10/6/2026 – In realtà eravamo cinque, non ci trovavamo nemmeno in un bar particolare e non pretendevamo di cambiare il mondo. Ci incontravamo, però, spesso per confrontarci sui problemi della città.
Qualcuno di noi era già impegnato in politica, qualcuno lo era stato in passato e qualcun altro lo sarebbe diventato negli anni successivi, spesso su fronti contrapposti, ma tutti preoccupati dai chiari segnali di quella degenerazione della politica locale e della sua classe dirigente che avrebbe segnato gli anni a venire.
Correva l’anno 2017 quando un quotidiano ci propose di tenere una rubrica dedicata ai problemi di Reggio Emilia, accettammo con entusiasmo. Fu un lavoro corale, nel quale coinvolgemmo esperti e cittadini, con l’obiettivo di creare uno spazio aperto al confronto costruttivo. Per alcuni mesi affrontammo, senza preconcetti ideologici e linee di partito, temi caldi ancora oggi irrisolti, come la sicurezza, la viabilità, i parcheggi dell’ospedale e, nell’agosto del 2017, il caso dell’allora nascente RCF Arena, con un articolo dal titolo profetico: “La Maxi Arena Campovolo non sarà un altro Park Vittoria?”


Allora, come adesso, non contestavamo l’iniziativa imprenditoriale o l’ubicazione, quanto la scarsa disponibilità dell’Amministrazione Comunale e dei privati al confronto pubblico su un progetto così impattante per la città, peraltro finanziato al 25% da fondi pubblici, su un’area in concessione demaniale per diciotto anni, caratterizzato da previsioni di ricadute economiche, culturali e turistiche che per gli addetti ai lavori erano del tutto irrealistiche e da criticità che, se non risolte, rischiavano di minare le potenzialità dell’iniziativa. Rileggendo oggi quelle riflessioni si prova un’amara sensazione di déjà-vu.
A distanza di nove anni dall’inizio della concessione demaniale, che scadrà nel 2035, a cinque anni dal primo concerto e all’indomani dell’imbarazzante cancellazione di tutti gli eventi programmati per il 2026 ed annunciati con grande enfasi, è tempo di bilanci e il confronto pubblico non è ulteriormente rinviabile.
In particolare, quanti dei 170 milioni di euro di previste ricadute economiche sulla città si sono finora materializzati?
Come mai i gestori lamentano perdite nonostante i prezzi dei biglietti e le munifiche sponsorizzazioni delle Farmacie Comunali Riunite e di Iren?
Come mai solo una frazione degli artisti di Friends & Partners ha finora tenuto concerti a Reggio? Cosa, in questi nove anni, ha impedito al Comune di dotarsi di una rete viaria e infrastrutturale all’altezza degli afflussi di persone e mezzi?
Il nostro articolo si concludeva con un invito ancora attuale: “Caro Sindaco, non c’è nulla di male a uscire dal palazzo, ascoltare le voci fuori dal coro e accettare il confronto. Il sonno della ragione genera mostri; l’assenza di dibattito pubblico, l’autoreferenzialità e l’arroganza generano inevitabilmente cattive decisioni.”
(Fabrizio Aguzzoli, Miles Barbieri, Duilio Cangiari, Livio Garavaldi, Gianni Munari)
L'Eretico
11/06/2026 alle 12:35
Non ho mai creduto a questa iniziativa, più che altro per il modello industriale che ci sta dietro. Fatta è stata fatta, le cagate le hanno già fatte ora si tratta di lavorare per adottare un modello industriale che stia in piedi per una città come Reggio Emilia. Le persone che hanno creato il disastro non possono essere quelle che risolvono il problema.
Carlo Menozzi
11/06/2026 alle 17:54
Hanno preparato il campo ad un gruppo straniero che si prenderà il tutto per due spicci. A Reggio siamo bravi (Fiere, Giglio inteso stadio, silk faw, ecc.).