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“Le foibe? Riabilitazione del fascismo”
Una cappa di smog staliniano intossica Reggio
Targa falsa e proclama: così la via dei martiri è diventata titina

DI PIERLUIGI GHIGGINI

9/2/2026 – Mai come quest’anno il Giorno del Ricordo, che cade domani 10 febbraio in memoria dei martiri delle foibe titine e dell’esodo giuliano dalmata in cui circa 300 mila italiani furono cacciati da Istria e Dalmazia,è stato osteggiato apertamente dalla sinistra e dalle istituzioni locali. Gli episodi di varia natura sono abbastanza numerosi da far pensare a una sorta di ordine di scuderia, naturalmente da sviluppare secondo ruoli e attitudini degli attori protagonisti.

Abbiamo assistito anche quest’anno all’isolamento in cui le istituzioni locali hanno confinato la manifestazione della destra reggiana con la partecipazione di esponenti istriani, come di consueto davanti al Monumento ai Caduti, e alla quale per buon peso si è voluto contrapporre alla stessa ora e a pochi decine di metri il presidio promosso dai centri sociali al grido di “falsità e invenzioni alla base del Giorno del Ricordo“, col il rischio – sempre incombente – di incidenti.

Non è da meno Istoreco, che pure in altri tempi aveva ospitato un’ importante mostra dell’ifsml di Udine sul pogrom poerpetrato dal IX Corpus con la complicità di parte dei comunisti giuliani, e l’occupazione titina di Trieste.

Invece domani sera 10 febbraio L’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea commemora foibe ed esodo a modo suo con una conferenza in collegamento web che già dal titolo parte col piede sbagliato: “Post-fascismo e Giorno del Ricordo“. Con ciò lasciando intendere che il recupero della memoria delle foibe sarebbe al tempo stsso causa ed effetto di una risorgente “cultura fascista”. Ora, tutte le opinioni hanno diritto di cittadinanza, anche le più stolide, senonché in questo caso si finirebbe per liquidare come post fascista larga parte della cultura democratica, liberale, socialdemocratica, cattolica (ricordiamoci della Brigata Osoppo) magari fieramente anticomunista ma certamente antifascista. Proprio niente male.

Da parte sua il governo del Comune di Reggio Emilia, quello che ha consegnato il Primo Tricolore alla filo Hamas Francesca Albanese (e infatti grande assente sabato in piazza della Vittoria) ha scelto la strada di parlare d’altro, o quanto meno di affrontare il tema in maniera alla lontana . Nella saletta della Bikblioteca delle Arti, alle 17 di martedì 10, va in scena la conferenza su “Storie di famiglie e vicende del confine orientale” con Gloria Nemec e Vanni D’Alessio, che sarà occasione per lanciare una “Banca della Memoria” fatta di documenti, testimonianze, racconti personali di quanti furono colpiti dall’esodo.

Certo un annuncio di notevole interesse, e speriamo coronato da successo, ma – lo si vorrà ammettere – ben poca cosa rispetto alle iniziative programmate in tutta la regione, a cominciare dalla prossima seduta solenne del consiglio comunale di Bologna .

La commemorazione del treno della vergogna a Bologna

Ma ciò che più di tutto rende l’idea della cappa di smog ideologico che imprigiona ancora Reggio Emilia, è la falsa targa stradale messa nottetempo a coprire quella vera di Via Martiri delle Foibe . Grazie a un’imitazione a regola d’arte per qualche ora la strada è rimasta intitolata alla Rabska brigada, formazione partigiana nata nel grande campo di concentramento fascista di Arbe, in Croazia, dove nel 1942 furono rinchiusi sino a ventimila prigionieri slavi.

Chi ha organizzato lo scherzetto, con buone competenze grafiche, in sostanza liquida la tragedia della pulizia etica titina come “naturale” conseguenza della repressione italiana in Istria. E va ancora più in là. Molto più in là.

La targa falsa con cui hanno coperto Via Martiri delle Foibe

Nel cartiglio appeso sotto “Via Rasbka brigada“, come una pasquinata contemporanea, l’intititolazione della strada ai Martiri delle Foibe viene raccontata come una memoria “edulcorata e falsificata per “raccontare un presente che riabilita il fascismo”. Proprio così: ricordare diecimila morti (ma nel 1945 i carabinieri ne contarono ventimila ) e trecentomila profughi significa “riabilitare il fascismo“.
Ma ecco cosa c’è scritto nel proclama recuperato, neanche a dirlo, da Marco Eboli, e che possiamo mostrarvi grazie alla cortesia dell’ex consigliere reggiano

“Nominare una strada è un gesto politico che cerca di orientare la coscienza collettiva in una direzione precisa. Nel caso di via Martiri delle Foibe, invece, sembra che questa coscienza voglia essere edulcorata e falsificata per raccontare un presente che riabilita il fascismo, ma non solo. Trasforma i carnefici in martiri.

Negli ultimi anni si è assistito sulla spinta di leggi come quella che ha istituito il Giorno del Ricordo a una normalizzazione del fascismo attraverso una storia costruita sulla base di un nazionalismo vittimista e becero, pieno di distorsioni, malafede e calcoli politici, privo di storiografia…

Vi risparmiamo il resto del compitino.

E’ veramente difficile rintracciare fuori dalla Reggio post stalinista altre testimonianze in grado di competere con tanta intossicazione ideologica. Che però oggi esercita un’influenza, in altri tempi avremmo detto egemonia, determinante sulla sinistra reggiana e, ciò che è più grave sulla Giunta che governa il capoluogo.

Tutto questo avviane mentre il presidente della Regione De Pascale scrive: “In questa giornata riaffermiamo la necessità di fare Memoria, non solo per ricordare le vittime e le loro famiglie, ma per contrastare ogni forma di negazionismo e rafforzare una coscienza europea fondata sulla pace, sulla convivenza e sul dialogo tra i popoli”.

E ora, volete consegnare anche lui al post fascismo?

Quanto sopra basta e avanza per spiegare la scelta “strategica” del sindaco Massari di non celebrare di fatto il Giorno del Ricordo, come se lui stesso fosse prigioniero di questa gabbia ideologica, francamente reazionaria, o comunque tenuto prigioniero dal suo circoletto magico.

Una strategia che “rattrista e sconcerta” – scrive in una dura nota l’ex consigliere Eboli, oggi presidente dell’associazione culturale Balder, per raccontare come e quanto Reggio Emilia sia andata indietro anno dopo anno, come i gamberi.

“Dal 2006 al 2011,grazie ad una fattiva collaborazione tra il Sindaco Graziano Delrio ed il sottoscritto, allora capogruppo Alleanza nazionale in Sala del Tricolore,il Giorno del Ricordo fu celebrato degnamente, come prescrive la legge istitutiva.  Mostre e concerti al Peri,per ricordare le Foibe, l’Esodo e anche figure simboliche di quella tragedia, Norma Cossetto giovane studentessa istriana seviziata e infoibata dalle truppe del dittatore comunista Tito e dai partigiani comunisti, alla quale “la nostra città ancora non ha dedicato la via, che pure il voto del Consiglio comunale di Reggio Emilia aveva deciso di titolargli”. 

“Ebbene, a oltre vent’anni dall’approvazione del Giorno del Ricordo, il prossimo 10 febbraio,il Comune di Reggio Emilia  organizza un evento invitando a parlare d’altro rispetto alla tragedia delle Foibe, relatori che di Foibe ed Esodo poco o nulla hanno scritto. Questa è una scientifica strategia politica per fingere di celebrare il Giorno del Ricordo, ma di fatto evitando di parlare delle Foibe. Si parlerà di Esodo che però slegato dal fatto originario non ha senso.

Ci si affida ad un progetto di storia orale, che vedrà i suoi frutti tra qualche anno,con interviste ai familiari di chi dovette abbandonare la propria terra per fuggire alle persecuzioni comuniste, con il rischio che costoro,non abbiano granché memoria di quei fatti”.

E aggiunge: “Avevo proposto personalmente, all’Assessore alla cultura Mietto, di integrare l’evento del Giorno del Ricordo con la presentazione del libro di una persona che fu prigioniera nei campi  del dittatore comunista slavo Tito, ma ciò non è avvenuto“.

Eboli rivolge un appello al Sindaco Massari “affinché proceda velocemente alla sostituzione di Via Tito con via Norma Cossetto o anche a Graziano Udovisi che si salvò miracolosamente dalla Foiba e nostro concittadino adottivo”; e infine a recuperare “quell’autentico spirito di degna celebrazione del Giorno del Ricordo delle Foibe e dell’Esodo, che fu del suo predecessore ed amico Graziano Delrio, e insieme a ciò anche tutto il materiale fotografico, acquistato dal Comune di Reggio Emilia, ,affinché nei prossimi anni possano essere nuovamente allestite mostre che danno la testimonianza reale di cosa furono le Foibe e l’Esodo”. 

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