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Occupazione abusiva e impianti da rifare
Sgombero di Aq16, via alle procedura
Il Comune ha dato dieci giorni al centro sociale

11/6/2026 – Il Comune di Reggio Emilia ha avviato le procedure per lo sgombero del capannone di via Fratelli Manfredi (zona Foro Boario) occupato da decenni dal centro sociale AQ16. Il procedimento amministrativo, firmato dal dirigente Area Rigenerazione Urbana Andrea Ilari e comunicato ad Aq16 il 26 maggio, è relativo “all’adozione di un’ordinanza di sgombero dell’immobile” in ragione “della carenza di contratto, convenzione, concessione o altro titolo giuridico formale che disciplini e legittimi l’utilizzo dell’immobile da parte dell’associazione ‘Aquarius’”, sia ai sensi del Codice civile, sia del Regolamento comunale per la gestione del patrimonio immobiliare.

Come risulta dal testo di 5 pagine consultato dall’agenzia Dire, vi è anzitutto l’utilizzo dell’edificio di 552 metri quadrati da parte degli occupanti. Ma il nodo principale riguarda le condizioni di sicurezza dello stabile, vecchio di oltre 70 anni.

A segnalare di recente carenze e irregolarità mai sanate da circa 23 anni è stato il gruppo di Fratelli d’Italia in sala del Tricolore, che ha incalzato la giunta per settimane con interrogazioni e accessi agli atti, sino a presentare denunce alla Procura e alla Corte dei Conti.

In particolare, due sopralluoghi tecnici effettuati il 20 gennaio e il 20 marzo 2026 da personale comunale hanno evidenziato:

  • impianti elettrici considerati obsoleti e in parte privi di certificazioni,
  • illuminazione di emergenza insufficiente,
  • carenze nei sistemi antincendio,
  • assenza di documentazione tecnica obbligatoria,
  • modifiche interne realizzate senza autorizzazioni documentate,
  • presunte irregolarità negli impianti della cucina e del riscaldamento.

Secondo la relazione tecnica redatta dal Servizio Ingegneria Edifici, la struttura presenta una situazione definita di “netta divisione” tra la tenuta strutturale, giudicata soddisfacente, e gli impianti, ritenuti invece fuori norma. Per questo motivo gli addetti ai lavori hanno concluso che non è possibile certificare la piena conformità dei locali ai requisiti di sicurezza richiesti per attività di pubblico spettacolo e intrattenimento.

Un ulteriore studio preliminare commissionato dal Comune e completato lo scorso maggio ha stimato in un milione e 50.000 euro il costo necessario per la completa riqualificazione e messa a norma dell’edificio.

Tra gli interventi ritenuti necessari figurano il rifacimento degli impianti, l’adeguamento antincendio, la sostituzione di materiali privi di certificazioni e l’attivazione delle procedure richieste dai Vigili del Fuoco e dalla Commissione di Vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.

Nella comunicazione il dirigente sottolinea inoltre che, nonostante le indicazioni cautelative impartite verbalmente a gennaio per limitare le attività aperte al pubblico, sarebbero proseguite segnalazioni relative all’organizzazione di eventi, concerti e iniziative con accesso a pagamento.

Nondimeno “il Comune di Reggio, quale proprietario dell’immobile e soggetto tenuto a garantire la sicurezza dei fruitori e dei terzi, ha l’obbligo di adottare ogni misura idonea a eliminare situazioni di pericolo per l’incolumità pubblica, ivi compresa, ove necessario, la liberazione dell’immobile”, viene sottolineato nel documento.

In questa fase istruttoria del procedimento ad AQ16 è stato concesso un termine di dieci giorni (dal ricevimento della comunicazione) per presentare memorie, osservazioni, documenti e qualsiasi elemento utile a dimostrare l’esistenza di un titolo legittimo di utilizzo dell’immobile o la conformità delle attività svolte alle norme vigenti.

L’associazione potrà inoltre chiedere un incontro con il responsabile del procedimento e avvalersi dell’assistenza di tecnici o legali di fiducia. Qualora le osservazioni non fossero ritenute sufficienti a modificare le valutazioni già formulate dagli uffici, il procedimento potrebbe concludersi con un’ordinanza di rilascio dell’ex Foro Boario, fissando un termine per la liberazione volontaria dei locali.

In caso di mancato adempimento, poi, il Comune prevede la possibilità di procedere all’esecuzione coattiva dello sgombero e al recupero delle relative spese. Resta nel frattempo in vigore l’indicazione cautelativa di sospendere attività aperte al pubblico, spettacoli e iniziative di intrattenimento fino alla conclusione dell’iter amministrativo.

L’avvio dell’iter dello sgombero, di fatto, rimescola quindi le carte dei rapporti tra Comune e associazione che, nei mesi scorsi, avevano concordato un percorso per regolarizzare la permanenza degli occupanti e l’utilizzo dell’edificio pubblico. Su questo fronte emerge un’altra novità. L’associazione si è costituita in ente del terzo settore con il nome di “Sara, vita, libertà” (in memoria della giovane attivista Sara Marzolino morta in un incidente stradale a Genova un anno fa) e ha presentato lo scorso 1 aprile richiesta di iscrizione al Registro unico degli enti del terzo settore (Runts) presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Inoltre ha depositato presso il Comune una proposta progettuale con richiesta di concessione degli spazi.

Per quanto riguarda il nuovo murales realizzato di recente sulla facciata del fabbricato, a totale carico dell’associazione, questo è stato autorizzato dal Comune. Ma “ha natura autonoma rispetto al presente procedimento e non costituisce riconoscimento di alcun titolo di occupazione o utilizzo dell’immobile”, precisa infine l’amministrazione .

(Fonte agenzia Dire).

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