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La Reggiana è sprofondata in serie C
Da Salerno a Fracchiolla tutte le topiche
di un disastro cercato sino all’ultimo

DI PAOLO COMASTRI

9/5/2026 – Era tutto previsto ?

Senza scomodare l’italico chansonnier Riccardo Cocciante, e nemmeno il monumentale Garcia Marquez, di certo è la cronaca di un fallimento annunciato.

Con l’ultima partita di campionato vinta per 1 – 0 contro, diciamola, una ben più che …remissiva Sampdoria che invero nulla aveva da chiedere con la salvezza matematica conquistata la settimana prima, il sipario è calato su questa sciagurata stagione che ha (ri)portato la Reggiana nelle infide e maleodoranti paludi della Serie C dopo tre anni di serie cadetta.

Le responsabilità di questo vero e proprio disastro crediamo siano molto precise e invero facilmente identificabili, ad iniziare dalla società.

Con la doverosa premessa che a Romano Amadei va riconosciuta gratitudine eterna: senza di lui il calcio professionistico in questi sette anni a Reggio Emilia lo si sarebbe visto, forse, solo in televisione, e pure con il binocolo al contrario.

Romano Amadei

Il patron ha commesso però, crediamo, se non proprio un errore quanto meno una leggerezza delegando ad altri il governo della società consentendo, di fatto, l’anomalia per la quale il padrone, cioè colui che investe maggiormente e quindi ne è di fatto il proprietario, non “ comanda “; cosa questa lasciata, o delegata, invece a chi non “caccia£ i soldi se non in misura decisamente inferiore quindi non potendosi legittimare come, appunto, il padrone.

E qui si innesta il problema del socio di minoranza, come Giuseppe Fico, anche se la sua partecipazione azionaria è risibile rispetto a quella dell’architetto Carmelo Salerno, che alla fine della fiera, absit iniuria verbis, non si è dimostrato all’altezza del compito.

Per carità, persona degnissima e imprenditore di successo nella vita privata, ma che come dirigente di una squadra di calcio professionistico ha palesato più ombre che luci.

Carmelo Salerno

Tutta la storia della Reggiana di questi sette anni, nel bene ma, purtroppo, nel male si è intrecciata con quella dell’architetto Carmelo Salerno.

Tutte le decisioni e le scelte lo hanno visto protagonista indiscusso; lui con solo il 30% del pacchetto azionario della Reggiana, poi ridotto negli ultimi mesi a 10 avendone assorbito Amadei il 20; di questa operazione sarebbe peraltro interessante conoscere i motivi……

Ci chiediamo ad ogni buon conto come Romano Amadei, che creando un impero industriale dalle dimensioni internazionali ha dimostrato tutto il suo valore di uomo, di imprenditore e pure di valorizzatore di professionalità e talenti umani, abbia potuto lasciare fin dai tempi di Modena campo libero al 55enne professionista da Montegiordano in provincia di Cosenza, ribadiamo, nonostante prima con il 30 poi il 10% delle quote, quindi con un peso decisamente inferiore al suo.

Mah…

La storia, a volte, oltre che beffarda sa essere anche crudele; la retrocessione è avvenuta, di fatto, non a Pescara con l’incredibile sconfitta per 3 – 1 ma, guarda caso, proprio oltre Secchia con l’attesissimo non che fondamentale derby perso a dir poco malamente.

Comunque, il copione di questa stagione era scritto da mesi e, sia ben chiaro, non si dimentichi che il primo anno di serie B la salvezza è arrivata con un mezzo miracolo, nel secondo con un miracolo vero, pure con un’abbondante spruzzata di spirito santo e il terzo, cioè questo, beh… non puoi vivere sempre su quella linea rossa che prima o poi inevitabilmente si spezza, che è poi quello che è avvenuto.

Tutto ciò materializza il problema inerente alla figura del Direttore Sportivo; si è passati, rimanendo nell’ambito della Serie B, da Roberto Goretti, poi trasferitosi alla Fiorentina non al…..Fanfulla Football Club, a Marcello Pizzimenti che ha portato a Reggio giocatori del calibro di Vergara, Sersanti e soprattutto Bardi.

Per questa stagione, dato il benservito a Pizzimenti, il presidente Salerno ha scelto Domenico Fracchiolla e qui si apre la voragine con il mercato estivo fallimentare e quello di Gennaio ancora peggio; si perdono quattro fior di titolari, Marras, Magnani, Motta e Tavsan con il primo non confermato per capricci incomprensibili, il secondo perso per il prestito interrotto a metà… roba mai vista, il terzo venduto per due spicci e il quarto snobbato bellamente.

E chi arriva ? Micai e Charlys retrocessi con il Cosenza, Papetti riserva nel Brescia quasi retrocesso e poi fallito, Fumagalli retrocesso con il Cosenza poi riserva nell’Entella, Tripaldelli e Vicari emarginati a Bari e Belardinelli desaparecido tra Sudtirol e Empoli.

D’accordo che il budget era stato ridotto, ma davvero ci voleva tanta fantasia a metterli tutti insieme pensando di fare una squadra? Eppure per il presidente Salerno era una Reggiana tra le più forti mai viste…

Sarà, ma sta di fatto che con dei cavalli da tiro non solo non si vince né il Gran Prix d’Amerique e nemmeno l’Arc de Triomphe, ma manco vi si partecipa.

Ovvio che arrivasse il redde rationem; infatti, dopo un girone d’andata targato Dionigi, che invero aveva illuso, a Gennaio iniziano gli scricchiolii; prima nello spogliatoio, poi, sempre più forti, dentro la società, fino alla disgregazione totale con le dimissioni il mese scorso, per giunta in una fase ed in un momento delicatissimo, del direttore generale e vice presidente Vittorio Cattani, peraltro fedelissimo di Romano Amadei.

A quel punto abbaglio davvero inconcepibile; la società tentenna e dà ascolto incredibilmente allo spogliatoio, roba che neanche nel Torneo della Montagna, con tutto il rispetto per la seguitissima competizione estiva della nostra montagna.

Morale della favola: Dionigi, non gradito ad alcuni senatori della squadra, silurato. E chi si sceglie? Non Pierpaolo Bisoli, vecchia lenza del calcio e comunque tecnico di grande esperienza, specializzato in campionati di Serie B che nel corso della sua carriera ha guidato numerose squadre, tra cui spiccano Cesena, Cagliari, Bologna, Brescia, Südtirol e Cremonese, peraltro contattato e quasi sul punto di firmare, ma, udite ! udite !, tal Lorenzo Rubinacci da Pesaro, sconosciuto alle cronache pedatorie che contano se non per essere stato il vice di Alessandro Nesta nelle sue avventure sulle panchine della Reggiana prima e Monza poi.

Il bilancio ? Nove punti in nove partite per il tecnico classe ’68, che aveva iniziato la sua avventura con due vittorie e due pareggi, prima di perdere davvero in malo modo scontri diretti importanti con Sudtirol, Bari ed Entella.

Altro ben servito, e chi arriva ? Ma mister Pierpaolo Bisoli !

Tempismo perfetto, davvero non c’è che dire; peccato che un mese fondamentale per la salvezza della Reggiana sia stato buttato letteralmente nel ce**o, pardon… toilette se invece dello sconosciuto guitto calcistico marchigiano si fosse affidata la squadra a Bisoli sul quale, ci si consenta, a retrocessione certificata, di esprimere il nostro modesto parere.

Il mister di Porretta Terme nella sua permanenza a Reggio Emilia ha pervicacemente continuato a vestire, arbitrariamente, i panni del taumaturgo davanti alle telecamere non riuscendo tuttavia a compiere le guarigioni necessarie per professarsi tale.

Con strenua convinzione si è sempre mostrato certo che la ricetta fatta di aggressività e attenzione maniacale fosse sufficiente per raggiungere lo scopo, ma il campo di gioco lo ha smentito senza pietà.

Game over.

Ora l’unica certezza è che Romano Amadei ha confermato che non lascerà fallire la Reggiana ribadendo pure che la società è in vendita, cosa peraltro che va ripetendo da un anno, purchè l’acquirente sia persona seria e solvibile.

Il che vuole dire tutto e niente.

Se all’orizzonte non appare il salvifico cavaliere bianco quale budget potrà utilizzare la Reggiana? Da alta classifica o da sopravvivenza in media / bassa classifica ?

Risposta fondamentale per conoscere i destini granata visto che la forbice è spannometricamente compresa tra i 5/6 milioni, di Euro, nel primo caso e il doppio nel secondo.

Con il così detto paracadute, cioè quella sorta di indennità equivalente a circa 1.900.000 Euro che la Lega di Serie B riconosce alle società retrocesse, non si va molto lontano, anzi si sta fermi al palo dato che i soli costi diretti in Serie C più o meno equivalgono a quelli della B con la differenza non trascurabile, che in LegaPro, ad esempio, i soli proventi derivanti dai diritti televisivi sono risibili rispetto alla Serie B; per non parlare poi di introiti pubblicitari dimezzati e quota abbonamenti sensibilmente ridotta.

E soprattutto: con quale allenatore, quale direttore sportivo e, last but not least, con ancora l’architetto Salerno sul ponte di comando societario con il 10% della proprietà ?

Con questi chiari di luna l’amore per la maglia granata deve proprio essere una fede…..

Paolo Comastri

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Una risposta a 1

  1. Fausto Poli Rispondi

    09/05/2026 alle 17:37

    Son quelle parabole che poi sostituendo gli elementi dovrebbero rialzarsi.

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