» occulta, segreta o di chissà quale natura, ma una semplice, trasparente, legittima e democratica presentazione di un libro dal taglio storico (il mio saggio non è un libro “pistarolo”, e inzeppato di ipotesi suggestive, ma infondate, su suggestioni e convincimenti personali), basato solo ed esclusivamente su fatti e circostanze documentate e documentabili.
Peronaci, dopo aver ricevuto la mia lettera di replica, ha fatto il pesce in barile. Ha fatto finta di nulla e non l’ha pubblicata.
Solo dopo una mia richiesta di chiarimento (giovedì 30 luglio) sul perché non l’avesse ancora pubblicata mi ha risposto – sempre su Whatsapp – in questo modo:
«No, ancora no perché avevo percepito che non ci tenessi poi tanto».
Incredibile! Se non fosse vero, scritto nero su bianco, dubiterei io stesso di queste parole. Ma come? Io ti invio una immediata replica alle fesserie che pubblichi e tu cosa fai? “Percepisci” che “non mi interessa poi tanto” che venga pubblicata e insabbi tutto? Potremmo dire: un modus operandi degno dei giocatori delle tre carte sui banchetti di Porta Portese.
Ma l’aspetto che più mi è dispiaciuto della sparacchiata di Peronaci è il fatto che si è lascito andare a delle pure e semplici speculazioni politiche, senza aver neanche sfogliato il mio libro. Lo ha giudicato-pregiudicato, arrivando a conclusioni grottesche, senza aver avuto la banale curiosità di dargli almeno un’occhiata. Forse avrebbe scoperto la vera natura del mio lavoro. Che è quanto di più lontano, estraneo ed avulso da ogni sorta di immaginaria o ipotetica oscura «operazione politica».
Quando, sempre nel nostro scambio Whatsapp, ho ribadito con forza a Peronaci che aveva scritto delle falsità e che la sua “notizia” di una asserita «operazione politica» dietro alla presentazione del mio libro, Peronaci – che tradisce la sua insofferenza per la semplice verità dei fatti – mi ha risposto con queste testuali parole:
«[l’operazione politica] è inconscia… subliminale… Ma quale bufala! Non fare il finto tonto!».
Ho scoperto grazie a Peronaci non solo che farei «il tonto», ma che esistono presunte «operazioni politiche», di natura «inconscia» e «subliminale». A queste “illuminanti” parole, come e cosa rispondere se non «Sì, va bene. Lasciamo perdere. Ti saluto». Ma soprattutto, come si fa ad essere così e arroganti?
Per buona pace di Peronaci, “1983” è un libro che affronta le due tragiche vicende delle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori con un taglio storico, arricchito dall’alta supervisione di chi fu non solo il giudice istruttore della seconda inchiesta sull’attentato al Papa, ma anche e soprattutto il titolare dell’istruttoria formale sui casi Orlandi-Gregori, dal 1985 al 1990: Ilario Martella.
Speriamo almeno che l’autore di tali panzane dietrologiche non adotti il medesimo metodo nel suo “giornalismo investigativo”.
Tutto il resto, per dirla con Franco Califano, «è noia» e spazzatura…
(Gian Paolo Pelizzaro)
Maria Chiara Canestrelli
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