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Vent’anni da precario: due insegnanti
di religione risarciti con 116 mila euro

23/6/2026Per oltre vent’anni hanno insegnato, formato studenti, garantito lezioni e continuità alla scuola pubblica. Ma per lo Stato sono rimasti dei professionisti appesi a un contratto a termine, rinnovato anno dopo anno. Ora il conto arriva in tribunale. E non è simbolico.

Un conto salato: ben 116 mila euro per risarcire due insegnanti di religione super-precari. Lo annuncia la Cisl emilai Centrale, attraverso Ciro Fiore del sindacato scuola provinciale.

LE SENTENZE


Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Reggio Emilia ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a risarcire un docente reggiano di religione con 74 mila euro, oltre a interessi e rivalutazione: uno dei risarcimenti più rilevanti ottenuti negli ultimi anni in materia di abuso dei contratti a termine nella scuola. 

Poi una seconda pronuncia, identica nella sostanza: altro docente di religione, stessa lunga precarietà, stesso meccanismo, con un risarcimento di circa 42.700 euro. Totale: oltre 116 mila euro a due lavoratori che per decenni hanno servito la scuola senza stabilità.

Ciro Fiore

“Alla base dei provvedimenti c’è un principio semplice: non si possono usare contratti a termine per coprire per anni esigenze stabili della scuola. La normativa europea impone agli Stati misure effettive contro l’abuso del lavoro a tempo determinato; qui il superamento dei 36 mesi e la reiterazione per oltre vent’anni sono stati riconosciuti e sanzionati”, sostiene Ciro Fiore, segretario generale aggiunto Cisl Scuola Emilia Centrale, che ha garantito assistenza tecnica e legale.

Lo stesso sindacato che ha appena depositato un maxi ricorso pilota cui hanno aderito 156 Ata reggiani. 

ALTRI SEI CASI IN CONTENZIOSO
Per il sindacato questo è solo all’inizio. Sono già in fase avanzata altri sei contenziosi riguardanti docenti reggiani di religione con situazioni analoghe.

“attenzione: i ristori contro la super precarietà non riguardano più soltanto gli insegnanti di religione – ammonisce Fiore –. La giurisprudenza si sta estendendo ai docenti di ogni disciplina, intercettando una platea sempre più ampia di lavoratori che per anni hanno garantito il servizio scolastico con contratti con scadenza al 30 giugno o al 31 agosto”. Quando il Ministero perde ripetutamente in giudizio, per la Cisl Scuola non siamo davanti a episodi isolati, ma a un problema strutturale.

“Perché un lavoratore deve andare davanti a un giudice per ottenere ciò che l’Amministrazione dovrebbe garantire? Ormai non discutiamo più se il problema esista: lo certificano le sentenze”, evidenzia Fiore. Il paradosso è evidente: lo Stato continua a spendere denaro pubblico in risarcimenti, interessi e spese legali invece di affrontare il precariato alla radice. Si pagano condanne anziché assunzioni stabili. Non conviene ai lavoratori, agli studenti e alle casse pubbliche.

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