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Falso maresciallo e falso avvocato
I carabinieri di Casina incastrano due specialisti delle truffe

30/4/2026 – I carabinieri di Casina, nell’appennino reggiano, hanno dato prova di una capacità investigativa magistrale riuscendo a individuare gli autori (per il momento presunti) di un’odiosa truffa telefonica, perpetrata col solito gioco di sponda tra falso maresciallo e falso avvocato, ai danni di un’anziana di 79 anni del paese, indotta a consegnare ai malfattori tutto l’oro che aveva in casa – i ricordi di una vita – facendole credere che sua figlia era nei guai. Sono due giovani di 19 e 28 anni, uno di Napoli e l’altro della provincia di Padova, ora denunciati alla Procura di Reggio Emilia per il reato di truffa aggravata in concorso.

Il raggiro era scattato in una giornata di febbraio. I giovani delinquenti, secondo la ricostruzione dei militari di Casina, avevano telefonato all’anziana qualificandosi il primo come carabiniere e dopo il suo complice come avvocato: le dissero che la figlia aveva investito una donna in stato di gravidanza, e per questo rischiava l’arresto immediato. Nella conversazione, subentrava il complice che, qualificandosi come avvocato, sollecitava con insistenza e toni allarmati il pagamento di una somma di denaro per scongiurare l’arresto. L’anziana, indotta a credere che la consegna dei beni fosse l’unica via per salvare la figlia, veniva istruita a raccogliere i propri monili in un sacchetto.

Mentre il complice la teneva impegnata al telefono per impedirle di chiamare i soccorsi, il falso avvocato si presentava fisicamente all’ingresso dell’abitazione per ritirare l’oro, dileguandosi subito col bottino. A seguito della denuncia presentata dalla vittima i militari davano avvio alle indagini riuscendo a ricostruire l’intera condotta fraudolenta e a individuarne gli artefici: l’esecutore materiale che aveva arraffato i preziosi, identificato grazie all’analisi meticolosa delle immagini di videosorveglianza e al riconoscimento fotografico; e il complice che aveva gestito la fase telefonica, individuato attraverso accertamenti tecnici su un’utenza mobile che, sebbene intestata a terzi, era stata attivata tramite sistemi di identificazione digitale riconducibili al denunciato. Al termine delle indagini, i militari, raccoglievano elementi di presunta responsabilità nei confronti dei malviventi, così denunciati alla Procura reggiana con l’accusa di truffa aggravata in concorso.

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