14/6/2026 – Qualche anno fa, quando ho iniziato la mia attività sul web, fui contattato da una casa editrice italiana. Una casa abbastanza nota nonostante si possa definire indipendente, il cui nome sicuramente non è nazional popolare, ma è ben conosciuto tra chi si interessa di storia italiana, visto che ha in catalogo saggi dedicati a quasi tutti quelli che vengono chiamati misteri italiani – termine obbrobrioso che serve generalmente a mantenere in piedi la narrazione complottista e falsa di storie la cui verità deve rimanere nascosta perché politicamente scomoda -.
La collaborazione tra noi era chiara: mi spedivano i libri, io li leggevo e intervistavo l’autore.
Andò avanti per ben tre episodi.
Poi mi occupai (non tramite i loro libri) di Ustica e della strage di Bologna, andando molto a fondo nelle vicende e senza fermarmi alla superficie delle storielle per bambini che vengono raccontate a livello nazionale e a cui tutti fingono di credere [a proposito, ho due playlist intere dedicate a Ustica e a Bologna sul canale YouTube].
Passò qualche tempo e, accortomi che l’editore non mi contattava più per inviarmi i libri, gli scrissi io. La risposta? «Ho visto che hai iniziato a prendere delle posizioni molto forti con cui spesso non sono d’accordo, ma ben venga la pluralità di opinioni». Dopo avermi bonariamente concesso di avere una idea diversa dalla sua e di poterla anche esprimere, cosa che comunque non era scontata, proseguiva assicurandomi che avrebbe comunque chiesto agli autori se volevano che i loro libri finissero sul mio canale e quindi associati al mio nome, avvertendomi però che non sapeva se avrebbe ricevuto delle risposte positive.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere che da allora non li ho mai più sentiti.
Alla luce di questa esperienza, e dell’evidenza che ogni YouTuber che supera i 50.000 iscritti viene subito contattato dalle case editrici (anche quelle più grandi d’Italia) per pubblicare un libro, mentre io – ormai con decine di milioni di ascolti mensili – non ho mai ricevuto neanche gli auguri di Natale dal più piccolo e sfigato editore, non mi sono stupito quando ho letto quello che succede a Roma, alla fiera Più Libri Più Liberi.
Una fiera delle casi editrici per promuovere la cultura e promuovere l’editoria che pretende che per partecipare alla kermesse gli editori debbano prima ottenere una patente antifascista sottoscrivendo delle dichiarazioni deliranti, senza la quale non possono mettere piede nella manifestazione.
A proposito di fascismo, proprio questa mattina ho pubblicato un documento unico nel suo genere che mi sento di consigliarvi caldamente di vedere, visto che ho avuto l’opportunità di intervistare un grande studioso del tema, che si chiama Caio Giulio Cesare Mussolini.
Ma torniamo a Più Libri Più Liberi.
Giorgia Meloni parla apertamente, e giustamente, di censura. E ha ragione.
E gli editori insorgono. «Se non sei anti fascista, sei fascista» e quindi devi essere messo a tacere.
Così come devi essere messo a tacere, perché fomenti odio – sicuramente fascista -, se sul web parli dei fatti avvenuti a Belfast negli scorsi giorni. Per chi non lo sapesse, e sono in molti con mio sommo stupore, in Irlanda del nord un uomo è stato quasi decapitato, in mezzo alla strada, da un immigrato del Sudan richiedente asilo.
E gli irlandesi sono scesi in piazza incredibilmente tutti uniti, unionisti e cattolici, per rivoltarsi contro l’invasione – di questo si tratta – che stanno subendo.
I giornali italiani hanno distorto la notizia, parlando di fascisti in piazza, quando non l’hanno direttamente censurata. Si è saputo di ciò che stava accadendo a Belfast soltanto grazie ai social media, ed è per questo che l’Agcom ha fatto subito filtrare sui giornali la notizia che avrebbe colpito “chi fomenta l’odio sul web”.
Censura. Intimidazioni. Di questo trattasti. Nulla di più e nulla di meno. Perché se si volesse punire chi “fomenta l’odio”, pratica spaventosa e tetra, degna di un regime totalitario e opprimente da Germania dell’Est, si andrebbero a prendere casa per casa tutti i terroristi rossi da social media che, senza parafrasi né allegorie, quotidianamente incitano al linciaggio di quelli di volta in volta identificano come fascisti.
Ma il problema ora non risiede soltanto nella iniquità di trattamento, nella soppressione violenta che ad ogni livello mette a tacere con la forza e la minaccia chiunque dissenta. Il problema è che la reazione che questo genererà, ora che la misura inizia ad essere colma, non potrà che essere ancora più violenta della violenza che la reprime.
Perché giocoforza chi è oppresso si vorrà liberare, ma per liberarsi serve usare necessariamente più forza di quella che si subisce, è banale fisica che si impara in prima media quando si studia il bilancio di forze.
Il clima non è buono, Belfast in fiamme lo testimonia, o almeno lo ha testimoniato fino a quando Starmer non ha obbligato tutti i social media a nascondere le immagini provenienti dall’Irlanda del Nord, perché è questo quello che è successo.
Cosa succederà dopo? Io non lo so, ma il futuro non promette bene. Io sarò sempre qui, che mi vengano a prendere perché “diffondo l’odio” oppure no.
Il rischio però è alto, la situazione gli sta sfuggendo di mano perché ormai la popolazione è allo stremo.
La misura è colma. La gente inizia a reagire.
E loro inaspriranno la violenza, ci cercheranno di intimidire sempre con più virulenza. Ma qui andremo avanti, fino e oltre la morte. (da andrealombardi.it)
*Andrea Lombardi, youtuber autore di Pantoprazolo e altri format
Beluga
15/06/2026 alle 09:51
Io sarei per il patentino anti idiozia ma in quel caso troppi andrebbero a casa…
Carlo Menozzi
15/06/2026 alle 15:05
Leggo che a Verona la dichiarazione è necessaria anche per richiedere un passo carraio…..
Ivaldo Casali
16/06/2026 alle 12:11
All’epoca non era presente questo regime insopportabile dell’antifascismo quotidiano e dei relativi “patentini” demenziali.
… Nell’agosto del 1936, sulla rivista del partito comunista italiano in esilio “Stato Operaio” (anno X, n.8), veniva pubblicato un clamoroso Manifesto dal titolo: “Per la salvezza dell’Italia e la riconciliazione del popolo italiano”. Il Manifesto era indirizzato “Al popolo italiano, ai soldati, alle Camicie Nere, ai combattenti ed ai volontari d’Africa”. Eccone il testo:
“Lavoratore fascista, ti diamo la mano. Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori. Camicie Nere, Combattenti e Volontari d’Africa, vi chiediamo di lottare uniti per la realizzazione di questo programma. Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere assieme a voi, fascisti della vecchia guardia e giovani fascisti di oggi, per la realizzazione del programma fascista del 1919. Diamoci la mano, fascisti e comunisti, cattolici e socialisti, uomini di tutte le opinioni. Diamoci la mano e marciamo fianco a fianco. Abbiamo la stessa ambizione: quella di fare l’Italia forte, libera e felice”.
Seguivano queste firme:
Palmiro Togliatti, Luigi Longo, Ruggero Grieco, Giuseppe Di Vittorio, Edoardo d’Onofrio, Maria Montagna, Teresa Noce, Agostino Novello, Emilio Sereni, Anbrogio Donini, Celeste Negarville.
(Tratto dal libro “SALE e PEPE” di Padre Pellegrino Santucci – ed. 1983).