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Sentenza Bibbiano, la pm ricorre in appello
Duro scontro fra Procura e Tribunale
Salvi: “Giudici veggenti ossessionati da assoluzioni”
Beretti: “Così delegittimi il sistema giudiziario”

3/4/2026 – Con una mossa non consueta, la Presidente del Tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti ha replicato, con una nota stampa ricevuta dall’Ansa, ad alcuni contenuti del ricorso in appello contro la sentenza Bibbiano presentato dalla pm Valentina Salvi che coordinò l’inchiesta Angeli e Demoni e ha rappresentato l’accusa nel processo di primo grado concluso nel luglio scorso con 11 assoluzioni su 14 imputati, e tre condanne di lieve entità rispetto alle richieste della Procura.

Sono, quelle della presidente Beretti, “puntualizzazioni di carattere istituzionale“, nella sostnza una replica perentoria a Salvi, che viene di fatto rimproverata di delegittimare non solo il Tribunale, ma l’intero sistema giudiziario. A conferma di uno scontro aperto, e non più sotto traccia, fra la Procura e il Tribunale di via Paterlini.

Cristina Beretti

“Il Tribunale di Reggio Emilia non persegue assoluzioni né condanne “a ogni costo” e non è guidato da finalità estranee alla funzione giurisdizionale: giudica secondo diritto, caso per caso, nel rispetto della legge e delle garanzie costituzionali, rimettendo con serenità le proprie decisioni al controllo del giudice di secondo grado”, scrive Beretti.
    Il riferimento è ad un passaggio dell’appello dove la pm Salvi parlava di una “spasmodica e quasi ossessiva ricerca di ragioni assolutorie” nella pronuncia.
    “Ogni Tribunale – puntualizza la Presidente – decide esclusivamente sulla base delle prove acquisite e del contraddittorio tra accusa e difesa, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie decisioni, che sono motivate e pubbliche. È tuttavia altrettanto doveroso ricordare che la critica rispetto a una decisione giudiziaria, anche quando ferma e decisa, dovrebbe esprimersi attraverso argomentazioni tecnico-giuridiche, nel rispetto dei ruoli e dell’istituzione giudicante. La legittima critica delle sentenze non deve quindi tradursi in una rappresentazione delegittimante dell’organo che le ha pronunciate poiché l’autorevolezza del Tribunale coincide con quello della giurisdizione nel suo complesso”.

Secondo questa visione, esisterebbe un limite oggettivo alla critica di un sentenza, persino da parte del pm anche nella pienezza della veste giurisdizionale, vale a dire in sede di ricorso e par di capire anche di dibattimento. Limite indeterminato, ma che non può essere superato pena la delegittimazione dell’intero l’intero sistema giudiziario. Ma è proprio così?

Sia come sia, lo scontro su Bibbiano e gli affidi della Val d’Enza si è trasferito dalla politica al palazzo ddi Giustizia. E ciò significa che siamo solo agli inizi.

2/4/2026 – È durissimo l’appello della Procura di Reggio Emilia contro la sentenza del Tribunale di primo grado che a fine luglio 2025 ha letteralmente demolito l’inchiesta “Angeli e demoni” facendo cadere gran parte delle accuse nel c.d. processo “Bibbiano” sugli affidi in val d’Enza e i bambini tolti alle loro famiglie.

Per la Pm Valentina Salvi, che coordinò le indagini dei carabinieri e ora ha impugnato la sentenza per 9 imputati con un provvedimento di 580 pagine più gli allegati, l’impostazione della pronuncia del Tribunale reggiano “è complessivamente guidata da una ‘spasmodica‘ e quasi ‘ossessiva’ ricerca di ragioni assolutorie, con esiti spesso paradossali e del tutto disancorati dalla realtà e dalle fonti probatorie in atti”.
  Nel luglio 2025 i giudici reggiani avevano mandato assolti 11 imputati su 14, e 3 condannati con pene lievi rispetto alle richieste del pm.

La pm Valentina Salvi

I capi di imputazione al vaglio del tribunale reggiano erano stati un centinaio: ora il pm Salvi ne ha selezionati 41, per i quali reitera la richiesta di condanna.

Secondo la Procura “a fronte di un quadro probatorio chiarissimo in termini di responsabilità penale degli imputati, pur di pervenire (a qualunque costo, si direbbe) ad alcune irragionevoli assoluzioni”, il tribunale “‘si avventura in terreni scivolosi e in ricostruzioni del tutto fantasiose dei fatti, tanto da risultare addirittura sorprendenti poiché finisce per rendere conclusioni del tutto soggettive e completamente disancorate rispetto ai dati emersi durante l’istruttoria dibattimentale”.
    Ancora: “Vi sono dei passaggi motivazionali che lasciano il lettore in uno stato di profondo sconforto come, ad esempio, quando il Tribunale fonda l’assoluzione menzionando circostanze mai avvenute o quando, quasi in termini di veggenza, sembra addirittura addentrarsi nell’analisi degli stati d’animo degli imputati, arrivando in alcuni casi addirittura ad immaginare cosa questi ultimi stessero pensando al momento della commissione dei fatti (superando anche le pretese difensive in quanto si tratta di circostanze mai menzionate dagli imputati), fornendo interpretazioni del tutto irrealistiche delle loro volontà, in realtà interamente ‘immaginate‘, con la finalità di escludere l’elemento soggettivo del reato“.
    Tra le altre cose nelle motivazioni, definite “del tutto sconcertanti”, secondo la Procura in alcuni casi è stato errato anche il calcolo dei termini di sospensione della prescrizione.
   
   

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2 risposte a Sentenza Bibbiano, la pm ricorre in appello
Duro scontro fra Procura e Tribunale
Salvi: “Giudici veggenti ossessionati da assoluzioni”
Beretti: “Così delegittimi il sistema giudiziario”

  1. L'Eretico Rispondi

    02/04/2026 alle 18:18

    Appoggio la decisione della Procura di proporre appello, perché un caso così delicato merita un ulteriore grado di giudizio, soprattutto alla luce delle forti divergenze emerse tra accusa e tribunale.

    Da osservatore esterno, mi limito a una considerazione generale: è plausibile che, al di là delle responsabilità penali individuali che saranno definitivamente accertate solo nei successivi gradi di giudizio, il sistema abbia mostrato criticità. In contesti così sensibili, come quello degli affidi, il rischio di errori di valutazione, eccessi operativi o carenze di controllo è tutt’altro che teorico.

    Il tema della vigilanza istituzionale resta centrale: i Sindaci, per il loro ruolo, possono essere chiamati a rispondere sotto questo profilo. Ma è altrettanto evidente che eventuali responsabilità, se accertate, non si esauriscono necessariamente a quel livello e possono coinvolgere diversi attori del sistema.

    Proprio per questo, ritengo corretto che sia la giustizia a proseguire il proprio percorso, evitando semplificazioni e letture ideologiche. In vicende che toccano minori e famiglie, serve rigore, equilibrio e rispetto dei fatti accertati, non interpretazioni basate su convinzioni personali. Così come le decisioni di “affidare”.

  2. Diana Rispondi

    04/04/2026 alle 08:06

    Un plauso ed un ringraziamento sentito alla pm Valentina Salvi. C’è rimasta solo lei a rappresentare degnamente le procure d’Italia. I magistrati in gamba come lei, che perseguono la giustizia per i cittadini, si contano sulle dita di una mano

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