4/7/2026 – Il comprensorio ceramico reggiano, da Scandiano a Castellarano, da Casalgrande a Rubiera, viene quasi sempre raccontato per la sua forza produttiva, per l’industria, per il lavoro, per la ceramica. Tutto vero. Ma sarebbe un errore fermarsi qui. Questo territorio possiede anche un patrimonio storico, artistico, naturalistico ed enogastronomico di grande valore, che però troppo spesso resta nascosto, poco valorizzato e privo di servizi turistici adeguati.
A Scandiano troviamo la Rocca dei Boiardo, cuore monumentale della città e luogo simbolo della sua storia; la Casa Spallanzani, monumento nazionale e casa natale del grande naturalista Lazzaro Spallanzani; la Torre Civica dell’Orologio e, nella frazione di Arceto, l’antico complesso del castello.


A Castellarano il patrimonio è altrettanto evidente: la Rocchetta, con il suo impianto fortificato e il Piazzale Cairoli; il Castello di San Valentino, borgo di origine medievale in posizione dominante; il Castello di Montebabbio, con la torre e il borgo arroccato sulla valle del Tresinaro.
A Casalgrande spiccano il Castello di Casalgrande Alto, presidio storico affacciato sulla pianura del Secchia, e Villa Spalletti Trivelli a San Donnino, dimora storica di grande pregio.
A Rubiera, infine, troviamo la Corte Ospitale, grande complesso cinquecentesco nato per accogliere pellegrini e viandanti lungo la Via Emilia; Palazzo Sacrati, oggi sede municipale; l’abside e la torre campanaria dell’antica chiesa di San Donnino e San Biagio, testimonianze medievali ancora presenti nel centro storico.
A tutto questo si aggiungono i percorsi naturalistici lungo il Secchia, le colline tra Tresinaro e Secchia, i sentieri, i borghi, le emergenze ambientali, le aziende agricole, le acetaie, le cantine, i caseifici, il Parmigiano Reggiano, il Lambrusco, l’Aceto Balsamico, la cucina.
Troppo spesso la cultura viene considerata dai Comuni come qualcosa di secondario, quasi un settore accessorio rispetto ad altri servizi.
Il paradosso è evidente: abbiamo castelli, dimore storiche, borghi, percorsi naturalistici, prodotti enogastronomici d’eccellenza e figure storiche di rilievo. Ma spesso mancano orari chiari, aperture regolari, itinerari organizzati, promozione unitaria e servizi pensati per chi arriva da fuori.
Il comprensorio ceramico reggiano non può essere raccontato solo come distretto industriale. Deve imparare a presentarsi anche come territorio culturale. Perché cultura e turismo non sono un lusso: sono economia, lavoro, reputazione e futuro.
Serve un cambio di mentalità. La cultura non deve essere l’ultima voce di bilancio, né un’attività da affidare solo alla buona volontà di qualche associazione. Deve diventare una politica pubblica vera, capace di unire Comuni, operatori privati, guide turistiche, aziende agricole, ristoratori, dimore storiche e associazioni locali.
Il vuoto culturale del comprensorio ceramico reggiano non nasce dalla mancanza di cose da vedere. Nasce dalla mancanza di servizi, visione e organizzazione. Ed è proprio da qui che bisogna ripartire: dal trasformare ciò che già abbiamo in un patrimonio vivo, accessibile e finalmente raccontato come merita. (Alessandro Mattioli e Giuseppe Pagliani, segreteria regionale di Forza Italia)