13/11/2025 – L’azione congiunta di equipe di chirurghi e specialisti del Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, con l’impiego di nuove tecnologie in campo diagnostico e nel trattamento di patologie particolarmente complesse, ha salvato la vita a una signora di 72 anni che, colpita da una grave disfagia, non riusciva più ad alimentarsi e era talmente debilitata da rischiare la morte.
Grazie alla diagnosi raggiunta dall’equipe di Medicina Gastroenterologica diretta dalla dottoressa Marina Beltrami, all’intervento eseguito dall’equipe di Chirurgia Vascolare diretta dal dottor Nicola Tusini e all’utilizzo della Sala Ibrida del Core, la signora ha recuperato pienamente la capacità di nutrirsi senza ausili esterni.
Il fatto di non potersi alimentare più autonomamente aveva comportato per la paziente una severa compromissione generale con significativo calo ponderale e dimagrimento.
Per questo la signora si era rivolta ai professionisti della Medicina Gastroenterologica che avevano disposto vari accertamenti diagnostici tra cui una AngioTC e uno studio endoscopico.
Dalla AngioTC era emersa la presenza di una rara anomalia anatomica: l’arteria succlavia lusoria, che ha il compito di portare il sangue ossigenato all’arto superiore, si trovava in modo anomalo a decorrere tra esofago e colonna vertebrale determinando una compressione sull’esofago stesso.

Da sinistra il dottor Antonio Fontana, la dottoressa Marina Beltrami e il dottor Nicola Tusini
“Per sopperire all’impossibilità di alimentarsi da parte della paziente – spiega il dottor Antonio Fontana, tra gli esecutori dell’intervento chirurgico che ha risolto il caso – era stato inizialmente posizionato, grazie al servizio di Endoscopia Digestiva, un sondino gastrico transcutaneo (noto come PEG) per consentire l’alimentazione mediante nutrizione artificiale.
Dopo discussione collegiale e multidisciplinare tra i sanitari della Gastroenterologia, della Chirurgia Vascolare e della Radiologia si è deciso, per escludere il rifornimento dell’arteria anomala, di sottoporre la paziente a un delicato intervento di posizionamento di endoprotesi vascolare a livello dell’aorta toracica prossimale e il confezionamento di un bypass a livello del collo per garantire la vascolarizzazione dell’arto destro”.
La possibilità di utilizzare nuove tipologie di endoprotesi ramificate in uso nel nostro ospedale e l’opportunità di effettuare interventi nella sala ibrida del Core con l’utilizzo delle moderne tecnologie di assistenza computerizzata hanno permesso di risolvere la grave situazione della paziente con una minima invasività e un decorso post-operatorio rapido e privo di problematiche.
La settantenne, dopo un breve ricovero e una graduale ripresa dell’alimentazione spontanea ha intrapreso un percorso di svezzamento dall’alimentazione artificiale e ha potuto rimuovere la PEG tornando a una vita normale.
“Il caso ci rende orgogliosi delle nostre equipe mediche e chirurgiche – sottolinea il Direttore Generale dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia, Davide Fornaciari -. Questo è un esempio di come la multidisciplinarietà tra i vari professionisti, associata alle loro competenze e alle innumerevole tecnologie a disposizione per la diagnostica e il trattamento di patologie rare e complesse possa portare a risultati di rilievo attingendo dalle professionalità e dalle più innovative tecniche chirurgiche in utilizzo a Reggio Emilia”.