21/2/2026 – Stendhal, lo scrittore della Certosa di Parma, la definì “una follia organizzata e completa” per esaltarne la perfezione, riferendosi a L’italiana in Algeri, l’opera buffa che diede fama nel maggio 1813 a un Rossini poco più che ventenne.
Ecco, la nuova messinscena di questo immenso capolavoro, che ha debuttato ieri sera al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, riflette appieno il pensiero dello scrittore e drammaturgo francese: il regista Fabio Cherstich e i suoi collaboratori hanno creato uno spettacolo travolgente, ricco di trovate divertenti, coloratissimo, che ha coinvolto totalmente un pubblico festante che non la smetteva più di applaudire fino a quando, dopo una decina di minuti, non si sono accese le luci in sala e il sipario si è chiuso.
Pubblico entusiasta e, dunque, chi può non perda questo spettacolo in scena ancora domenica 22 pomeriggio a Reggio Emilia, e poi a Piacenza (27 febbraio e 1 marzo), Modena (6 e 8 marzo), Ravenna (13 e 15), Trento (27 e 29 marzo).
Questa Italiana in Algeri, secondo Cherstich è nata dalla volontà di restituire fisicamente e teatralmente, l’energia incontenibile della musica di Gioachino Rossini.
Un’energia comica, che si è concretizzata in una macchina scenica, a tratti grottesca, dove i personaggi sono maschere dichiaratamente stereotipate, esagerate e deformate. Il tutto in un ambiente contemporaneo: una sorta di stabilimento balneare in costruzione con tanto di impalcature, betoniera, carriola e cazzuole, ma anche divani, sdraio e giochi gonfiabili, su una spiaggia assolata dove sbarcano Elvira e Taddeo alla ricerca di Lindodo, fatto prigioniero dal bey Mustafà. Luogo attraversato in maniera quasi impalpabile, delicata, dal mimo Julien Lambert, vero e proprio coprotagonista della serata con arrampicate acrobatiche e trovate esilaranti (tra tutte l’uso di un ventilatore per placare i desideri focosi di Mustafà).
Mustafà, appunto: un impetuoso e trascinante Giorgio Caoduro, così come il cicisbeo irrestitibile Taddeo di Marco Filippo Romano, o lo smagliante Lindoro di Ruzil Gatin. Ma vera dominatrice dello spettacolo è stata l’Italiana (Isabella) del mezzosoprano Laura Verrecchia che Cherstich ha voluto anche in bikini (disinvolta e intelligente la sua recitazione) e con una linea vocale straordinaria e inappuntabile. Dal podio, la bacchetta di Alessandro Cadario ha guidato la Filarmonica Italiana e il Coro Claudio Merulo esaltando la partitura rossiniana, a partire dalla Sinfonia iniziale, sempre attento al dialogo col palcoscenico. Nelle altri parti hanno ben figurato Gloria Tronel (Elvira), Barbara Skora (Zulma) e Giuseppe De Luca (Haly).
(ansa.it)