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Ospedale di Montecchio: la mensa non chiude, la cucina sì
“Vassoi personalizzati per tutti dalle cucine del Santa Maria Nuova”
Ma la Lega non ci sta: interrogazioni in Provincia e nei Comuni

19/1/2026 – La mensa dell’ospedale Franchini di Montecchio non chiude, ma subirà una “rimodulazione” del servizio di ristorazione. Chiude invece la cucina interna: i pasti arriveranno confezionati dalle cucine del Santa Maria Nuova. L’obiettivo è duplice: “migliorare significativamente l’offerta per i pazienti” e “ampliare la fascia oraria in cui i dipendenti potranno consumare i pasti”.

Lo precisa una nota diffusa oggi dall’Ausl di Reggio Emilia dalla quale dipende il Franchini (come tutti gli ospedali della provincia).


“La riorganizzazione prevista parte proprio dall’attenzione ai pazienti: essa consentirà di offrire ai degenti dell’Ospedale di Montecchio un servizio allineato ai più alti standard ospedalieri. Verrà garantito il fatto che ogni pasto sia preparato e somministrato nel pieno rispetto delle prescrizioni dietetiche individuali e delle normative di sicurezza alimentare, attraverso il confezionamento di vassoi personalizzati da parte di personale qualificato, attraverso le più moderne attrezzature. A questo scopo l’accorpamento della cucina di Montecchio con quella dell’Arcispedale Santa Maria Nuova” .

Ciò garantirà – assicura l’Ausl – la standardizzazione dei processi produttivi e una completa tracciabilità di ogni fase dalla produzione alla consegna “evitando rischi operativi”. Anche perché nella fase di studio progettuale “è stato riscontrato che nei locali della cucina dell’ospedale di Montecchio non erano presenti spazi sufficienti da destinare all’allestimento dei vassoi personalizzati”.


Con riferimento al servizio di mensa per i dipendenti, l’Ausl precisa che 2sono in media circa 90 quelli che usufruiscono di tale opportunità quotidianamente”.

” Il progetto, al centro del confronto, prevede un servizio sostitutivo di mensa, già operativo nei giorni festivi e ora ampliato con l’introduzione di un servizio di consegna pasti che sarà garantito nei locali della sala mensa di Montecchio”.

“Questa innovazione assicura la consegna di pasti completi, confezionati secondo rigorosi criteri igienico-sanitari, dal lunedì al venerdì, in una fascia oraria che va dalle 12 alle 14,30 e si inserisce in un contesto organizzativo che prevede una più estesa scelta di locali nei quali fruire del servizio di mensa ed una più ampia fascia oraria di accesso al servizio”.

Di conseguenza “i dipendenti potranno consumare il pasto con vassoio (completo di primo, secondo, contorno, e acqua) negli attuali spazi della mensa dell’Ospedale Franchini, garantendo così la continuità del servizio, mantenendo il costo per dipendente di 1,03 euro a pasto. Questa sperimentazione durerà per alcuni mesi, indicativamente dai 3 ai 6, e sarà oggetto di rivalutazione”. 


In conclusione “la riorganizzazione non appare in alcun modo motivata da un risparmio economico, ma da un miglioramento della qualità del servizio e da maggiori garanzie per i degenti”.


L’ Ausl IRCCS di Reggio Emilia “proseguirà nelle prossime settimane il confronto sul progetto con i portatori di interesse, affinché le migliorie introdotte con questa revisione possano essere illustrate a tutti gli stakeholder”.

MA LA LEGA CONTESTA: INTERROGAZIONI IN PROVINCIA, A BIBBIANO E QUATTRO CASTELLA

La capogruppo della Lega in Consiglio provinciale Cristina Fantinati ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Provincia in merito alla chiusura della mensa dell’Ospedale “Ercole Franchini” di Montecchio .
«La decisione di chiudere la mensa – dichiara Fantinati – colpisce direttamente oltre 450 lavoratori
tra infermieri, medici, operatori sanitari e personale amministrativo. Un servizio essenziale viene cancellato senza tenere conto delle reali condizioni di lavoro di chi opera quotidianamente in ospedale, spesso con turni lunghi, notturni e di emergenza».
Secondo Fantinatrri le soluzioni alternative prospettate, come buoni pasto o servizi
di consegna, «non sono minimamente equiparabili a una mensa interna e risultano impraticabili per
chi lavora nei reparti e non può allontanarsi dalla struttura. Si tratta di scelte calate dall’alto che
peggiorano il welfare aziendale e rischiano di incidere anche sulla qualità dell’assistenza ai
cittadini».
Con l’interrogazione, Fantinati chiede al Presidente della Provincia se sia a conoscenza della situazione, se ritenga questa decisione compatibile con la tutela del personale sanitario e quali iniziative intenda assumere nei confronti della Regione Emilia-Romagna e dell’Azienda USL per tutelare lavoratori e servizi sul territorio. «La Provincia non può voltarsi dall’altra parte. Anche se non ha competenze dirette sulla sanità, ha il dovere politico e istituzionale di farsi portavoce delle istanze dei lavoratori e delle comunità locali. Continueremo a vigilare e a denunciare ogni riduzione dei servizi sanitari
nel nostro territorio».
Con Fantinati si schierano i consiglieri comunali leghisti Antonio Castagneti e Giovanni
Canovi
, che hanno depositato interrogazioni ai rispettivi sindaci di Bibbiano e Quattro Castella.

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