19/7/2026 – Non bastava l’aggressione. I tre carabinieri feriti sabato pomeriggio in zona stazione, durante la cattura di un nigeriano violento, hanno dovuto aspettare ben sei ore – diconsi sei ore – prima di essere controllati e curati dai sanitari del Pronto Soccorso del Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.
Le storie di snervanti attese di ore nei pronto soccorso dalle Alpi al tacco d’Italia, sono quotidiane. Ma questo è un fatto assolutamente anomalo, e molto grave pur nella sua apparente marginalità, tanto da spingere segretario nazionale del Sim Carabinieri Antonio Serpi a una denuncia piubblica con tonim al vetriolo.
I tre carabinieri sono entrati al Pronto soccorso alle 16.30 e ne sono usciti alle 22.30: fortunatamente se la sono cavata con sei giorni di prognosi ciascuno per l‘esposizione allo spray urticante e traumi fisici contusivi, e certamente ha fatto più danni l’attesa di sei ore diconsi sei, che per i militari ha significato a fine giornata un turno di lavoro di dodici ore consecutive. Di sicuro qualcuno ha valutato burocraticamente, prima ancora di visitarli, che i carabinieri fossero un codice marginale e quindi avrebbero potuto aspettare anche 24 ore se necessario. Ma da quando in qua non si procede a controlli immediati in caso di rischio per l’integrità degli occhi? Certamente qualcuno dovrà rispondere di una gestione del caso che, più che burocratica, e apparsa priva di congrua valutazione del rischio e, soprattutto di buon senso.
Cosa direbbero, al pronto soccorso, all’Ausl, ai sindacati se i Carabinieri, chiamati per un finto matto che dà in escandescenze, anziché intervenire subito a sirene spiegate si facessero desiderare per sei ore diconsi sei?
Ma passiamo alla denuncia del Segretario Antonio Serpi che esprime “ferma solidarietà e auguri di pronta guarigione ai tre colleghi della Sezione Radiomobile di Reggio Emilia, rimasti feriti a seguito della violenta aggressione subita sabato pomeriggio in viale IV Novembre”.
“All’amarezza per la violenza subita – dichiara Serpi – si aggiunge però la denuncia per una gestione post-evento inaccettabile: i militari sono entrati in ospedale alle 16.30 e ne sono usciti solo dopo 6 ore di attesa, alle 22.30.
“Ci teniamo a lodare e ringraziare sentitamente il personale sanitario dell’Arcispedale Santa Maria Nuova — così il segretario nazionale del Sim Carabinieri — che svolge quotidianamente un lavoro encomiabile e di enorme sacrificio, operando in perenne emergenza e con risorse ridotte. Il nostro non è affatto un attacco ai medici e agli infermieri in prima linea, ma la denuncia di una criticità strutturale che si ripete purtroppo di continuo e non rappresenta più un caso isolato”
Perché “questo sistema genera un assurdo corto circuito logistico che paralizza il controllo del territorio: mentre i carabinieri feriti attendono ore in corsia per i referti, le pattuglie montanti sono bloccate in caserma per vigilare sul fermato, sottraendo così risorse vitali alla sicurezza delle nostre strade e rallentando le comunicazioni obbligatorie all’Autorità Giudiziaria.”
Poi l’affondo: “Dopo essere stati aggrediti e picchiati, i servitori dello Stato non possono subire anche il calvario di lunghissime attese, arrivando a cumulare oltre 12 ore di servizio continuativo. Proprio perché questa situazione si reitera sistematicamente in troppi contesti d’Italia, è indispensabile e urgente definire protocolli d’intesa tra istituzioni per la gestione delle forze di polizia ferite in servizio“.
Sia chiaro – aggiunge Serpi – “non chiediamo passaggi privilegiati né corsie preferenziali ad personam, concetti che non ci appartengono e che non rivendichiamo. Chiediamo invece un’adeguata struttura organizzativa e procedure specifiche che facciano sì che le cure destinate alle forze di polizia in servizio non vadano a pregiudicare la sicurezza dei cittadini e la continuità del controllo del territorio”.
Le lunghe attese nei Pronto Soccorso finiscono per penalizzare due volte la collettività: la prima perché viene privata del presidio delle forze dell’ordine a causa del blocco burocratico delle pattuglie, la seconda perché si disperdono preziose risorse operative in compiti di attesa amministrativa. L’efficienza del territorio non può più essere subordinata a dinamiche che logorano il personale e sguarniscono le città. Il SIM Carabinieri non arretrerà di un passo e continuerà a sollecitare i ministeri competenti affinché si ponga fine a questo intollerabile cortocircuito istituzionale”.
Paolo
19/07/2026 alle 15:02
Raccapricciante. Abbiamo toccato il fondo. Chi amministra la città deve dimettersi e pure il responsabile del Pronto Soccorso. Reggio Emilia città delle persone??? REGGIO EMILIA SQUALLIDA TANA DI DELINQUENTI!
Giulia
19/07/2026 alle 15:58
Capirai mi è capitato infinite volte di essere lasciata sola nei TSO , con l’arrivo delle forze dell’ordine ormai a pz sedato.
Una volta li ho trovati fuori che fumavano appoggiati alla macchina mentre uscivamo con il paziente in barella.
Scandaloso.
Il triage mi sembra sia stato corretto, quindi perché fare il processo alle intenzioni? Il punto è che NESSUNO dovrebbe aspettare 6h in pronto soccorso.
Prendetevela anziché con i poveri operatori con la dirigenza e chi fa le politiche sanitarie, altrimenti la prossima volta ne aspettate 8 di ore.
Sbaraglio
20/07/2026 alle 08:23
Figuriamoci, mia madre invalida totale con L.104 e’ stata lasciata in attesa 7 ore con un buco in testa che sanguinava copiosamente e assume antiaggreganti, dietro di noi una donna che continuava a mangiare a cui hanno portato the e biscotti, ho detto che firmavo e la portavo a casa e solo dopo l’hanno fatta entrare dalla porta col pulsante dove ti mettono in fila per essere visitato