19/1/2026 – Nella seduta di oggi lunedì 19 gennaio il Consiglio comunale di Reggio Emilia ha approvato – con 20 voti favorevoli (Pd, Lista Marco Massari sindaco, Europa verde-Possibile) e 1 astenuto (M5S), l’aumento dell’ addizionale comunale all’Irpef per il 2026 con una sola aliquota dell’0,8%, al posto delle precedenti 4, e la conferma della soglia di esenzione per i redditi fino a 15.000 euro, che sencono la Giunta continua a tutelare circa il 28% dei contribuenti.
Su tutte le altre famiglie l’aumento avrà un impatto da 17 a 32 euro a seconda della fascia di reddito, per un triotale di 2,8 milioni di euro di introiti per le casse comunali.
“Non vengono toccate le aliquote degli altri tributi comunali – precisa palazzo Civico – e le tariffe delle altre entrate come i canoni di occupazione e per la pubblicità; inoltre non è previsto alcun adeguamento Istat dei servizi a domanda individuale, come le rette scolastiche o altro, che pertanto non subiranno aumenti”. Confermate “le agevolazioni e le esenzioni in essere per le fasce deboli e il mantenimento delle agevolazioni per il canone concordato a sostegno alle politiche dell’abitare”.
Respinto invece dalla maggioranza un ordine del giorno, primo firmatario il consigliere Claudio Bass di forza Italiai, che chiedeva di alzare da 15 a 18 mila euro la soglia di esenzione dall’addizionale comunale. .L’Ordine del giorno è stato respinto con 8 voti favorevoli (Coalizione civica, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lista civica Tarquini, Lega Salvini premier) e 21 voti contrari (Pd, M5S, Lista Marco Massari sindaco, Europa verde-Possibile).
In ogni caso, non si può non rilevare che, mentre il governo Meloni ha bene o male ridotto l’imposizione fiscale, il governo Massari l’aumenta.
Nella stessa seduta il consiglio ha votato la delibera che conferma per il 2026 le aliquote, le agevolazioni e le esenzioni in vigore per l’Imu. Tuttavia viene eliminata l’aliquota dello 0,86% “non più consentita dalla legge e riconosciuta per le unità immobiliari concesse in comodato gratuito a persone con disabilità e a parenti maggiorenni entro il secondo grado di parentela”.
Il gettito previsto per il 2026 è di 43 milioni 400 mila euro.
La delibera – approvata con 18 voti di Pd, Lista Marco Massari sindaco, Europa verde-Possibile – conferma inoltre “il forte impegno dell’Amministrazione comunale per il recupero dell’evasione dell’Imu in ottica triennale: per il periodo dal 2024 al 2026, è stata stimata una somma di circa 14 milioni di euro”.
L'Eretico
20/01/2026 alle 11:56
IMU: la parola magica.
Tra IMU e TARI il Comune si trascina dietro circa 4 milioni di euro di contenziosi annui, di cui almeno due terzi del tutto inconsistenti. Procedimenti avviati non per reale tutela dell’interesse pubblico, ma per alimentare una presunta “lotta all’evasione” che, nei fatti, si traduce in sperpero sistematico di risorse pubbliche in cause perse in partenza.
È una macchina che serve più a costruire una narrazione interna che a risolvere problemi reali: dimostrare al dirigente o all’assessore di turno che “si sta facendo qualcosa”, individuare il cittadino come soggetto sospetto, ribadire il ruolo dell’amministrazione come sceriffo fiscale. Poco importa se poi i giudici smontano tutto, una sentenza alla volta.
Del terzo che viene effettivamente incassato, una quota rilevante non deriva da accertamenti fondati, ma da cittadini che pagano pur di essere lasciati in pace. Pagano somme non dovute per evitare anni di ricorsi, spese legali, tempo perso, stress. Questa non è efficienza fiscale: è tassazione per sfinimento.
La domanda vera, quella che nessuno sembra voler fare, è semplice:
qualcuno ha mai calcolato il costo politico e reputazionale di questa strategia?
Perché il saldo è chiaramente negativo.
– Negativo per le casse pubbliche, tra spese legali, personale e soccombenze.
– Negativo per la credibilità dell’amministrazione, che appare vessatoria e inaffidabile.
– Negativo per il rapporto con i cittadini, che imparano una cosa sola: non fidarsi.
Poi ci si stupisce se la partecipazione cala, se la fiducia nelle istituzioni evapora, se il consenso si sbriciola.
Ma continuiamo pure a far finta di nulla. È sempre la soluzione più comoda.