Archivi

Pestaggi, segregazione e orrori sadici a Campagnola
Lega la compagna al termosifone e la fa mangiare a terra come un cane
Finisce in carcere marocchino di 34 anni

24/2/2026 – E’ dietro le sbarre da sabato 21 febbraio, su ordine del giudice di Reggio Emilia, un marocchino di 34 anni che avrebbe ridotto la sua compagna in uno stato di sottomissione e schiavitù di fatto, con una sequela di eccessi e violenze raramente documentati anche nei numerosi casi di maltrattamenti sulle donne registrati in misura crescente dalle cronache.

Il rapporto alla Procura della Repubblica, stilato dai carabinieri di Campagnola Emilia al termine delle indagini messe in moto dalla stessa vittima, è impressionante.

L’ uomo, spesso sotto l’effetto di droghe “maltrattava la fidanzata convivente, con continue vessazioni fisiche e psicologiche, tanto da costringerla a lasciare la propria abitazione per trovare protezione a casa di un’amica”.

Una relazione “caratterizzata da una condizione di sudditanza psicologica unita a continue aggressioni fisiche, verbali, costrizioni sul piano sessuale e danneggiamenti”.

Per mesi lui “avrebbe esercitato un vero e proprio controllo ossessivo nei confronti della donna,” anche segregandola in casa e chiudendola a chiave nella camera da letto e facendola uscire solamente per cucinare, pulire e andare in bagno.

In un’occasione l’avrebbe legata a un termosifone con una prolunga elettrica, per impedirle di allontanarsi, e un’altra volta l’avrebbe costretta sotto minaccia a fumare del crack. In almeno due occasioni “l’uomo avrebbe indotto la compagna a subire un rapporto sessuale completo, colpendola alla testa e dandole schiaffi al volto”.

Insomma, mesi e mesi di violenze fisiche e morali per le quali la quali la Procura reggiana ha chiesto e ottenuto dal Gip la custodia cautelare in carcere del marocchino violento per i reati di maltrattamenti contro familiari e conviventiinduzione all’uso di sostanze stupefacenti e lesioni personali.

I FATTI

Dalle risultanze investigative è emerso come l’uomo, con cadenza quotidiana e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti,  offendeva la donna con epiteti ingiuriosi, costringendola a fumare crack, picchiandola sadicamente con schiaffi e pugni diretti alla testa e calci, infilandole le dita negli occhi, afferrandola violentemente ai polsi, sputandole in faccia; e pure minacciandola con cutter, cacciaviti e forbici, dicendole “ti ammazzo” o che avrebbe fatto del male ai suoi figli, nel controllarla assiduamente per impedirle relazioni con persone diverse da lui stesso, cancellando i contatti dal cellulare di lei e, persino, costringendola a parlare in viva voce con la madre per poter sentire la conversazione

Più volte la malcapitata ha preso tante botte da finire all’ospedale.

non mancavano le esplosioni d’ira durante le quali “rompeva qualsiasi oggetto si trovasse davanti a sé, come tv, lampadari, cellulare, nel segregare spesso in casa la compagna, chiudendola a chiave nella camera da letto, facendola uscire solo per cucinare, pulire e andare in bagno, facendole mangiare solo avanzi d cibo da un piatto sul pavimento dicendole: “mangia cane”. In un’occasione l’afferrava per la gola dicendole “io sono il tuo padrone voi donne dovete ubbidire“; costringendola ad avere rapporti sessuali e picchiandola se provava a ribellarsi.

In un’occasione, “l’avrebbe indotta a consumare sostanza stupefacente di tipo crack, facendole credere di fumare una sostanza simile al narghilè, per poi dirle la verità solo dopo una settimana, nel corso della quale egli continuava a fargliela assumere con le stesse modalità”.

“In un’altra occasione, dopo che la donna aveva chiesto a lui di andare via, l’uomo la colpiva prima con un violento schiaffo al volto, poi con un pugno in bocca che le faceva cadere un dente e un altro in testa che la faceva svenire; per poi farla salire in auto e per cercare di buttarla fuori durante il tragitto”.

Ce n’era abbastanza perché finalmente si aprissero le porte della Pulce.  Nel pomeriggio del 21 febbraio, i Carabinieri della Stazione di Campagnola Emilia, ricevuta l’ordinanza applicativa della misura cautelare, vi davano esecuzione arrestando l’uomo, ristretto al termine delle formalità di rito in carcere, a disposizione della Procura reggiana. Gli accertamenti relativi al procedimento, in fase di indagini preliminari, proseguiranno per i consueti approfondimenti investigativi al fine delle valutazioni e determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *