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Truffa e bancarotta fraudolenta Confiscato patrimonio di 36.5 milioni all’imprenditrice Patrizia Gianferrari

27/2/2026 – I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, in esecuzione di un provvedimento ablatorio emesso dal Tribunale di Bologna — Sezione Specializzata Misure di Prevenzione, hanno sottoposto a confisca un ingente patrimonio costituto da società operanti nel commercio di materie plastiche e ferrose e nel settore immobiliare nonché denaro e preziosi per un valore complessivo di circa 36,5 milioni di euro.

I beni in questione – sottoposti a vincolo cautelativo da luglio 2025 – sono risultati nella disponibilità dell’imprenditrice Patrizia Gianferrari, 69 anni, residente a Castellarano, ‘in misura palesemente sproporzionata rispetto alle proprie esigue fonti reddituali “ufficiali”‘. Gianferrari resterà sotto sorveglianza speciale per 4 anni, a causa di “una lunghissima serie di reati nelle località più svariate del territorio nazionale” commessi mediante la creazione di sistema imprenditoriale illecito ” consistente nella “costituzione di numerose realtà imprenditoriali destinate alla perpetrazione dei crimini più disparati (truffa, bancarotta fraudolenta e documentale, false comunicazioni sociali) ovvero formatesi al solo scopo di tutelare dalle aggressioni giudiziarie i beni personali famigliari siti sul medesimo territorio.”

Tra le condotte più gravi accertate, considerate tutte espressive di pericolosità sociale ordinaria (c.d. “delinquenza economica”), il Tribunale ha riconosciuto quella per associazione a delinquere commessa tra le province di Ferrara, Reggio Emilia e San Marino per la quale è stata condannata dalla Corte d’Appello di Bologna, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Reggio Emilia.

Nei confronti della stessa, il Tribunale felsineo — in considerazione della “allarmante pervicacia criminosa della proposta manifestata si fino all’ultimissimo periodo nonché la spregiudicatezza delle sue azioni’ – ha disposto l’applicazione anche della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di 4 anni, con obbligo di soggiorno nel territorio del comune di residenza.

Il provvedimento ablatorio emesso dal Tribunale di Bologna segna l’epilogo di articolate e complesse indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, originate e sviluppate a seguito di una accurata analisi volta all’individuazione di soggetti potenzialmente destinatari di misure di prevenzione patrimoniali nella rigorosa applicazione del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. 

Gli investigatori della GDF bolognese hanno documentato l’esistenza di un complesso di società – formalmente intestate a soggetti compiacenti, ma di fatto “gestite” dall’imprenditrice e dai suoi due figli – strumentalmente utilizzate allo scopo di ottenere finanziamenti bancari anche garantiti dallo Stato che, una volta accreditati, sono stati destinati esclusivamente al soddisfacimento di significative esigenze personali e del nucleo familiare.

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