DI GIOVANNI TARQUINI E CARMINE MIGALE*
15/4/2026 – Esiste un prezzo per il decoro? Sì, e a Reggio Emilia vale quanto una franchigia. C’è qualcosa di sorprendente nell’ultima delibera con cui il Comune stanzia 15mila euro per risarcire le vittime di furti e borseggi.
In un periodo in cui l’insicurezza si fa cronaca quotidiana tra via Turri e le zone residenziali, l’Amministrazione risponde con un’operazione che sa di indulgenza tardiva. Il messaggio dal Palazzo civico è disarmante: non potendo garantire l’incolumità dei vostri beni, offriamo un rimborso. Un massimale di 250 euro che dovrebbe fungere da balsamo per chi ha visto violata l’intimità della propria casa. È l’estetica del “pannicello caldo“: un cerotto su una ferita che richiederebbe ben altra profilassi.
Stanziare 15mila euro, cifra che in un bilancio comunale è poco più di un arrotondamento, significa ammettere l’impossibilità di governare il fenomeno.
La politica del risarcimento è, per definizione, postuma. È la certificazione di una sconfitta preventiva. Invece di investire in una visione organica di controllo del territorio o presidio costante, si sceglie la “monetizzazione del disagio“.
Ma la sicurezza non è una merce di scambio, e il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni non si ricuce con un bonifico equivalente a una cena fuori. Vi è poi l’aspetto paradossale delle modalità di accesso. Per ottenere queste briciole di welfare, la vittima deve produrre fatture e denunce, muovendosi in un dedalo burocratico che scoraggia chiunque.
Si assiste a una doppia vittimizzazione: la prima subita in strada, la seconda allo sportello, per mendicare un contributo che copre a malapena una franchigia assicurativa. L’Amministrazione parla di “vicinanza”, ma quella che il cittadino richiede non si misura in euro; si misura in libertà di movimento e serenità. La proliferazione di uffici e “sportelli” rischia di restare una sterile architettura di facciata senza una reale deterrenza. Reggio Emilia ha urgenza di una riflessione più alta, che affronti la microcriminalità con la severità della programmazione e non con la timidezza dell’assistenzialismo.
Liquidare il problema con un fondo spese limitato è politicamente miope. Se l’ente locale abdica al ruolo di garante della legalità per trasformarsi in “liquidatore sinistri”, significa che abbiamo smesso di credere nella prevenzione. E 250 euro sono un prezzo troppo basso per la tranquillità di una comunità”.
*consiglieri comunali Reggio Civica
Ridere per non piangere
16/04/2026 alle 10:26
Operazione patetica, ai limiti della comicità.
L'Eretico
17/04/2026 alle 03:09
Barboni. Meglio non fare nulla.