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La sparata di Trump sui militari in Afghanistan
Il Sim Carabinieri: parole offensive e inaccettabili. Ignorati caduti, feriti e sacrifici in prima linea
Ora basta, Donald, attacca la spina prima di parlare

Militari italiani caduti in Afghanistan (da Il Messaggero)

25/1/2026 – Parole inaccettabili “che offendono la memoria di chi ha servito in uno dei teatri operativi più duri degli ultimi decenni e che ignorano, con leggerezza inammissibile, il prezzo pagato anche dall’Arma dei Carabinieri in termini di caduti, feriti, sacrifici personali e familiari”.

Sono durissimi i toni del Sim Carabinieri (Sindacato indipendente militari) nei confronti del presidente Trump che ha liquidato in modo sprezzante l’impegno e il sacrificio dei soldati dei Paesi Nato, Italia compresa, in Afghanistan.

Con una nota firmata da Roma dal Capo dipartimento comunicazione Antonio Pirisi, il Sim Carabinieri annuncia di aver inviato una nota di protesta all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

Carabinieri Italiani in Afghanistan

“Sappiamo bene che, con ogni probabilità, il Presidente Trump non leggerà mai questa nota – precisa il sindacato militare – Ma no abbiamo un dovere che viene prima di tutto: difendere l’onore dell’uniforme, tutelare la dignità di chi ha servito e ribadire che il sacrificio dei nostri colleghi non può essere minimizzato né riscritto”.

“L’alleanza non si misura con le parole, ma con i fatti – e i fatti parlano chiaro – si legge nel comunicato – Il SIM Carabinieri esprime ferma e profonda indignazione per le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che hanno gravemente sminuito il contributo dei Paesi alleati della NATO – e quindi dell’Italia – nelle operazioni in Afghanistan. Sono parole inaccettabili. Parole che offendono la memoria di chi ha servito in uno dei teatri operativi più duri degli ultimi decenni e che ignorano, con leggerezza inammissibile, il prezzo pagato anche dall’Arma dei Carabinieri in termini di caduti, feriti, sacrifici personali e familiari.

Ma c’è di più: quelle dichiarazioni non colpiscono soltanto la NATO e i Paesi alleati. Rischiano di ferire anche lo spirito di corpo dei soldati americani stessi, perché chi ha indossato l’uniforme sa bene una cosa semplice e antica: tra commilitoni il rispetto non è un dettaglio, è la base di tutto.

E in Afghanistan quel rispetto si è costruito sul campo, ogni giorno, fianco a fianco. Noi i nostri colleghi americani li abbiamo conosciuti davvero: nelle scorte, nei pattugliamenti, nella protezione della popolazione, nell’addestramento e nella ricostruzione della sicurezza locale. Non a parole. Nei fatti. E proprio per questo diciamo con chiarezza: i Carabinieri italiani non sono mai rimasti indietro.

Hanno operato in prima linea, assumendo responsabilità operative dirette, spesso in condizioni estreme e ad altissimo rischio. A chi oggi prova a riscrivere quella realtà, ricordiamo anche un punto che pesa come un macigno: non lo diciamo “solo noi”.

Lo ha riconosciuto pubblicamente anche un comandante americano, il Generale David Petraeus, quando affermò che: “Per me i Carabinieri sono per la formazione militare quello che Michael Jordan è per il basket.” Parole nette, parole di chi conosce il valore di un alleato quando lo vede lavorare.

I Carabinieri nell’evacuazione di Kabul, abbandonata dagli Usa

Per queste ragioni, il SIM Carabinieri ha formalmente inviato una nota di protesta all’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, per rappresentare con chiarezza l’indignazione dei Carabinieri italiani e dei nostri iscritti.

Sappiamo bene che, con ogni probabilità, il Presidente Trump non leggerà mai questa nota.

Ma noi, come sindacato, abbiamo un dovere che viene prima di tutto: difendere l’onore dell’uniforme, tutelare la dignità di chi ha servito e ribadire che il sacrificio dei nostri colleghi non può essere minimizzato né riscritto.

E lo diciamo con altrettanta chiarezza: questa presa di posizione non è contro il popolo americano e non è contro i nostri commilitoni delle Forze Armate statunitensi. Con loro abbiamo condiviso rischi, fatiche, responsabilità e – troppe volte – anche il dolore.

L’amicizia tra soldati non si cancella con una dichiarazione.

Il rispetto per chi ha servito e per chi non è tornato a casa non è un’opinione politica: è il fondamento di ogni alleanza e di ogni rapporto tra Stati che si definiscono amici. Il SIM Carabinieri non farà mai un passo indietro quando si tratta di tutelare la dignità, la storia e il sacrificio dei Carabinieri italiani. E continuerà a farlo nello stesso modo in cui i Carabinieri hanno sempre fatto il loro dovere: a testa alta, in silenzio quando serve, ma con la schiena dritta sempre“.

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Una risposta a 1

  1. L'Eretico Rispondi

    26/01/2026 alle 14:17

    Le dichiarazioni di Trump sono inaccettabili e irrispettose.
    In Italia, a destra come a sinistra, la maggioranza delle persone riconosce il valore e il sacrificio dei militari impegnati in Afghanistan.
    Quel valore non è oggetto di propaganda né di revisioni opportunistiche: è un fatto.

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