14/6/2026 – Tragica fine di Umberto Gianferrari, 69 anni, conosciuto in tutta la montagna reggiana: è morto ieri sera, lunedì 13, a Castelnovo Monti, nella sua casa di viale Enzo Bagnoli. Lo hanno trovato senza vita, ucciso da un colpo di fucile a pompa sparato in viso. Un suicidio, almeno così si dice.
Era sofferente a una gamba dopo un intervento di protesi, e da alcuni giorni non usciva di casa.
Gianferrari documentava con passione natura e antropologia dell’appennino, soprattutto la presenza e i movimenti degli animali selvatici: passava intere notti appostato per catturare le immagini di uccelli e mammiferi grandi e piccoli, da postare su facebook e nel suo canale youtube.


Era un collezionista di armi, che custodiva in un capanno blindato, e un cultore delle vicende storiche locali. Soprattutto delle memorie del nonno, il medico partigiano Pasquale Marconi, fondatore dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, deputato Dc alla Costituente e poi alla Camera per diverse legislature.
Mesi fa Gianferrari aveva denunciato il grave atto censura che ha colpito la memoria dell’on. Marconi, il cui intervento più importante, pronunciato nel 1951 a Montecitorio a favore del piano Pacciardi di riarmo dell’Italia, è stato cancellato da una raccolta di discorsi pubblicata in tempi recenti proprio dalla Camera dei Deputati. In quel discorso il deputato partigiano Pasquale Marconi denunciò nell’emiciclo, in dura polemica con Luigi Longo, i delitti commessi nel dopoguerra dai partigiani comunisti reggiani, che si comportarono – disse in aula – “peggio dei nazisti“.
Gianferrari era rimasto sconvolto dalla censura subita suo nonno, ben 75 anni dopo. Aveva avviato una propria campagna, denunciando il grave fatto attraverso Reggio Report e i quotidiani locali, sino a scrivere al Presidente della Camera e al Presidente della Repubblica Mattarella. Ma senza ricevere risposta da entrambi.
Umberto, nipote di Pasquale Marconi, se n’è andato senza conoscere la verità ufficiale, chiesta purtroppo inutilmente alle più alte cariche dello Stato.
(pierluigi ghiggini)
Laurenzia Azzolini
14/07/2026 alle 14:20
Un amico che mi e’ stato vicino, sempre, con affetto fraterno e dolcezza. Ho cercato di essergli vicina, sempre durante il suo infortunio, ma non mi ero accorta del suo forte malessere
Caro Umberto, avrai ritrovato quel nonno che amavi e ammiravi tanto, i tuoi genitori, la mamma di cui parlavamo spesso e anche Peder che tu passavi spesso a trovare alla Croce, a Volpara
Vetto ‘ presto a trovarti
Ivaldo Casali
14/07/2026 alle 14:51
Apprendo con dolore questa brutta notizia riguardante l’amico Umberto Gianferrari. Insieme ci siamo attivati per avere risposte in ordine alla presunta censura, relativa agli interventi “scomodi” alla Camera dei Deputati, del nonno Pasquale Marconi. Purtroppo le più alte cariche Istituzionali dello Stato non hanno dato alcun riscontro!
Partecipo al dolore della famiglia con le più sentite condoglianze.
Roberto Gaudina
14/07/2026 alle 16:02
Ho appreso adesso la notizia della triste dipartita di Umberto Gianferrari (Umbo). E’ stato come un fulmine nella notte, una cosa inaudita, una triste sorpresa. Mi pare evidente che, per arrivare ad un simile gesto, il suo animo fosse fortemente turbato, contrariato. Mi unisco al dolore di chi lo ha conosciuto, di chi lo ha amato. Io da molti anni lo seguivo sui social ed avevo per Lui grande stima e simpatia. Sono addolorato.Ti auguro di riposare in pace…
Fausto Poli
14/07/2026 alle 18:23
Io a volte ho risposto e condiviso i commenti che questa persona faceva. Non so chi era, nemmeno i parenti si conoscono bene.
Pace all’anima sua.
Io continuo il mio cammino sempre impervio ma pieno di soddisfazioni a volte impercettibili ai piu’. Grazie ancora a Ghiggini che ci da’ la possibilita’ di interevenire e di dire la nostra.
Buona serata e buon coraggio.
Carlalberta Scalabrini
15/07/2026 alle 06:17
R.I.P Anima bella e che la terra ti sia lieve.
BERETTI
15/07/2026 alle 09:21
Con immenso dolore purtroppo KO avuto questa triste notizia condoglianze ai familiari…ho perso un vero amico abbiamo condiviso tante idee e passeggiate….ciao UMBERTO.ti porterò sempre nel mio cuore
Corrado piccione
15/07/2026 alle 10:00
Un amico d infanzia una persona squisita e simpatica non doveva finire così
Sentite condoglianze alla famiglia
Corrado Piccione
Annina
15/07/2026 alle 10:13
I bugiardi assassini si stanno preparando a governare di nuovo…
speriamo non succeda, anche perchè se no l’Italia fallirebbe.
Enrica Ragazzi
15/07/2026 alle 14:43
Grazie x tutto quello che ci hai donato con i tuoi video e foto Ci hai arricchito e insegnato il rispetto x il ns territorio!
Un gigante buono..ora riposi proprio come il gigante..il monte Cusna…
Alessandro Raniero Davoli
16/07/2026 alle 10:21
La discrepanza tra il modo nel quale Reggio Report (*) e Redacon (*) hanno trattato la tragica scomparsa di Umberto Gianferrari tocca un nervo scoperto della nostra cultura provinciale, sociale e religiosa.
Non serve rifugiarsi nei soliti scudi dell’etica giornalistica sul “rischio emulazione” o del rispetto per la privacy familiare.
Qui siamo di fronte a una dinamica ben più antica e profonda: la gestione sociale del silenzio e la tutela della “rispettabilità” dinanzi al gesto tragico.
La dinamica dell’ipocrisia sociale e la tutela del “Nome”
La reazione dei media locali in questa vicenda mette in luce tre aspetti fondamentali di quello che definisco “ipocrisia sociale”:
1. Il tabù della violenza autoinflitta:
Il suicidio – specialmente se attuato con un gesto dirompente e inequivocabile come un colpo di fucile al volto – rompe violentemente la narrazione di una comunità ordinata e serena.
Dire che “si è spento”, come ha fatto il quotidiano della Curia, REDACON, non è solo un eufemismo; è un tentativo di “addomesticare la morte”.
Trasforma un urlo disperato in un sussurro rassicurante, un atto di rottura radicale in un evento biologico inevitabile.
2. Il peso della dinastia (I Marconi):
Il fatto che Gianferrari fosse il nipote di Pasquale Marconi – figura monumentale della Castelnovo cattolica, partigiana e democristiana – amplifica la necessità sociale di “proteggere il brand” familiare.
Nelle comunità di provincia, l’onore e il decoro delle grandi famiglie storiche sono considerati un patrimonio collettivo da preservare.
Il silenzio iniziale e la successiva edulcorazione servono a stendere un velo pietoso che eviti di associare un nome illustre a un gesto estremo, percepito storicamente (e religiosamente) come una colpa o una macchia.
3. La rimozione del conflitto e del dolore reale:
Umberto Gianferrari non era solo un fotografo; era un uomo che ultimamente soffriva fisicamente (per i postumi di un intervento) e moralmente (per una battaglia civile e storica sulla memoria del nonno che sentiva tradita e censurata dalle istituzioni).
Ridurre la sua scomparsa a un pacifico “spegnersi” significa cancellare il suo tormento, la sua solitudine e anche le sue battaglie.
È un’operazione di chirurgia narrativa: si tiene il “personaggio pubblico spendibile” (il fotografo naturalista che amava l’Appennino) e si amputa l’uomo sofferente e scomodo.
Questa dinamica mostra come la necessità di preservare l’armonia apparente e il decoro di una dinastia locale prevalga spesso sul dovere di raccontare la realtà nella sua interezza, anche quando questa realtà è dolorosa, spigolosa e tragica.
Se avessi dovuto scrivere io l’articolo.
Se, da conoscente e amico, fossi stato io il redattore chiamato a raccontare questa vicenda, avrei cercato di evitare sia il sensazionalismo morboso (i dettagli anatomici del colpo di fucile), sia l’ipocrisia anestetizzante del “si è spento”.
Avrei cercato di restituire la complessità di un uomo fiero, appassionato e tormentato, legando il suo tragico addio alla terra che ha documentato per tutta la vita.
Ecco il titolo e il testo del mio ipotetico reportage:
L’ultimo scatto nel silenzio: l’addio tormentato di Umberto Gianferrari, custode dell’Appennino
(CASTELNOVO MONTI, 13 luglio 2026)
— C’è un contrasto stridente e doloroso tra la pazienza infinita necessaria per attendere per ore, nel buio, il passaggio di un lupo o il volo di un’aquila, e la fulmineità disperata di un colpo di fucile.
Umberto Gianferrari, 69 anni, ha scelto di interrompere così il filo della sua esistenza, lunedì sera, nella solitudine della sua casa in viale Bagnoli a Castelnovo Monti.
Il rinvenimento del corpo ha svelato una fine tragica e violenta che la comunità locale ha faticato per giorni a pronunciare ad alta voce, quasi a voler proteggere un rispettabile silenzio attorno a un nome che a Castelnovo pesa come una pietra d’angolo.
Nipote del medico partigiano e deputato costituente Pasquale Marconi, Gianferrari portava sulle spalle un’eredità storica importante e ingombrante.
Negli ultimi anni era diventato noto a tutti come il “fotografo naturalista dell’Appennino”.
Aveva vissuto una profonda conversione personale: da cacciatore appassionato a custode armato solo di teleobiettivo, capace di regalare alla comunità immagini straordinarie di una fauna selvatica che considerava sacra.
Ma dietro i magnifici cervi e i rapaci fieri che postava sui social, si nascondeva un uomo che negli ultimi mesi si era scoperto fragile e isolato.
Al dolore fisico causato da un difficile recupero dopo un intervento alla gamba, si era sommato un profondo tormento civile.
Gianferrari non aveva accettato la presunta censura storica subita dalla memoria di suo nonno Pasquale Marconi nei registri della Camera dei Deputati.
Aveva scritto a tutti – dai giornali locali fino al Quirinale – gridando la sua verità in una battaglia solitaria contro i mulini a vento del silenzio istituzionale.
Una battaglia che non ha ricevuto risposta, lasciandolo ancora più solo, e solo è morto.
Umberto Gianferrari non “si è spento” dolcemente.
Ha scelto un’uscita di scena drammatica, coerente con il carattere spigoloso e passionale di chi non accettava compromessi, né con il dolore del corpo, né con l’ingiustizia del silenzio.
Se ne va un testimone d’eccezione dell’Appennino reggiano.
Ora che il rumore del suo ultimo sparo si è dissipato, a parlare per lui restano le sue aquile e il silenzio dei boschi che ha tanto amato e protetto.
Con sorpresa, dolore, e profondo rispetto per il tuo terribile gesto,
Alessandro Raniero Davoli
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https://www.reggioreport.it/2026/07/un-colpo-di-fucile-umberto-gianferrari-trovato-morto-in-casa-a-castelnovo-monti/
https://www.redacon.it/2026/07/15/si-e-spento-il-fotografo-naturalista-umberto-gianferrari/
Fausto Poli
20/07/2026 alle 16:49
Buonasera Davoli: a volte ci siamo confrontati su alcuni aspetti politici: chiaramente non c’e’ la prova che si sia suicidato. Poi per altri aspetti che non so non mi esprimo. Se era una persona di grandi valori, geometra, etc. si sara’ perso un personaggio che avrebbe voluto insegnare, magari. Quanto alle Sue conclusioni non e’ meglio si ritagli uno spazio in qualche rubrica televisiva così da valorizzarne le Sue qualita’ ?
Saluti. Poli
ostilio ferrari
16/07/2026 alle 19:31
Quando ho saputo che Umberto Gianferrari era morto perché suicidatosi non ci credevo e ho pensato ad un incidente mentre puliva un fucile….
Lo conoscevo di vista e poche volte gli avevo parlato, so che era un profondo stimatore di suo nonno Pasquale Marconi di cui condivideva il credo politico. Tanto è vero che scrisse al presidente della repubblica ed al presidente della camera perché nella pubblicazione dei discorsi fatti da Marconi alla camera, quelli storici contro il divorzio, l’aborto, la nazionalizzazione della energia elettrica, manca quello pronunciato il 14/2/1951, quello politicamente più rilevante, pronunciato guardando in faccia l’onorevole Longo, denunciando ciò che o partigiani comunisti avevano commesso nel triangolo della morte.
Spero che tale discorso sia riinserito nella pubblicazione dei discorsi di Pasquale Marconi e faccia felice Umberto Gianferrari.
Ostilio Ferrari
Daniele G
16/07/2026 alle 20:29
Caro Alessandro, un po di pudore dinnanzi alla morte ti renderebbe più umano