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Stalkerizza l’ex moglie anche dagli arresti domiciliari in Puglia
Torna dentro condannato di Aemilia

13/2/2026 – Nonostante la detenzione in un carcere pugliese a seguito di condanna nel processo Aemilia, un calabrese di 52 anni ha continuato a perseguitare l’ex moglie con una escalation in piena regola: dalle minacce telefoniche all’invio di numerose lettere, fino al tentativo di screditare la donna presso il suo datore di lavoro.

Non ha risparmiato nemmeno i figli, tempestandoli di chiamate e videochiamate nel tentativo di controllarne ossessivamente ogni spostamento e frequentazione della madre. 

Al termine delle indagini messe in moto dalla richiesta di aiuto della vittima, i carabinieri della stazione di Casalgrande lo hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia per i reati di atti persecutori e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

La Procura ha chiesto e ottenuto dal Gip del Tribunale un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata questa dai carabinieri di Gravina di Puglia, dove l’uomo dal 29 gennaio si trovava in carcere.

Dalle risultanze investigative è emerso, nonostante la distanza geografica e il regime di detenzione carceraria e poi domiciliare cui era stato ammesso da pochi giorni, non avesse mai interrotto la sua pressione psicologica sulla vittima “mostrando una totale indifferenza verso le prescrizioni impostegli dall’Autorità Giudiziaria”.

Secondo quanto ricostruito, l’indagato ha tempestato di chiamate e videochiamate l’ex moglie già poche ore dopo la sua scarcerazione, ostentando la ritrovata libertà con frasi del tipo: “Ora che sono fuori posso fare quello che voglio”. In un’occasione, l’uomo avrebbe rivolto minacce dirette alla donna dicendole: “Ti vengo a cercare, tanto so dove sei” e, in un ulteriore episodio di estrema violenza verbale, è arrivato a proferire frasi agghiaccianti come: “Se ti prendo ti scanno come un maiale”. Le indagini hanno documentato un controllo ossessivo esercitato anche attraverso i figli minori, ai quali l’uomo rivolgeva continui interrogatori per carpire informazioni sulla nuova abitazione e sugli spostamenti della madre.

Avrfebbe pure cercato di colpire la donna nella sua sfera sociale e professionale, contattando il suo datore di lavoro per farle perdere l’impiego e screditarla, arrivando a definirla come un soggetto pericoloso per l’azienda.Condotte,aggravate da una spiccata caratura criminale e dal collegamento con ambienti malavitosi, tanto di fare temere alla donna la propria incolumità. Considerata inefficacia della misura domiciliare violata sistematicamente dall’indagato per continuare la sua attività persecutoria e intimidatoria, la Procura condividendo con le risultanze investigative dei militari di Castellarano, richiedeva e otteneva dal GIP la custodia cautelare in carcere l’unica misura idonea a prevenire il rischio di ulteriori e più gravi reati.

Gli accertamenti relativi al procedimento, in fase di indagini preliminari, proseguiranno per i consueti approfondimenti investigativi al fine delle valutazioni e determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale.

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Una risposta a 1

  1. Emore Rispondi

    14/02/2026 alle 11:07

    Fategli incontrare Gratteri…magari gli racconta qualcosina..

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