12/7/2026 – L’ Ausl di Reggio Emilia dovrà risarcire con la somma di 3 milioni 750 mila euro un bambino di sei anni nato tetraplegico all’ospedale Santa Maria Nuova, e la sua famiglia.
Lo ha stabilito il tribunale di Reggio Emilia con una sentenza di primo grado, come riportano la Gazzetta di Reggio e il Resto del Carlino.
Secondo la giudice della seconda sezione civile, la madre “non avrebbe prestato il consenso a proseguire con l’induzione del parto” se fosse stata adeguatamente informata dai medici sui rischi della somministrazione di ossitocina a una paziente che aveva già subito un cesareo.
I fatti risalgono al gennaio 2020.
La donna, alla seconda gravidanza, era stata ricoverata per la rottura prematura delle membrane; il giorno dopo le fu somministrata l’ossitocina per indurre il travaglio, aumentata ogni mezz’ora “secondo uno schema firmato solamente dall’ostetrica”. Nonostante l’aggravarsi del quadro clinico non fu disposto il cesareo e il bambino nacque con la ventosa ostetrica, riportando danni neurologici irreversibili causati da asfissia.
Secondo il consulente medico-legale, il ricorso al cesareo avrebbe evitato “la sofferenza fetale acuta“: il piccolo oggi ha bisogno del deambulatore per stare seduto, usa il pannolino e comunica prevalentemente a gesti.
L’Ausl, che in giudizio ha sostenuto che il consenso informato “è stato regolarmente acquisito” e che l’ipossia è dovuta a “un imprevedibile distacco focale della placenta”, non commenta la sentenza. Il Nucleo regionale di valutazione attenderà le motivazioni per decidere un eventuale ricorso.