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Licenziamenti Icr: un’inaccettabile brutalità Tavolo di crisi in Regione a Bologna

16/2/2026 – Martedì mattina 17 febbraio tavolo di crisi in Regione a Bologna per il licenziamento collettivo piovuto sulla testa di 54 dipendenti di Icr-Industria Chimica Reggiana, azienda specializzata in stucchi per carrozzeria, leader a livello mondiale col marchio Sprint. Fondata nel 1961, la Icr di Reggio Emilia (presente in un centinaio di Paesi) è stata acquisita nel 2020 dal gruppo neozelandese PPG Industries Inc.

Ad annunciare il tavolo l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia, che in commissione a risposto a una interrogazione della consigliera Pd Elena Carletti, firmata anche dai colleghi reggiani Anna Fornili, Maria Laura Arduini e Andrea Costa.

A chiederlo alla Regione è Elena Carletti (Pd), in un’interrogazione a risposta orale in commissione Politiche economiche, sottoscritta anche dai colleghi di gruppo Anna Fornili, Maria Laura Arduini e Andrea Costa.

Il presidio dei dipendenti Icr

“Il 6 febbraio l’azienda Industria Chimica Reggiana (I.C.R.), storica realtà industriale reggiana fondata nel 1961 e specializzata nella produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra con marchio ‘SPRINT’, conosciuto e commercializzato a livello internazionale, ha comunicato alla RSU aziendale la decisione unilaterale di dismettere l’attività produttiva del sito di Reggio Emilia. L’azienda – spiega Carletti – ha annunciato contestualmente l’apertura immediata di una procedura di licenziamento collettivo per 54 lavoratrici e lavoratori, configurando una grave emergenza occupazionale che coinvolge direttamente altrettante famiglie del territorio reggiano”.

” FILCTEM CGIL di Reggio Emilia e la RSU aziendale hanno formalmente richiesto il ritiro della procedura di licenziamento e l’attivazione immediata di un tavolo di confronto a supporto della tenuta occupazionale, “ricevendo tuttavia un netto rifiuto da parte dell’azienda”, sottolinea Carletti, “a testimonianza della gravità della situazione e dell’assenza di un dialogo costruttivo con la proprietà”. Da qui uno sciopero immediato e il presidio dei lavoratrici e lavoratori, tuttora in atto.

“La decisione aziendale appare orientata esclusivamente alla salvaguardia dell’interesse economico dell’impresa, senza tenere conto della responsabilità sociale d’impresa e dell’impatto economico e sociale sulle comunità locali”, rimarca Carletti, che ha chiesto alla giunta di convecare urgenza un tavolo di crisi regionale, coinvolgendo l’azienda, le organizzazioni sindacali, le rappresentanze dei lavoratori, gli enti locali e, se necessario, il governo. Inoltre, la consigliera ha chiesto “quali strumenti di politica attiva del lavoro, ammortizzatori sociali, percorsi di formazione e riqualificazione la Regione intenda mettere a disposizione delle 54 persone coinvolte dalla procedura di licenziamento collettivo”.

“Abbiamo un tavolo istituzionale convocato domani mattina (17 febbraio) alle 11 a cui parteciperanno i rappresentanti aziendali e del territorio – questa la risposta dell’ assessore Paglia – Vedremo se riusciremo a risolvere la situazione nei 75 giorni canonici. La posizione che rappresenteremo è la stessa che ho detto ai lavoratori e alle lavoratrici al presidio: sono inaccettabili sia le modalità che l’esito presunto, perché si tratta di un sito che può avere condizioni di rilancio: non c’è razionalizzazione che può essere fatta sulla pelle delle persone”.

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