Archivi

Perché SI al referendum
Non è una riforma di destra, e la votano in tanti anche a sinistra

DI DARIO CASELLI

10/3/2026 – Ci stiamo avvicinando, tra il frastuono dei bombardamenti al giorno del voto sul referendum costituzionale per confermare o cassare la legge di riforma della separazione delle carriere dei giudici. Diciamo subito che questa non è una riforma di destra, né tanto meno, viola l’indipendenza della magistratura.

E’ il completamento della riforma Vassalli, socialista, partigiano, medaglia d’argento, che intendeva mettere sullo stesso piano accusa e difesa, rendendo il giudice terzo rispetto ad entrambi, per avere un giusto processo.

Oggi i pubblici ministeri e giudici siedono nello stesso CSM e insieme determinano promozioni, assegnazioni di incarichi e sanzioni, realizzando così un evidente conflitto di interessi e un intreccio politico-correntizio ben evidenziato dalla vicenda Palamara.

La riforma si basa su tre pilastri: il primo prevede due CSM separati, uno per i pubblici ministeri, uno per i giudici, spezzando la logica di scambio di favori tra i due gruppi. E’ presumibile che tale separazione porti con sé anche un diverso percorso formativo, rendendo i PM più preparati nello svolgere le loro funzioni.

Il secondo punto prevede un’alta corte di giustizia per giudicare i magistrati.

E’ difficile credere che una corporazione che giudica sé stessa possa essere imparziale, infatti le poche sanzioni che vengono comminate, si limitano per lo più all’ ammonimento e parliamo di nemmeno il 10%, contro un oltre 90% di assoluzioni. Accadrebbe per qualsiasi corporazione come ad esempio, quella dei medici o degli avvocati. Si invoca sempre il sacrosanto rispetto della Costituzione, ma si dimentica volentieri quello della volontà popolare. Resta infatti inattuato il principio della responsabilità dei magistrati, sancito da un referendum.

Il terzo punto prevede il sorteggio per i seggi nei Csm. Ci rendiamo conto che il metodo si espone a critiche, ma non ne esiste un altro capace di ridurre, anche se non annullare, la degenerazione delle correnti.

Oltre al centro-destra che la difende compatto avendola approvata, questa riforma è difesa anche da partiti di opposizione, come Azione di Calenda, Più Europa e anche Italia Viva, nonostante il solito esasperato tatticismo di Renzi che pur condividendola, lascia liberi i suoi elettori, per non compromettere l’alleanza con i 5 Stelle, che aveva cacciato dal governo per far arrivare Mario Draghi. Del resto tutto si può chiedere a Renzi, tranne la coerenza.

Come se non bastasse anche importanti settori del Pd e numerosi giuristi di sinistra sono a favore della riforma, non ottenebrati dal populismo demagogico di AVS e 5 Stelle, condiviso dalla segretaria del Pd. A meno che non vogliamo tacciare di fascismo anche Barbera, Salvi, Ceccanti, la Picierno e compagnia.

Questa riforma non incide sui tempi della giustizia ordinaria, non è il suo compito, di certo rende il nostro sistema più giusto e più moderno.

Senza in alcun modo intaccare l’autonomia della magistratura, come dicono falsamente i sostenitori del no. Temo che la mutazione populista del Pd sia ormai irreversibile e che un futuro governo del campo largo non vedrebbe alcun cambiamento della linea del partito sulla giustizia, né su nient’altro.

Il populismo è per sua intrinseca natura contrario al riformismo. La nostra è una meravigliosa Costituzione, in parte inattuata, in parte da riformare, il tempo passa per tutto. Del resto la sinistra non può dare lezione a nessuno in tema di riformismo costituzionale, dopo aver affossato la Riforma Renzi e aver prodotto la modifica del Titolo V, che tanto conflitto Stato-Regioni ha determinato.

Oggi urlano contro la devoluzione, che anch’io reputo pericolosa, ma chi l’ha messa in Costituzione è stato Massimo D’Alema. Occorre quindi votare per il sì, per avere un giusto processo, come voleva Vassalli. La collusione tra giudici e pubblici ministeri è un intreccio di interessi, che minaccia la parità delle parti, in contraddittorio. I giudici non solo debbono essere imparziali, ma anche sembrarlo.

La loro imparzialità non può essere affidata solo all’etica personale, che la vicenda Palamara ha dimostrato avere molte crepe, del resto anche loro sono uomini e donne come tutti noi. Se prevarrà la logica del no, ce ne faremo una ragione e ci rafforzeremo nell’opinione che il campo largo, sia semplicemente inadatto a governare. Soprattutto se la deriva populista di Elly porterà come probabile, all’emarginazione di quei riformisti che pubblicamente o in silenzio sostengono il sì.

Condividi:

Una risposta a 1

  1. Per sempre sì Rispondi

    11/03/2026 alle 09:25

    Un Sì grande come una casa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *