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Le lanterne cinesi di Natale/1
Azione: “Una polemica fuori luogo”
Preoccupiamoci piuttosto dello “sguardo” dell’assessora Mahmoud

DI CLAUDIO GUIDETTI*

16/11/2025 – Riteniamo sinceramente fuori misura la polemica della destra sulle 45 piccole lanterne rosse donate dalla Comunità cinese (per illuminare il viale della stazione in occasione del Natale, ndr). A meno che non si intenda evocare il celebre film del 1991, nel quale le lanterne indicavano il rango delle concubine dell’Imperatore, è evidente che qui si tratta semplicemente di luminarie, un gesto di amicizia e partecipazione alla vita cittadina.

Non rappresentano alcun tentativo di “decolonizzare” il nostro pensiero. 

Ben altre sono le questioni che destano preoccupazione quando si parla di identità e convivenza civile: le periodiche richieste di rimuovere i crocifissi dalle aule, di limitare il presepe nelle scuole, di “decolonizzare lo sguardo” degli insegnanti o, all’opposto, di tollerare atteggiamenti di negazione o trascuratezza dei diritti delle donne e infine l’utilizzo strumentale del Presepe come bandiera di una battaglia ideologica pregiudiziale spinta oltre il limite.

Sia che si sia credenti, sia che si sia laici, questi simboli e stili appartengono alla nostra storia culturale e alla tradizione di apertura e solidarietà dei reggiani. Nasconderli o negarli significherebbe indebolire ciò che siamo ed è sbagliato.

I tempi sono cambiati. Il mondo è cambiato. Una politica autorevole di governo deve avere la capacità ed essere nella condizione di interpretare i fenomeni sociali che si presentano e con anticipo e lungimiranza gestirli ed indirizzarli nella giusta direzione con equilibrio e responsabilità.

Ben vengano, dunque, luci che illuminano e non dividono. Buon senso.

*Imprenditore, segretario provinciale di Azione

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Una risposta a 1

  1. Fuochi fatui Rispondi

    16/11/2025 alle 12:23

    Meglio i fari!
    ..per aprire gli occhi foderati di prosciutto dei reggiani.

    Le lanterne sono belle ma producono una luce fioca, ovattata,
    probabilmente funzionale ad un ‘opacità’ mentale diffusa al limite
    della comprensione.

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