DI PAOLO COMASTRI
17/4/2026– La conferma in Appello della condanna a sei anni nei confronti di Manolo Portanova per il reato di violenza sessuale di gruppo e lesioni personali riapre un tema che davvero supera il calcio.
La vicenda non è ancora definitiva perché resta il ricorso in Cassazione, ma è indubbio che sul piano umano si impone già oggi una seria riflessione.
A Reggio Emilia, è un dato di fatto, buona parte della tifoseria continua a difendere il giocatore solo per il suo rendimento in campo e perché è il capitano, diventato pure la bandiera della Reggiana.
una reazione emotiva del tutto comprensibile, che rischia però di far dimenticare l’aspetto centrale di tutta la vicenda: dietro questa storia ci sono una ragazza che ha denunciato fatti e circostanze di una gravità assoluta, peraltro ritenuti tali da una Corte d’Assise e confermati in toto da quella d’Appello, e una famiglia che ha affrontato anni di dolore, esposizione e pressione mediatica.
Difendere il diritto alla difesa è legittimo, di più, un sacrosanto dovere. Ma diverso, molto diverso, è ignorare la gravità dei fatti contestati; peggio, ci si consenta, ridurre tutto a una mera questione calcistica.
Quando il tifo cancella l’umanità, diventa un errore, in questo caso, collettivo.
Anche i tifosi granata che lo difendono a spada tratta dovrebbero interrogarsi; continuare a schierare il giocatore senza alcun segnale pubblico rischia di alimentare tensioni sociali e polemiche sempre più forti.
Una città matura può, deve, attendere la sentenza definitiva senza però dimenticare il rispetto dovuto alle persone coinvolte.
Perché il calcio conta, ma non può valere più della dignità umana.
Paolo Comastri
Raul Corradini
17/04/2026 alle 10:32
Lucida analisi che contrappone valori alla base del consorzio civile.
Bravo Comastri, l’umana dignità è valore universale il cui mancato rispetto mina la civile convivenza
Raul Corradini
Riztorante Love
17/04/2026 alle 15:58
Lei ha perfettamente ragione: sul piano umano un professionista che si espone in pubblico e’ una cosa: diverso le Sue azioni. Ecco perche’ tanti non vanno allo stadio.
Fausto Poli
17/04/2026 alle 19:32
Spesso ad avvicinarsi al mondo professionistico dello sport ci si scotta ulteriormente.
Non puo’ essere una rivalsa per tutti andare al campo per poi pensare di fare sempre goal.
Ne muoiono tutti giorni e dell’esaltazione sportiva siamo ormai colmi.
Percio’ chi ha deciso di portare avanti una societa’ calcistica, doveva anche considerare che non tutti gli atleti sono fenomenalmente forti in tutto, ci sta’ che lo sport ti spinga a lottare su tanti fronti fisici e tecnici ma non ti aiuti per una brillante carriera per sempre. Per cio’, non lo condanno ma almeno non lo esaltiate per cortesia. Ne muoiono a fare la partitella stile fantozzi.