16/8/2026 – La battaglia del bosco urbano di via Emilia Ospizio: ieri, giorno di Ferragosto, il sit-in in atto da inizio mese – volto a impedire la demolizione del polmone verde (che esiste da decenni) per far posto al nuovo nuovo centro commerciale Conad con annessi servizi per il quartiere – si è spostato all’ingresso del parco campo di Marte II, lasciando liberi gli accessi all’area. Ciò spiana la strada all’apertura del cantiere di costruzione.
Alla svolta si è arrivati dopo che l’ufficio Digos della Questura ha intimato formalmente all’Assemblea permanente per il bosco Ospizio di non occupare più la pista ciclabile, nel tratto di proprietà di Conad Centro Nord, e tanto meno l’ingresso all’area verde da via Primo Maggio, in modo da non impedire l’accesso al bosco Ospizio.
E’ la conseguenza dell’istanza presentata dal gruppo cooperativo alla Prefettura di Reggio Emilia perché la protesta nella loro area fosse sospesa, o comunque possa continuare senza ostacolare l’inizio dei lavori. Si è poi aggiunta una querela contro gli ambientalisti per le ipotesi di violenza privata e occupazione di suolo privato.
Intanto il consigliere di Coalizione Civica Dario De Lucia rivela, carte alla mano, che la palazzina per la Casa di Comunità, biblioteca e altri servizi pubblici non sarrà propriamente un “regalo” di Conad Centro Nord: anzi, il Comune di Reggio Emilia per 300 metri quadrati di immobili pagherà un affitto annuo di 45 mila euro. L’analisi di De Lucia è una risposta indiretta all’ex sindaco Luca Vecchi, oggi capo di Gabinetto del presidente della Regione (e a suo tempo uno degli artifici del piano Ospizio) che si è schierato a fianco del gruppo coop e delle sue ragioni.
Ecco cosa scrive De Lucia.
“Conad ci dà biblioteca, polo sociale e Casa della Comunità gratis! Se non vuoi il centro commerciale rinunci a tutto questo“. Ma non è proprio così, se si legge il rogito tra Conad e Comune.
C’è un affitto di 150 euro al metro quadrato: circa 45.000 euro all’anno per una parte degli immobili (300 mq) , oltre alla rivalutazione ISTAT, alle spese condominiali e alle manutenzioni ordinarie e straordinarie tutte in capo al Comune.
“C’è una possibilità che il Comune possa riscattare l’immobile (non viene definito quando) avverte De Lucia – con un affitto a riscatto che coprirá il 70% del valore, il resto si pagherà a saldo se il Comune deciderà di acquistare.”
In pratica conclude il consigliere – Conad paga la costruzione e poi riprende i soldi dal Comune anno per anno fino a quando non si è ripagato l’investimento o una buona parte – Non proprio un regalo”.
Emilio Carbone
16/08/2026 alle 17:57
A proposito del Bosco Urbano Ospizio
Chi non ricorda la canzone di Celentano “Il ragazzo della via Gluck” del 1966, leggete o riascoltate il testo, sono passati 60 anni ed oggi è più attuale di allora.
Ottantenne, il mio cuore soffre nel vedere che il pianeta si sta ribellando all’evoluzione della nostra civiltà incurante dell’opprimente situazione climatica, dai devastanti cataclismi e dalle guerre infinite che io ho avuto la fortuna di non conoscere.
Siamo noi gli artefici di questo cambiamento irreversibile e molti non se ne stanno rendendo conto; la natura da tempo ci ha avvertito più volte dandoci l’opportunità di poter rimediare.
Avrei voluto partecipare personalmente al presidio dei tanti volenterosi che anche in queste giornate torride si sono impegnati nel difendere i valori di un bene così prezioso per tutta la comunità, soprattutto per i nostri figli e nipoti. Purtroppo la mia età non me l’ha consentito ma mi sono virtualmente unito a loro perorando una causa che ritengo d’importanza vitale.
Che dall’inizio dell’iter, portato dopo tanti anni ad un epilogo assolutamente deplorevole, ci siano stati errori di valutazione da parte degli organi competenti può essere giustificabile anche se per gli interessati non è facile ammetterlo.
Io, che dalla nascita ho vissuto e lavorato in pieno centro storico per tantissimi anni, da ragazzino andavo a giocare in via Cellini, a due passi dall’attuale Campo di Marte dove alla fine della strada c’era un grande appezzamento di terreno utilizzato dall’ex Caserma Zucchi, oggi sede dell’Unimore, per le manovre dell’esercito che stanziava a Reggio.
I giardini pubblici erano il luogo in cui principalmente si viveva il verde della città.
Tornando all’argomento del Bosco Urbano Ospizio, da cittadino non approvo l’atteggiamento ostico di CONAD che, anche nei suoi diritti edificatori, non intende confrontarsi non solo con gli attivisti che esprimono il loro dissenso ma anche con le persone che condividono con loro i principi ecologici.
Parlare poi di violenza privata definita tale quella dei partecipanti al sit-in mi sembra paradossale.
Se è vero che il colosso della grande distribuzione, ormai presente sul tutto il territorio della nostra provincia, ha fatto suo lo slogan “Persone oltre le cose”, mi chiedo se sono loro le persone e perché si nascondono.
Purtroppo i negozi di vicinato sono scomparsi da tempo ed oggi abbiamo la possibilità di scegliere il supermercato od iper che dir si voglia per effettuare liberamente gli acquisti con la nostra auto.
Non è la mobilità che ci manca e fare qualche chilometro in più non è certo un problema senza essere oppressi quotidianamente da “Ma vai da CONAD”.
Detto questo mi meraviglio del tardivo intervento dell’amministrazione comunale nel proporre un tavolo di confronto tra le parti, si vuole forse intervenire quando i buoi sono scappati dalla stalla?
Il dottor Massari, a cui devo la mia guarigione grazie alla sua professionalità quando fui ospite nel suo reparto di infettologia, non penso si sia dimenticato di prendersi a cuore la salubrità di chi respira quotidianamente l’inquinamento dovuto principalmente a ciò che produciamo, non certo l’ossigeno che ci offre sempre meno la vegetazione circostante.
L’odierno intervento del primo cittadino, giunto a poche ore dall’inizio dal presunto inizio dei lavori da parte dei mezzi incaricati da Conad, apre, anche se in ritardo, una finestra di dialogo con gli attivisti, finestra unilaterale di cui non si cita la presenza né la disponibilità del proprietario del terreno edificabile.
Penso alle rimostranze degli abitanti residenti nelle zone limitrofe che giustamente invocano la realizzazione della Casa della salute Est, della biblioteca e di altre strutture collegate.
Fermo restando che le stesse sarebbero gravate, come si dice, da un oneroso contratto di locazione concordato con il comune, preoccupa la cronica carenza del personale sanitario che già oggi affronta estenuanti turni di lavoro.
Riusciremo ad attivare ciò che molti desiderano, come e quando?
Sicuramente verrà data la precedenza al nuovo centro commerciale, per il resto vedremo.
Cronaca di questi giorni è anche la mancanza dei medici di base che non garantisce una copertura tale da soddisfare la richiesta dei pazienti, soprattutto anziani.
Concludo con una valutazione mia personale, proposte alternative andavano prese in considerazione prima ed erano fattibili soprattutto per le strutture relative ai servizi dedicati alla cittadinanza.
Mi auguro che ancora oggi, considerato l’interesse suscitato dalla spontanea e pacifica partecipazione di tanti, si possa intervenire senza creare in una “Città delle Persone” un precedente che ci porterà nel futuro a riflettere sulle scelte di chi ha deciso anche per gli altri.
Emilio Carbone
Dindi
17/08/2026 alle 09:16
CHE SCHIFO!
Sinistra del portafoglio pieno.