DI GIOVANNI TARQUINI
11/12/2025 – Din Don Dan “oggi è nato il buon Gesù”, anzi no, “oggi è festa ancor di più“. (*)
Ma cosa volete da noi, ma chi è questo Gesù? E soprattutto basta con queste sterili polemiche, dicono i giovani paladini del PD, lo Stato è laico. Punto.
“Zitto zitto pagami il riscatto. Zitto zitto sei su una R4“. Siamo, anzi eravamo, i P38 e cantiamo quello che ci pare.
Ma cosa volete da noi? È solo una operazione artistico-musicale provocatoria. Niente di più. E poi, chi era mai questo Aldo Moro da far rischiare censure e punizioni per i poetici sonetti canori di baldi giovanotti che vogliono vivere come gli pare?
Ma sì, cara maggioranza degli elettori, andiamo avanti così: Reggio Emilia si può fregiare ormai della medaglia d’oro quale epicentro della laicità e dei diritti.
Cosa altro dire?
Abbiamo denunciato diverse volte e a gran voce – spesso inascoltati – i rischi di questa deriva ideologica ammantata di falsi principi di democrazia.
Una dottrina e un costume sociale permeato di pericolose tendenze alla negazione delle nostre radici culturali, tanto più se di natura cristiana, e di ogni forma di rispetto delle istituzioni.
L’esaltazione del principio del “vale tutto” che, in verità, nasconde, in modo nemmeno troppo velato, l’obiettivo di spegnere e relegare nel silenzio e nell’oblio ogni forma di pensiero diverso da quello, ahimè, dominante nella nostra città.
E sulla scena di questo triste teatro si affacciano, per di più, tanti nuovi e giovani leoni, freschi prodotti di quella fucina educativa che ha cancellato il valore delle tradizioni e del cattolicesimo, per infondere una sorta di pensiero unico e dominante che annulla il senso del dovere e amplia l’indifferenza verso la storia del nostro paese, dell’Europa e, nella migliore delle ipotesi, verso chiunque provi a suonare la sveglia.


Noi continuiamo a denunciare questa deriva, senza urlare ma con determinazione, e continuiamo a sollecitare i cittadini affinché riflettano bene su cosa ci aspetta in un futuro assai prossimo se non si cambia, subito, la rotta.
(Avv. Giovanni Tarquini, Lista Civica per Reggio Emilia, Associazione Reggio Civica)
*Ndr: in una scuola primaria di Reggio Emilia le maestre hanno pensato bene di cancellare Gesù dal canto natlizio Din Don Dan, traduzione Italia di Jingle Bell, in nome del multiculturalismo e del laicismo, che naturalmente prevede l’oscuramento di ogni riferimento al racconto evangelico e alle nostre radici giudaico-cristiane.
L'Eretico
11/12/2025 alle 22:23
Laicità o smemoratezza selettiva?
Il problema non è la provocazione artistica. Né la libertà di espressione. Né tantomeno il diritto di cantare quello che si vuole, dove si vuole.
Il problema è l’asimmetria culturale che ormai governa ogni discussione pubblica.
Da un lato si rivendica lo Stato laico come clava per cancellare riferimenti cristiani anche nei contesti più innocui, come una canzone natalizia in una scuola primaria.
Dall’altro, si tollera e spesso si giustifica qualunque provocazione che colpisca simboli, storia e istituzioni, purché rientri nel perimetro ideologico “giusto”.
Qui non c’è neutralità. C’è una scelta precisa.
Lo Stato è laico, certo. Ma la laicità non è amnesia storica, né tantomeno ostilità verso le proprie radici culturali. La laicità serve a garantire libertà religiosa, non a rimuovere selettivamente una religione perché considerata ingombrante o politicamente scomoda.
Cancellare Gesù da un canto natalizio non rende la scuola più inclusiva. La rende solo più povera culturalmente.
E soprattutto manda un messaggio chiaro: alcune identità possono essere esibite, altre devono essere nascoste.
Quanto alla provocazione “artistico-musicale”, nessuno chiede censure preventive o roghi culturali. Ma fingere che certi simboli e certi riferimenti storici siano neutri o innocui è intellettualmente disonesto. Aldo Moro non è un personaggio astratto, le Brigate Rosse non sono folklore vintage, e la storia repubblicana italiana non è materiale da performance senza conseguenze.
Il punto vero è un altro, ed è più scomodo:
si sta affermando un principio del “vale tutto” che vale solo per alcuni, mentre ad altri è richiesto silenzio, autocontrollo e rinuncia.
Questa non è libertà. È conformismo travestito da progresso.
E sì, questa deriva è alimentata anche da un sistema educativo che, nel tentativo di non urtare nessuno, ha finito per non trasmettere più nulla: né tradizione, né senso delle istituzioni, né rispetto per la storia comune.
Non serve urlare. Serve dirlo chiaramente:
una comunità che rinnega le proprie radici non diventa più aperta.
Diventa solo più fragile, più confusa e più facilmente manipolabile.
Il rispetto vero non nasce dalla cancellazione di sé, ma dal riconoscimento reciproco.
E su questo, oggi, Reggio Emilia dovrebbe farsi qualche domanda in più e darsi molte risposte in meno prefabbricate.
Signori della Giunta, fate un cenno per dire che siete vivi.
Eretica
12/12/2025 alle 10:46
Ha ragione in pieno e sottocrivo il saggio ed equilibrato intervento.
RE non si è mai fatta queste domande se no non sarebbe mai arrivata a ciò.
Direi piuttosto che ci è voluta arrivare in pieno, ovviamente sempre dietro i soliti proclami finto moralisti oppure negando l’evidenza.
Ma quali vivi? Questi son nati morti..