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Referendum, arrivano i big
A Reggio Baldassarre e Sallusti per il Sì

9/3/2026 – Siamo a quattordici giorni dal voto per il referendum sulla riforma della Giustizia, due settimane decisive per portare i cittadini alle urne. Settimane in cui il clima della campagna – già caratterizzata da una virulenza e da un cumulo di bugie mai viste e mai ascoltate prima in queste dimensioni – si farà sempre più rovente, con la discesa in campo dei big politici e della società civile, non solo nei grandi media ma ora anche sul territorio.

Questa sera, lunedì 9 marzo, sarà a Reggio Emilia l’eminente giurista Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale, per sostenere le ragioni del Sì al referendum.

La manifestazione è in programma alle ore 21 alla Sala Grasselli della Camera di Commercio (piazza della Vittoria 3, Reggio Emilia). Tema: “Per una magistratura libera dalle correnti”.

Il professor Baldassarre dialogherà con l’avvocato Giovanni Tarquini, capogruppo di Reggio Civica, e impegnato in prima fila anche a livello nazionale nella campagna per il Sì. Interverranno Alessandro Aragona, consigliere regionale e leader di Fratlli d’Italia a Reggio Emilia, e la consigliera regionale Elena Ugolini


Venerdì 13 marzo invece sarà a Reggio Emilia Alessandro Sallusti, giornalista, già direttore del Giornale e di Libero, per una manifestazione pubblica organizzata dal comitato Reggio Sì, collegato al comitato nazionale SÌ riforma, di cui lo stesso Sallusti è portavoce nazionale. Appuntamento venerdì alle 19 nella sala del Capitano del Popolo – Hotel Posta, ingresso da piazza del Monte.

Intervengono l’avvocato Claudio Bassi, consigliere comunale di Forza Italia e referente del Comitato Provinciale Reggio Sì, Andrea Saccani e Fabio Filippi membri del Comitato.

“Sarà un momento di confronto pubblico e di informazione – afferma l’avvocato Bassi – con l’obiettivo di spiegare in modo chiaro e diretto le ragioni del SÌ ed il valore della riforma epocale della magistratura per
una giustizia più giusta“.

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Una risposta a 1

  1. L'Eretico Rispondi

    10/03/2026 alle 18:11

    Separazione delle carriere: il problema non è il principio, ma chi e come la realizza

    Il punto non è dire semplicemente “sì” o “no”. Il vero problema è evitare di firmare una cambiale in bianco su come verrebbe realizzata una riforma di questo tipo.

    La separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente non è di per sé il diavolo. In molti ordinamenti esiste e funziona. Il nodo vero è come viene costruita e quali garanzie istituzionali vengono previste.

    Nel caso italiano, il rischio è evidente: si voterebbe un principio generale, mentre le modalità concrete di attuazione verrebbero demandate a leggi ordinarie, quindi alle maggioranze politiche del momento.

    Ed è qui che nasce la preoccupazione.

    Affidare una riforma così delicata a maggioranze parlamentari che includono figure come Santanchè o Salvini non è esattamente la condizione ideale per immaginare un disegno istituzionale raffinato e lungimirante. Più realisticamente, il rischio è quello di interventi improvvisati, sbilanciati o pensati per convenienze politiche immediate.

    Per questo la questione non può essere ridotta a uno slogan referendario.
    Il problema non è la separazione delle carriere in sé. Il problema è chi la scrive e con quali equilibri istituzionali.

    Sperare che da questo contesto nasca una riforma intelligente è possibile.
    Ma, realisticamente, è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago. Ossequi.

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