9/7/2026 – Sei anni di carcere in continuazione con un’altra condanna per Lauro Azzolini, 83 anni, reggiano di Casina, prescrizione per Renato Curcio, 85 anni, e Mario Moretti che ne ha 80.
E’ la sentenza pronunciata ieri a conclusione del processo di Alessandria a carico dei tre ex brigatisti per la morte, avvenuta nel 1975 alla Cascina Spiotta, del carabiniere Giovanni D’Alfonso durante il blitz che portò alla liberazione dell’industriale Vittorio Gancia. A Curcio e Moretti è stato riconosciuto il concorso in reato diverso da quello voluto, che è oramai prescritto.
I sei anni inflitti ad Azzolini, già condannato a 4 ergastoli e da tempo in regime di semilibertà, sono in continuazione con la sentenza di Roma del 24 gennaio 1983 relativa ai fatti di via Fani e al rapimento di Aldo Moro.
La pubblica accusa, rappresentata dai pm Emilio Gatti e Ciro Santoriello, aveva chiesto 21 anni per Azzolini (che era presente durante la sparatoria e riuscì a fuggire) e l’ergastolo per Curcio e Moretti.
Presente in aula Bruno D’Alfonso, figlio del carabiniere ucciso, che si è costituito parte civile e che nel 2021, con un suo esposto, ha portato alla riapertura del caso. “Durante questo processo – ha ricordato – Azzolini ha detto “mi dispiace” e che questa cosa non doveva accadere. Però è accaduta. E lui è rimasto in silenzio per 50 anni “.
Secondo l’avvocato Francesco Romeo, difensore di Moretti, la pronuncia dei giudici di Alessandria “sconfessa l’impianto accusatorio”. “Moretti – spiega – doveva rispondere di concorso morale, ma lui non ha avuto alcun ruolo nella vicenda e non ha mai voluto la morte di d’Alfonso. Noi pensiamo che c’erano le condizioni per un’assoluzione piena. Ma questo è comunque un passo verso la chiusura di quella stagione”.
Ivaldo Casali
09/07/2026 alle 12:24
I partigiani comunisti usufruivano dell’amnistia Togliatti … questi brigatisti rossi della prescrizione!